Le osservazioni fatte dal Nobel Joseph Stiglitz, secondo cui l’accordo di libero scambio tra Unione europea e Stati uniti è iniquo “sono fondate”. Anche Sergio Cofferati si schiera contro il Ttip (Transatlantic Trade and Investment Partnership) e dice che le trattative tra Bruxelles e Washington “devono essere fermate”. Per l’eurodeputato del Pd e già segretario generale della Cgil e sindaco di Bologna, è inevitabile che nelle contrattazioni l’Europa dovrà cedere fette dei diritti acquisiti in tema di Ambiente, Ogm e welfare. Il tutto attraverso “negoziati segreti che di per sé rappresentano già un grave vulnus democratico”.
Cosa non le piace di questo accordo?
“Intanto considero sbagliata l’idea del trattato perché un trattato tra diseguali, con strutture economiche e sociali diverse, è impossibile che produca uniformità. Si finirà per trovare punti di convergenza a danno del più piccolo e debole, in questo caso l’Europa. Le strutture che si vorrebbero ricondurre a una regola unitaria sono diversissime e per questo inevitabilmente nascerebbero le conseguenze negative che teme Stiglitz”
In quali ambiti vede i maggiori rischi?
“Pensiamo all’ambiente dove le normative, nonostante Kyoto, sono diverse da Paese a Paese. È evidente che farà premio la normativa più morbida e si abbasserà la soglia di guardia di chi era andato più avanti”
Lo stesso discorso si farebbe con gli Ogm?
“Tra chi autorizza gli Ogm come gli Stati Uniti e chi non li autorizza come l’Europa è ovvio che trovare un compromesso penalizzerebbe chi ha fatto una scelta, a mio avviso condivisibile, di non autorizzarne la coltivazione. Non parliamo poi dei diritti delle persone e delle comunità”
Lei è convinto quindi che nella contrattazione è l’Europa dovrà necessariamente cedere qualcosa e quindi abbassare i suoi livelli di diritti in tutti i campi?
“I diritti vengono sempre trascinati nella competitività tra Paesi. In questo caso da un lato c’è l’Europa che ha un sistema di protezioni sociali, di welfare e di diritti individuali e collettivi del lavoro ampiamente consolidati, dall’altra parte un Paese in cui welfare e diritti consolidati non ce ne sono. Trovare una mediazione vorrà dire che chi è socialmente più evoluto arretrerà”
Ma la contrattazione, se ben condotta, potrebbe portare anche vantaggi all’Ue. Per fare un esempio le aziende agroalimentari vedono nei negoziati un’opportunità per far riconoscere i marchi di origine del settore alimentare per prodotti che negli Usa sono oggetto di imitazione
“Se loro abbracciassero l’idea della tracciabilità e della denominazione di origine sì, sarebbe una cosa buona. Ma è evidente che per loro questo rappresenterebbe una fuoriuscita dal settore, non mi pare una ipotesi concreta”
Altro punto di forti critiche da entrambe le sponde dell’oceano è la segretezza con cui vengono portate avanti le trattative
“Questo è l’altro aspetto molto grave, siamo di fronte a un’esautorazione di competenze del Parlamento europeo. È una questione di democrazia. È possibile che un negoziato che riguarda milioni e milioni di persone, le loro condizioni materiali di vita, le loro prospettive future sia sottratto alla conoscenza anche dei rappresenta istituzionali dei cittadini? È una follia. Ci sono stati 6 incontri e nessuno sa quale sia stata la base e gli argomenti. Il negoziato è sottratto del tutto non dico al controllo, ma anche alla semplice verifica. È un vulnus democratico molto serio”
Insomma questo negoziato non s’ha da fare…
“Sì, io sarei per l’abolizione di questi negoziati le cui conclusioni sono già scritte in partenza”
La sua però è una posizione isolata o comunque minoritaria nel Partito Democratico
“A dire il vero non lo so, si parla così poco di questo accordo che davvero non sono in grado di dirlo, ma penso di sì. Bisognerà chiaramente stimolare un dibattito contestualmente sia nel Pd che nel Partito socialista europeo che fin qui ondeggia tra legittima e condivisibile richiesta di trasparenza e molta vaghezza sul merito. Sono convinto che più aumenterà la conoscenza del merito di questo trattato più aumenteranno le contrarietà”.




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Palestinians inspect the damaged and largely destroyed building after the Israeli army targeted it in Nasser neighborhood of Gaza City, Gaza on January 31, 2026. At least 29 Palestinians were killed at dawn on Saturday in a series of Israeli airstrikes targeting various areas across the Gaza Strip. Since ceasefire took effect in early October, Israeli actions have killed more than 524 Palestinians.
Palestinians inspect the damaged and largely destroyed building after the Israeli army targeted it in Nasser neighborhood, Gaza city, Gaza Strip, Palestinian Territory - 31 Jan 2026](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_IPA70789453-350x250.jpg)
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