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    Home » Non categorizzato » Onde Road

    Onde Road

    Francesco Cardarelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@Ceskoz_" target="_blank">@Ceskoz_</a> di Francesco Cardarelli @Ceskoz_
    11 Aprile 2014
    in Non categorizzato

    colonna sonora: Underworld – Rez

    430 Km: quasi 5 ore incluse soste, rallentamenti e deviazioni, sulla Punto aziendale finché resiste, alla volta di Bruxelles, pensando a cosa scrivere su Fuori Tema.

    Cinque ore da solo in macchina passano molto più lente di cinque ore a ballare con gli amici, anche se la musica che esce dalle casse (sfondate) è la stessa. La campagna alsaziana battuta dal sole fa venir voglia di fermarsi e fare una corsa a piedi scalzi sul prato, dimenticando tutto il resto, solo che mentre sto fantasticando arriva questo francesino in Peugeut che fa i fari e mi supera e allora concentro tutto il rancore accumulato con la vita consumista neoliberista e mi getto all’inseguimento, rimandando la fuga bucolica ad interim.

    Sempre stato una pippa in latino.

    Tra Francia e Italia c’è uno strano rapporto dovuto a fattori storici, culturali e sportivi. Li chiamiamo cugini ma ci hanno invaso svariate volte e si sono pure fregati la Gioconda, la Bellucci e la Bruni. Noi ci siamo rifatti in bici e a calcio, ma quello che davvero ci rende un popolo migliore è l’utilizzo del bidet, che loro hanno inventato ma ritenuto superfluo. Poi vabbè si, ai tempi d’oro hanno fatto la Rivoluzione, c’è stato qualche bravo pittore o scrittore, i Daft Punk e gli Air… ma insomma questo discorso non porta a niente perché culturalmente siamo due grandi paesi: vicini, diversi ma molto simili, anche se i nostri formaggi non puzzano di piede morto. Dunque la gara Peugeut vs. FIAT, che tra l’altro non so se si possa considerare ancora italiana, la faccio finire in modo folkloristico, superando i 130 che tanto in Italia le multe non arrivano (e semmai paga il capo) e pure l’argomento Francia/Italia mi pare fuori luogo, più che Fuori Tema.

    Che poi sono stato in Francia per motivi nazionali, anzi nazionalpopolari, a seguire una strampalata conferenza al Consiglio d’Europa di Strasburgo che invocava l’illegalità del respingimento del ricorso di Silvio Berlusconi avvenuto per mano di un segretario e non di un giudice (anche se ciò è previsto dal regolamento della Corte Europea per i diritti dell’uomo) e non lede solo i diritti dell’ex cavaliere ma quelli delle milioni di persone che vorrebbero votarlo. Che però ora potranno farsi pulire il culo da lui, vuoi mettere?

    E sono qui che guardo l’asfalto correre, ascolto la techno gracchiare (maledette casse sfondate) e mangio il panino col salame preso stamattina al buffet dell’hotel, altra cosa molto italiana. Penso che potrei scrivere di Berlusconi ma ne ho veramente le “pochettes” piene, quindi vado oltre.

    E passo davanti alla fabbrica di nuvole.

    È bellissima: si intravede in lontananza immersa nella distesa verde, dietro un leggero declivio, con i comignoli che sbuffano nel cielo diffondendo queste soffici e candide nuvolette. La prima volta che l’ho vista e ho chiesto cosa fosse sono rimasto malissimo alla risposta: “Una centrale nucleare”.

    Eh si che in Francia hanno pure il nucleare, l’energia che gli scienziati insistono ad assicurarci essere pulita al 100%, d’altronde una centrale emette solo vapore acqueo. Il problema delle scorie radioattive che vengono “eliminate” con la mossa all’inglese della polvere sotto al tappeto o degli incidenti che causano danni irreparabili alle persone e al pianeta (sembra che l’acqua contaminata di Fukushima sarà buttata in mare perché non sanno cosa altro farci) o di Chernobyl che continua a partorire bambini deformi, sono argomenti futili.

    Come se uno ti presenta la sua fidanzata, una bellissima trans, tu gli chiedi “ma ha il pisello?” e lui ti risponde “hai visto che tette?”.

    Allora penso che potrei scrivere dell’assurdità di un progresso che non trova alternative al petrolio e all’elettricità ma ogni anno sforna uno smarfon nuovo con decine di inutili miglioramenti, che non cambiano né il nostro benessere né il fatto che stiamo distruggendo il pianeta e siamo tutti parte del problema, ma nessuno avrebbe voglia di leggerlo.

    Intanto la Francia è finita e attraverso i pochi chilometri del Lussemburgo, fermandomi a fare benzina visto che costa meno.

    Da lì il Belgio è vicino e mi preparo al piattume delle ultime due ore di viaggio. Invece per un incidente ci fanno uscire prima di Dinant (la cittadina in cui il signor Sax inventò il sax, hai capito ‘sti belgi?) e mi ritrovo in mezzo a boschi e fattorie, tra mucche e cavalli che corrono al sole, su salite e discese che non sapevo esistessero in questo paese. Non posso far altro che rallentare, tirare giù il finestrino e godermi l’aria fresca, il sole caldo e la tranquilla lentezza della provincia, dove l’uomo e la terra ancora si rispettano.

    E sono sicuro che quando arriverò a casa mi verrà in mente qualcosa per Fuori Tema, ora non voglio pensare a niente.

    Buon uichènd a chi cerca di diventare una persona migliore, ma poi vince alla lotteria e si compra una tribù africana per far divertire il barboncino.

    Francesco Cardarelli

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