I politici europei non sono ben accetti in Russia, specialmente se lo scopo del loro viaggio è partecipare al funerale di Boris Nemtsov, leader dell’opposizione russa anti-Putin ucciso in un agguato la scorsa settimana. Sia il presidente del senato polacco, Bogdan Borusewicz, sia l’eurodeputata lettone del Ppe, Sandra Kalniete hanno denunciato di essersi visti negare la possibilità di rimanere in Russia per prendere parte alle esequie.
“Dopo due ore di attesa sono stata informata del fatto che il diritto di ingresso in Russia mi era stato rifiutato sulla base dell’articolo 27, comma uno della relativa legge: ho chiesto che cosa ciò significasse, ma nessuno è stato in grado di spiegarmelo”, ha dichiarato l’europarlamentare, intervistata telefonicamente dall’Agence France Presse. Dopo essere stata costretta a trascorrere la notte in aeroporto Kalnete è stata obbligata a fare rientro in patria. Stessa sorte per Brusewicz che ha raccontato: “Avrei voluto rendere omaggio a Boris Nemtsov e a tutti i russi che la pensano come la pensava lui. Ma ho saputo che le autorità russe non mi lasceranno assistere alle sue esequie a Mosca”. Secondo il direttore dell’Istituto polacco di Affari internazionali, Marcin Zaborowski, il visto russo è stato negato all’intera delegazione che doveva accompagnare Borusewicz.
La decisione delle autorità russe non è passata inosservata a Bruxelles, dove le istituzioni condannano unanimemente il comportamento. Si tratta di una “violazione delle libertà più fondamentali”, ha commentato Maja Kocijančič, portavoce dell’Alto rappresentante per la politica estera Ue, Federica Mogherini. La giustificazione fornita, e cioè che l’eurodeputata respinta “rappresenterebbe una minaccia alla sicurezza dello Stato e all’ordine pubblico della Federazione Russa, non è certo una spiegazione credibile ai nostri occhi”, chiarisce la portavoce secondo cui l’accaduto non è giustificabile soprattutto “nello spirito degli accordi di facilitazione dei visti che è ancora in vigore tra Russia e Ue”. Sottolineando che “non è la prima volta che vediamo opporre un rifiuto di questo”, la Commissione rivolge anche un appello alle autorità russe “ad agire nel modo più trasparente possibile e a prendere le misure necessarie perché questo non si ripeta in futuro”. Tra queste, suggerisce Bruxelles, ad esempio la pubblicazione della lista delle persone a cui è vietato di entrare in Russia, lista che “non è mai stata pubblicata”.
Duro anche il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz che annuncia l’intenzione di “rivolgersi alle autorità russe nei termini più duri” per “chiedere una spiegazione ufficiale”. Per Schulz “la ripetuta e arbitraria negazione dell’ingresso sul territorio russo è un grave affronto alle relazioni Ue-Russia e al lavoro delle istituzioni democratiche”. I divieti “vengono applicati senza il minimo elemento di ragionevolezza e senza alcun preavviso della loro applicazione o di quali siano le persone coinvolte”, sottolinea il presidente del Parlamento, secondo cui questo atteggiamento “contrasta fortemente con il modo in cui le restrizioni di viaggio dell’Ue ai cittadini russi sono state applicate”. Il caso dell’eurodeputata Kalniete, poi, “è doppiamente grave perché in tempi che richiedono moderazione e buona volontà, l’amministrazione russa continua a premere tutti i tasti che vanno nella direzione opposta alla de-escalation”.


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