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    Home » Economia » L’Unione vuol aprire le porte agli studenti stranieri

    L’Unione vuol aprire le porte agli studenti stranieri

    Duecentomila universitari e ricercatori scelgono l’Europa come meta di arricchimento professionale. Ma l'Ue lamenta di non riuscire ad attrarre abbastanza risorse da impiegare nel lavoro specializzato

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    26 Marzo 2013
    in Economia
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    200mila universitari e ricercatori scelgono l’Europa come meta di arricchimento professionale
    Ma l’Ue non riesce ad attrarre abbastanza risorse da impiegare nel lavoro specializzato

    University-students-007Duecentomila studenti e ricercatori scelgono l’Europa come meta di arricchimento professionale, ma il Vecchio Continente potrebbe attirare un maggior numero di giovani, se gli ostacoli per ottenere un visto per motivi di studio e un permesso di soggiorno non fosse ancora estremamente difficile .

    Dunque la Commissione ha proposto di snellire la burocrazia europea e cercare di attrarre maggiormente i giovani studenti extra-europei. In particolare si renderà più semplice il soggiorno all’interno dell’Unione per periodi superiori a tre mesi. Una nuova normativa stabilirà i limiti di tempo entro cui le autorità nazionali dovranno accogliere o respingere le domande di soggiorno e darà più opportunità di accesso al mercato del lavoro nel periodo di permanenza. La circolazione all’interno dell’UE sarà facilitata.

    Due studenti e ricercatori presso l’ULB di Bruxelles, rispettivamente dalla Tunisia e dal Benin, hanno aperto la conferenza stampa di presentazione del progetto in Commissione dicendo che incontrano ogni giorno tantissime difficoltà burocratiche e si chiedono se alla fine del loro progetto di ricerca o di studio potranno cercare lavoro in Europa o dovranno tornare nei loro Paesi. Se è ancora difficile trasferirsi per motivi di studio e ricerca da uno stato membro all’altro, figuriamoci da un altro continente all’Europa. A Bruxelles persino chi proviene da un Paese dell’Unione impiega mesi per registrarsi al comune, se non addirittura un anno.

    “Trasferirsi nell’UE per motivi di studio o di ricerca è molto più complicato del necessario. Dobbiamo rimuovere questi ostacoli per far sì che l’UE sia più aperta ad accogliere talenti. Questa mobilità, attraverso la circolazione di competenze e idee, rappresenterà un vantaggio per l’UE e per la sua economia”, ha dichiarato Cecilia Malmström, Commissaria europea per gli Affari interni. “Paesi come la Cina , l’India e il Brasile sono le destinazioni dove professionisti come ingegneri, dottori, infermieri cercano le opportunità per un futuro lavorativo e di ricerca. L’Europa deve attrarre le risorse di cui ha bisogno”, ha proseguito Malmström.

    Nel 2011, i paesi che hanno ricevuto il numero più elevato di studenti sono stati la Francia (64.794), la Spagna (35.037), l’Italia (30.260), la Germania (27.568) e i Paesi Bassi (10.701).Mentre 7.000 cittadini provenienti da paesi terzi hanno scelto, per motivi di ricerca, soprattutto la Francia (2.075), i Paesi Bassi (1.616), la Svezia (817), la Finlandia (510) e la Spagna (447).

    L’Europa lamenta però di non riuscire ad attrarre abbastanza risorse da impiegare nel lavoro specializzato a differenza di altri Continenti. Per incoraggiare la crescita economica, l’innovazione e la creazione di nuovi posti di lavoro è indispensabile investire su gli scambi scolastici e aumentare il numero di studenti internazionali. Tra le novità si prevedono: facilitazioni nella mobilità all’interno dell’Unione Europea ai ricercatori e ai loro familiari, gli studenti potranno lavorare 20 ore a settimana per mantenersi e contribuire all’economia del Paese ospitante e potranno rimanere 12 mesi dopo la fine degli studi o del periodo di ricerca per aver il tempo necessario a cercare lavoro.

    Irene Giuntella

    Tags: bruxellesricercatoristudentistudiare in EuropaUlb

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