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    Home » Non categorizzato » I progetti del Pentagono per l’Europa (e per l’Italia)

    I progetti del Pentagono per l’Europa (e per l’Italia)

    Gli Usa rivedono la loro presenza in Europa: meno basi, più uomini e riorientamento verso sud e verso est, con un occhio al Medio Oriente e uno alla Russia.

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    14 Gennaio 2015
    in Non categorizzato

    Il Pentagono sta completamente riorganizzando la sua presenza militare nel continente europeo. Nonostante la crisi ucraina e le tensioni con la Russia, gli Stati Uniti intendono chiudere 15 basi militari risalenti al periodo della Guerra Fredda, secondo un documento diffuso di recente dal Dipartimento della Difesa statunitense. Attualmente gli Usa possiedono ancora centinaia di installazioni militari nel continente, dislocate soprattutto in Germania, in Italia e nel Regno Unito. Il piano, che diventerà operativo dai prossimi mesi e che riguarderà anche l’Italia, prevede la chiusura della base aerea di Mildenhall nel Regno Unito; di sette basi – Mainz Kastel, Ansbach, Weilimdorf, Baumholder, Wiesbaden, Pirmasens e Illesheim/Sembach – in Germania; di una base in Olanda; e di varie strutture appartenenti alla base di Lajes, in Portogallo. In Italia – che possiede una dozzina di siti militari statunitensi strategici (Aviano, Pisa/Livorno, Vicenza, Sigonella e Napoli) e numerose altre installazioni minori – verranno gradualmente chiusi alcuni depositi presenti tra Pisa e Livorno, così come la base di Camp Darby. Nonostante la riduzione delle basi, il numero totale di truppe stazionate in Europa – all’incirca 67,000 – rimarrà più o meno invariato. Quello che cambierà sarà la distribuzione delle forze statunitensi nel continente: il piano prevede infatti lo spostamento di varie centinaia di soldati dal Portogallo verso la Gran Bretagna (dove a partire dal 2020 è previsto l’arrivo dei primi due squadroni di F-35) e l’Italia, che vedrà arrivare 200 militari statunitensi in più rispetto a quelli presenti attualmente.

    SReuropeanbasingmap1750px

    È evidente che la riorganizzazione in corso riflette i mutamenti in atto sullo scacchiere europeo ed internazionale, con gli Usa che guardano sempre più a sud (il Nord Africa e il Medio Oriente) – da qualche anno la base di Sigonella, in Sicilia, ospita una delle più grandi flotte di droni statunitensi al mondo, da cui vengono coordinate tutte le operazioni “senza pilota” nel Mediterraneo – e ad est (la Russia), dove è previsto un rafforzamento della presenza militare in Ucraina, Georgia e Moldova. La ristrutturazione costerà 1.4 miliardi di dollari ma permetterà agli Usa di risparmiare circa 500 milioni l’anno. Nel frattempo è prevista una riduzione del cosiddetto “bilancio di guerra” – noto come “Overseas Contingency Operations budget” – da 64 a 51 miliardi di dollari, anche se il bilancio totale della Difesa Usa rimarrà invariato intorno ai 600 miliardi di dollari, più di quello di Cina, Russia, India, Arabia Saudita, Francia, Regno Unito, Germania, Giappone ed India messi insieme. Insomma, gli Usa non sembrano per nulla intenzionati a rinunciare alla loro supremazia in ambito militare.

    Per quello che riguarda l’Europa, è chiaro che molto dipenderà dall’evoluzione dei rapporti tra Occidente e Russia. Nel documento del Pentagono il riferimento a eventuali minacce all’alleanza atlantica che potrebbero arrivare dalla Russia – anche se il paese non viene mai menzionato – è ampiamente sottolineato laddove si legge che grazie al nuovo dispiegamento gli Stati Uniti potranno “supportare meglio i loro alleati”.

    È proprio per cercare di scongiurare un ulteriore deterioramento nei rapporti tra Europa e Russia che il presidente francese François Hollande ha convocato per il 15 gennaio ad Astana, in Kazakistan, un incontro tra i leader di Francia, Germania, Russia ed Ucraina. Solo qualche giorno fa Hollande ha ribadito con forza che le sanzioni nei confronti della Russia – particolarmente dannose per gli interessi economici francesi – “devono essere revocate”. Toni simili anche da parte della Germania che nei giorni scorsi, per bocca del vicecancelliere e ministro dell’Economia tedesco, Sigmar Gabriel, ha escluso la possibilità di un ulteriore inasprimento delle sanzioni, possibilità a cui invece sembrano pensare gli Stati Uniti. La Merkel, da parte sua, non ha ancora confermato la sua presenza all’incontro. Viene da chiedersi, allora, perché Hollande non abbia invitato al vertice anche il premier italiano. Considerato che l’Italia è uno dei paesi più danneggiati dalle sanzioni, il presidente francese potrebbe trovare in Renzi un importante alleato.

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