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    Home » Editoriali » Obiezione e diserzione

    Obiezione e diserzione

    Diego Marani di Diego Marani
    17 Dicembre 2012
    in Editoriali

    Una riflessione di Marani sul messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace
    E’ giusto parlare di “obiezione di cosicenza” per i medici che si rifiutano di praticare l’aborto?

    Le ultime affermazioni di Benedetto XVI sul matrimonio omosessuale lasciano a dir poco perplessi, soprattutto per l’inedita commistione di fede e ragione cui il Pontefice si lascia andare. Joseph Razinger sostiene addirittura che le unioni omosessuali sono una minaccia per la pace e afferma che “la struttura naturale del matrimonio e il suo insostituibile ruolo sociale non sono verità di fede né sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa” ma sono “principi inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità”. Un ragionamento che non fa una piega. Ma che vale allo stesso modo per le unioni omosessuali. Non è forse un principio inscritto nella natura umana stessa quello che spinge i tanti omosessuali a condividere la loro vita con chi amano, ad esprimere liberamente i loro affetti e a essere tutelati giuridicamente da un legame socialmente riconosciuto?

    Ma le parole di Benedetto XVI diventano allarmanti quando il Papa dice che: “è un’importante cooperazione alla pace che gli ordinamenti giuridici e l’amministrazione della giustizia riconoscano il diritto all’uso del principio dell’obiezione di coscienza nei confronti di leggi e misure governative che attentano contro la dignità umana, come l’aborto e l’eutanasia”. Non si capisce in che cosa il diritto a una morte senza sofferenza, il diritto all’aborto e i matrimoni omosessuali possano essere una minaccia alla pace. C’è molta violenza in queste affermazioni. Esse sembrano conferire al cristiano “chi è con me è contro di me” una eco di guerra cui non eravamo abituati. Ma è perché tendiamo a dimenticare che la religione ha bisogno di guerra. Da sempre gli uomini si lanciano in battaglia nel nome di un Dio. Non c’è campo di battaglia in Europa che non abbia ricevuto la benedizione di un prete. La guerra è la logica conseguenza del sacro anelito al superamento di questo mondo per il raggiungimento di una presunta perfezione ultraterrena. Giovanni Filoramo nel suo saggio “Che cos’è la religione” (Einaudi) illustra molto bene questi poco praticati percorsi di riflessione teologica e ci ricorda fra l’altro che il fondamentalismo è un’invenzione cristiana.

    Ha scritto Pascal: “La guerra più crudele che Dio possa fare agli uomini in questa vita è di lasciarli senza la guerra che egli è venuto a portare”. Queste parole spiegano bene come intenda il Pontefice pace e guerra. Benedetto XVI dimostra poi di avere un concetto tutto suo dell’obiezione di coscienza e di che cosa essa comporti in una società democratica. Fino alla fine del servizio militare obbligatorio nel 2005, l’obiezione di coscienza era regolata in Italia dalla legge 772 che prevedeva il servizio civile per chi non volesse servire sotto le armi. Dichiararsi obiettore di coscienza non era quindi sottrarsi al proprio dovere, anzi era un atto di responsabilità, se non altro perché comportava un impegno ancora maggiore del servizio militare. Innanzitutto perché il servizio civile durava quasi il doppio e poi perché l’obiettore veniva impiegato in opere di assistenza sociale molto più gravose di qualche marcia in caserma.

    L’obiettore con il suo atto sollecitava l’intera società a pensare diversamente l’obbligo di leva, dimostrando che c’erano altri modi, ugualmente legittimi, di servire il proprio paese. I medici antiabortisti invece si sottraggono al loro lavoro grazie alle scappatoie offerte dalla legge 194 ma senza farsi carico di nessun servizio alternativo. Forse perché si rendono conto che non hanno niente da insegnarci, non riservano il tempo sottratto agli aborti che tanto li rivoltano per andare ad esempio a prestare assistenza ai malati terminali, agli anziani, alle ragazze madri, ai profughi. Ma ovviamente non obiettano al loro stipendio, che viene loro versato integralmente. Mi chiedo dove sia la moralità di questo comportamento in uomini che dicono di rifarsi alla loro coscienza. Per cominciare a fare un po’ di chiarezza, si dovrebbe almeno chiamarli con il loro nome: non obiettori ma disertori.

    Diego Marani

    Tags: benedetto XVImaraniobiettori e disertori

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