Sostieni
il giornalismo di qualità
ABBONATI ORA
HOT TOPICS  / Certificato Covid Recovery plan Elezioni Germania 2021 Coronavirus Brexit SmartEvent
Il gruppo dei 5 Stelle escluso da tutte le cariche del Parlamento Ue:

Il gruppo dei 5 Stelle escluso da tutte le cariche del Parlamento Ue: "Omicidio della democrazia"

Una giornata di votazioni, candidature su candidature presentate, nessuna carica ottenuta. È un blocco totale quello che gli altri gruppi politici stanno mettendo in atto contro gli euroscettici del gruppo Efdd e contro i deputati del Movimento 5 Stelle che ne fanno parte. Oggi si sono tenute le riunioni costitutive delle venti commissioni del nuovo Parlamento europeo e per ognuna sono stati eletti un presidente e tre o quattro vicepresidenti: tra questi non c’è nemmeno un grillino. Tutte le candidature del Movimento 5 Stelle sono state bocciate dalla coalizione formata da Ppe, S&D e Alde che ha creato una sorta di “cordone sanitario” per impedire a chi appartiene al gruppo euroscettico di ricoprire qualsiasi tipo di carica all’interno del nuovo Parlamento. Fino ad ora con successo: M5S non ha avuto una delle quattordici vicepresidenze del Parlamento, né alcuna presidenza o vicepresidenza di commissione, proprio come sarebbe accaduto se i grillini fossero finiti nel calderone dei Non iscritti anziché optare per l’alleanza con gli indipendentisti britannici guidati da Nigel Farage.

Eppure, secondo la divisione concordata tra i diversi gruppi politici fatta seguendo il metodo d’Hont, gli esponenti di Efdd avrebbero avuto diritto a diversi ruoli: la presidenza della commissione Petizioni e sette vicepresidenze. Ruoli che gli euroscettici si sono giocati quando l’Ukip ha voltato le spalle all’inno europeo nel corso dell’apertura della prima sessione plenaria, dicono Ppe, S&D e Alde. Forse solo un pretesto, oggi tornato utilissimo, per rendere la vita difficile a chi, come Farage, ha promesso di “distruggere il Parlamento europeo dall’interno”. Così ad ogni votazione in cui compariva un esponente Efdd è stato presentato un candidato alternativo, sempre eletto facilmente, visto che la composizione delle commissioni rispecchia quella dell’Aula.

È quanto accaduto per la commissione Petizioni, la cui presidenza sarebbe dovuta andare alla grillina Eleonora Evi. A sbarrarle la strada la candidatura dell’esponente dell’Alde, Cecilia Wikstrom, che ha conquistato la poltrona senza sforzo (23 voti per lei, contro gli 8 di Evi). Ma la candidata a Cinque stelle non è rimasta a guardare e ha preso la parola contro quanto avvenuto più o meno in contemporanea in diverse commissioni: “Esprimo sdegno contro un’azione antidemocratica e immorale che alimenta un sistema oligarchico che porta all’appiattimento contro ogni spinta di rinnovamento”, ha denunciato, chiedendo: “Perché siamo stati messi in castigo? Quali sono le ragioni?”. Persa la presidenza il gruppo ha cominciato a presentare Evi a ripetizione anche per tutte e quattro le vicepresidenze, ma senza ottenere nulla.

Lo stesso è accaduto, non senza proteste, anche nelle altre riunioni costitutive: nulla da fare per Giulia Moi (e poi Marco Zullo) alla commissione Agricoltura, Dario Tamburrano a Industria e Marco Affronte alla commissione Pesca. Lo sbarramento è scattato anche nei confronti degli altri esponenti del gruppo Efdd, come il lituano Valentinas Mazuronis, candidato alla vicepresidenza della commissione Ambiente, che pure vanta nel curriculum un incarico da ministro dell’Ambiente della Lituania, anche durante la presidenza di turno dell’Unione europea.

Si è consumato “l’omicidio della democrazia. Il cordone sanitario messo in atto dalle larghe intese continentali ha ucciso ogni prassi istituzionale”, hanno poi lamentato in una nota i parlamentari del Movimento Cinque Stelle, mentre il capogruppo grillino, Ignazio Corrao è arrivato a definire un “autoritario e un nazista” chi “esclude dalle istituzioni persone elette”. Per Corrao popolari, socialisti e liberali “vanno rispediti alla scuola elementare, a studiare la differenza tra democrazia e oligarchia”.

La scelta di escludere sistematicamente qualsiasi rappresentante di Efdd è piaciuta poco anche a Verdi ed Ecr che in aula l’hanno criticata apertamente. “Non ci sono argomenti validi per escludere gruppi politici dalla presidenza, non è equo ed è dannoso per la nostra credibilità”, ha protestato la Verde Margrete Auken, secondo cui è stata intrapresa “una strada pericolosa per la reputazione della democrazia e del Parlamento”. Critici anche i conservatori che hanno chiesto che venisse messa a verbale la loro contrarietà al metodo messo in atto da popolari, socialisti e liberali.