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    Home » Non categorizzato » Reding, l’Arsenal e il futuro dell’Europa

    Reding, l’Arsenal e il futuro dell’Europa

    Virginia Mucchi di Virginia Mucchi
    10 Marzo 2013
    in Non categorizzato

    Debate EuropeL’altra sera a cena, parlando con mio marito, ad un certo punto ho detto una frase tipo: ‘Io penso che si potrebbe dire che Viviane Reding è una star!’ Ci mancava poco che si strozzasse. Poi mi ha guardato e ha detto: ‘Non ci sono star nella Commissione, Virginia, non è nella natura del loro lavoro ….’

    Vorrei cercare almeno di spiegare perché ho detto quello che ho detto, a me stessa principalmente … Viviane Reding una star? Ma cosa avevo bevuto?

    In verità, avevo appena visto un video di 7 minuti su uno dei dibattiti sul futuro dell’Europa, che si è svolto a Dublino a metà gennaio. Con questo dibattito l’ Unione Europea ha ufficialmente aperto l’Anno Europeo del Cittadino.

    Ecco il video:

    Nel video, si vedono spezzoni dei discorsi del Primo Ministro irlandese e del presidente della Commissione Barroso – che si dileguano subito dopo (almeno così suppongo, visto che scompaiono nella seconda parte del dibattito) – e poi arriva lei, il commissario Reding, praticamente sola sul palco – anche se a un certo punto la vedi con una parlamentare europea, in quello che si puo descrivere come un’esplosione di rosso, e poi con il ministro irlandese per gli Affari Europei. Cammina avanti e indietro come se fosse una stand up comedian (non altrettanto buffa, ma non è questo il punto). L’Anno Europeo del Cittadino le sta particolrmente a cuore e si vede. Parla con emozione, raccontando la sua esperienza personale di lussemburghese schiacciata dai due enormi vicini e di donna che lotta per la parità tra uomini e donne. Non fraintendete, non una performance da Oscar ma comunque un serio tentativo di coinvolgere il pubblico.

    Mi dicono che Reding è amata da alcuni (in particolare nel Parlamento europeo) e odiata da quelli che la trovano un’arci-federalista, desiderosa di parlare di argomenti ‘popolari’ – a volte populisti – solo per aumentare la propria visibilità per poi cercare fama altrove. E se anche fosse? E non potrebbe essere che creda davvero in quello che dice? E perché voler essere popolari è un tabù in questa città? Già li sento: ‘Dio mio, la gente effettivamente capisce qualcosa di quello che diciamo e sembra tenerci alle cose di cui ci occupiamo, ci deve essere un errore da qualche parte!’

    La questione però non è affatto facile: infatti col progredire della mia conversazione serale, è emerso una sorta di dilemma.

    CASO A: Se l’Unione europea decide di toccare temi cosiddetti ‘popolari’ come le quote rosa o i bonus ai banchieri, ecco che arriva un’ondata di critiche da parte degli euroscettici che pensano che Bruxelles dovrebbe fare di meno, non di più , e che queste questioni dovrebbero essere trattate a livello nazionale. Dicono, e a volte hanno ragione, che solo perché qualcosa è considerata desiderabile (per esempio, le quote rosa) non dovrebbe automaticamente essere trattata dalla UE

    CASO B (in piena contraddizione con il caso A, e quindi il dilemma!): In una situazione come quella in cui ci troviamo adesso, dove l’Unione europea è impopolare e si sente incompresa e dove l’ignoranza si sta rapidamente trasformando in diffidenza, antipatia o anche in odio, forse non sarebbe poi una cattiva idea se la UE decidesse di occuparsi di temi ‘popolari’ anche se nessun trattato stabilisce che debbano essere risolti a livello europeo, ma nemmeno lo vieta.

    Giusto come promemoria, ecco i tre principali significati del termine ‘popolare’:

    1. guardato con grande favore, di approvazione o affetto particolare da parte del pubblico

    2. esercitata da o per le persone (o cittadini) in generale

    3. fatto per il beneficio del ‘popolo’

    (Lo so che in italiano vi sono anche altri significati ma questi funzionano più o meno in tutte le lingue.)

    Affrontare anche temi che non sono strettamente all’ordine del giorno potrebbe avvicinare l’Europa ai suoi cittadini e dovrebbe quindi far parte di ciò che l’Unione fa, visto che sembra così preoccupata di perdere il sostegno popolare. Quindi, oltre ai temi a cui ho accennato prima, perché non viene istituito ad esempio, un equivalente europeo degli Oscar – molti film europei sono finanziati anche dall’Unione Europea- , con un premio, chessò, per il miglior film non europeo (per premiare un film indiano e lasciare gli americani di stucco)? E che ne direste…..pausa ad effetto – di una vera squadra europea di calcio? Non che sostituisca quelle nazionali (sennò sì che l’UE sarebbe in guai serissimi!). Però, ora che ci penso, la squadra dell’Arsenal, non è forse per lo più composta da giocatori non inglesi? Vi immaginate la reazione se uno dicesse: ‘Siamo spiacenti tifosi dell’Arsenal, ma da ora in poi la vostra squadra rappresenterà….l’Europa!’ Scherzo, ovviamente. Sto solo cercando di aprire il dibattito, come vuole Vivianne Reding, giusto?

    Nel caso in cui foste interessati a maggiori dettagli, non sul squadra di calcio europea, ma sul dibattito sul futuro dell’Europa, ecco un video ben fatto (diciamo che ho qualche dubbio sulla tempistica di tutta l’iniziativa e anche sulla voce in questo video, ma vabbè..):

    Così, come spesso accade, l’Unione Europea viene attaccata da tutti i fronti e, come dicono gli inglesi, è ‘damned if you do and damned if you don’t’. È meglio essere criticati per essere impopolari o essere criticati per essere popolari? Scelta difficile. Forse Theodore Roosevelt ci può aiutare a scegliere: ‘È duro fallire, ma è ancora peggio non aver cercato di avere successo’.

    Virginia Mucchi

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