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    Home » Cronaca » Xylella, l’Ue decide le misure da prendere contro il batterio killer

    Xylella, l’Ue decide le misure da prendere contro il batterio killer

    Lorenzo Consoli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LorenzoConsoli" target="_blank">@LorenzoConsoli</a> di Lorenzo Consoli @LorenzoConsoli
    27 Aprile 2015
    in Cronaca

    Bruxelles – Il Comitato fitosanitario permanente dell’Ue dovrà approvare, oggi a Bruxelles, una proposta di Decisione esecutiva della Commissione europea che potrebbe imporre l’espianto di migliaia di ulivi e molti altri alberi in ampie zone del Nord Salento, in Puglia. La decisione riguarda le misure che l’Italia dovrà attuare per tentare di contenere nella sola provincia di Lecce il contagio della Xylella Fastidiosa, il batterio accusato di provocare il fenomeno del disseccamento degli ulivi nella regione. La proposta di decisione prevede che le durissime misure di quarantena – con estirpazione di tutti gli ulivi “infetti” e di tutte le possibili “piante ospiti” di altre specie, anche se sane, in un raggio di 100 metri attorno all’albero infetto – debbano essere applicate sistematicamente almeno in una fascia larga 20 Km nella provincia di Lecce, lungo una linea che va dalla costa adriatica a quealla ionica, a ridosso dei limiti con le provincie di Taranto e Brindisi. Le stesse misure, secondo la bozza di decisione, dovrebbero applicarsi anche in una “zona cuscinetto” larga almeno 10 km nelle province di Brindisi e Taranto, e in qualunque eventuale focolaio “puntiforme” che dovesse essere scoperto ancora più a Nord, come finora è successo solo a Oria (Br).

    Preoccupato per questi eccessi di rigore, il governatore della Puglia, Nichi Vendola, ha scritto la settimana scorsa al Commissario europeo alla Salute e Sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis – e, per conoscenza al ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina e al rappresentante permanente dell’Italia presso l’Ue Stefano Sannino -, sottolineando “la persistenza di alcune criticità” nella bozza di decisione. “Si condanna alla desertificazione, all’abbandono ed alla depressione – denuncia nella sua lettera Vendola – un ampio territorio dove non solo si impedisce di piantare specie, tipo il mandorlo, che sia pur ospiti lo sono con frequenza ed effetti molto più ridotti dell’olivo, ma si impedisce addirittura l’impianto di specie (per es. albicocco, pesco, susino) per le quali non è stata mai intercettata una pianta infetta”. Più che a eradicare la Xylella, un’impresa ormai considerata impossibile da realizzare nel cuore della Penisola salentina (la provincia di Lecce è dichiarata interamente “zona infetta”), le misure sono volte a cercare di impedire il “passaggio a Nord Ovest” dell’infezione, attraverso il cordone sanitario con cui si cerca di fermare l’insetto vettore, la cicalina “sputacchina”. L’ignara cicalina si infetta quando estrae la linfa dagli alberi malati e poi infetta a sua volta gli alberi sani di cui va a succhiare la linfa.

    Nella bozza di decisione, sono previste ispezioni periodiche e interventi ripetuti con insetticidi e altre pratiche agricole appropriate per ridurre al massimo la presenza del vettore, in tutte la “zona infetta”, nella “zona cuscinetto” e in parte anche in una zona di profilassi (o di sorveglianza) che si allarga per 30 Km a Nord Ovest a partire dal limite della zona cuscinetto. Facendo letteralmente “terra bruciata”, e uso di insetticidi su larga scala, si spera di eliminare la sputacchina, che si muove nell’erba e sulle piante e ha un raggio d’azione limitato a poche centinaia di metri. L’insetto, tuttavia, è noto per la sua capacità andare ben più lontano muovendosi come “autostoppista”: nascondendosi, cioè, su auto e mezzi agricoli. La prescrizione di espiantare tutte le possibili piante ospiti del batterio e della cicalina nel raggio di 100 metri da ogni albero infetto appare eccessiva anche ai ricercatori di Bari che hanno fatto partire l’allarme sulla Xylella e che hanno fornito l’unica base scientifica (controversa e incompleta secondo gli ambientalisti e altri ricercatori) che sia stata finora accettata dalla Regione Puglia, dal governo e dall’Ue per decidere le misure da applicare.

    Altre misure che appaiono non giustificate, alla luce delle ricerche effettuate finora, e contro cui ha protestato Vendola, sono il blocco previsto dell’esportazione di tutte le produzioni vivaistiche provenienti dalla “zona infetta” riguardanti la vite, su cui non è mai stata riscontrata la presenza della Xylella del ceppo salentino, e il divieto d’impianto di tutte le altre specie identificate come possibili ospiti del batterio, anche quando non ci sono conferme che lo siano davvero (soprattutto Querce, ma anche Portulaca, Sorgo, Malva). Al Comitato firosanitario permanente, presieduto dalla Commissione europea, partecipano gli esperti ministeriali di ciascuno Stato membro, che votano le proposte dell’Esecutivo comunitario con lo stesso sistema di voto ponderato (grossomodo proporzionale al peso della popolazione in ciascun paese) che è usato nel Consiglio Ue.

    Ma in questo caso, la procedura di decisione è diversa e rende quasi impossibile fermare la Commissione: per bocciare le misure proposte non basta che non siano approvate dalla maggioranza, devono essere respinte dalla maggioranza qualificata dei rappresentanti dei governi. Insomma: o il governo riesce oggi a convincere con buoni argomenti la Commissione a cambiare e “ammorbidire” le sue posizioni, oppure sarà costretto suo malgrado ad applicare misure di vera e propria desertificazione in molte zone del Nord Salento. Misure che, oltre al rischio di essere non necessarie se non del tutto inutili, comportano la certezza di danni irreparabili alla Puglia, alla sua agricoltura, alla sua economia, al suo ecosistema e al suo paesaggio.

    di Lorenzo Conosoli per AskaNews

    Tags: Nichi VendolaPugliasalentoulivixylella

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