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    Home » Editoriali » I sogni di Tsipras e la delusione del risveglio

    I sogni di Tsipras e la delusione del risveglio

    Dov'è, nelle azioni e nelle proposte del governo Tsipras, quell'aria nuova che era stata promessa, quella nuova economia dalla parte dei più deboli, che è il progetto che dovrebbe sottendere a tutto il confronto con i partner esteri e dell'Unione?

    Lorenzo Robustelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LRobustelli" target="_blank">@LRobustelli</a> di Lorenzo Robustelli @LRobustelli
    9 Marzo 2015
    in Editoriali
    Alexis Tsipras

    Alexis Tsipras

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    Il governo greco ha presentato (per ora, tecnicamente, solo con una lettera al presidente dell’Eurogruppo) un piano di sette riforme sulle quali basare la concessione di futuri aiuti europei e del Fondo monetario internazionale. E’ difficile non ammettere la nostra delusione per questo documento che è a metà tra il ridicolo e il drammatico. Ne abbiamo scritto venerdì scorso, quando la lettera divenne pubblica, e la riflessione di un paio di giorni ci porta a dire che Alexis Tsipras, Yanis Varoufakis e l’insieme del governo greco ci hanno deluso, stanno mostrandosi molto al di sotto delle aspettative riposte in loro. Si svela insomma come governare sia molto più difficile che condurre una campagna elettorale, pur basata su richieste e proposte sacrosante.

    I primi dubbi su Tsipras sono arrivati con la formazione del governo, nel quale non c’è una sola donna. Uomo è anche il presidente della Repubblica che questo Parlamento ha eletto. Uomo è il governatore della banca centrale, uomini i portavoce nei quali ci siamo imbattuti. La Grecia è un paese non minuscolo, colto, dove è difficile pensare che non ci siano donne all’altezza di delicati incarichi istituzionali. E’ un fatto simbolico importante, che non ci è piaciuto. Come ci lascia anche perplessi che il governo continuerà a pagare lo stipendio ai preti ortodossi, ma questo succede anche in Belgio (con i preti cattolici) e dunque probabilmente siamo noi a non cogliere le specificità nazionali.

    Dove invece cogliamo senza aver troppi dubbi è nella lettura della lettere a Jeroen Dijsselbloem firmata da Yanis Varoufakis. Basterebbe uno solo dei punti a descriverla tutta, il terzo, quello in cui si parla di lotta all’evasione fiscale. C’è una sola misura, una sola proposta per migliorare il sistema, neanche fosse la Norvegia: scatenare bande di studenti, casalinghe, e anche turisti armati di smartphone che dovrebbero scovare e denunciare chi evade l’Iva. A parte il sapore un po’ fascista (ma anche forse staliniano) della proposta (tra le direttive del regime ai buoni cittadini c’era proprio quella di lavorare da delatorio su parenti e amici) l’idea farebbe ridere, se non fosse una vera tragedia. Ma come? In uno dei paesi al Mondo dove sono più alte la corruzione e l’evasione l’unica misura che il rivoluzionario governo di Syriza avanza è che una brava massaia denuncia il suo panettiere? O che il turista decida di rovinarsi le vacanze filmando il barista che non gli dà lo scontrino per l’Ouzo bevuto in riva al mare al tramonto? E’ una proposta offensiva, una presa in giro, talmente è poco seria. E’ difficile credere che sia stata presentata davvero.

    Le altre sei sono sullo stesso livello, come riduzione della burocrazia, così, buttata lì come se fosse una proposta originale invece che l’ovvietà delle cose da fare e che neanche andrebbero menzionate in una proposta di “nuove” riforme.

    C’è poi una proposta che, venendo da un governo di sinistra, lascia sbalorditi. Si spiega che in Grecia c’è un fiorente mercato del gioco d’azzardo clandestino, i cui profitti non vanno dunque all’erario. Il governo vuol recuperare questi soldi (e un po’, a dire il vero, la cosa riguarda anche l’evasione fiscale, lo ammettiamo), ed ha ragione. Tranne che però i giochi, le scommesse, le lotterie sono note, complessivamente anche come “tassa sui poveri”. Tsipras non vuole ridurre le scommesse, non parla di combattere il gioco illegale, ma solo di legalizzarlo. Lasciando dunque la “tassa sui poveri” ed anzi, probabilmente, diffonderla. Nella lettera non c’è invece nulla sulla tassa per i ricchi armatori che, protetti dalla Costituzione, non pagano imposte sui profitti generati all’estero. Questa è una partita difficile, il settore da lavoro ad almeno 250mila persone, rappresenta il 7 per cento del Pil nazionale, ma non si capisce perché non deve pagare le tasse. E su questo Tsipras e Varoufakis nella lettera a Bruxelles non hanno comunque scritto nulla. Magari Bruxelles invece potrebbe anche dargli una mano.

    Dov’è, nelle azioni e nelle proposte del governo Tsipras, quell’aria nuova che era stata promessa, quella nuova economia dalla parte dei più deboli, che è il progetto che dovrebbe sottendere a tutto il confronto con i partner esteri e dell’Unione? Manca questo e, stando alle carte, manca anche una proposta minimamente credibile, alla quale aggrapparsi per quelli che pure vogliono dare una mano a questo governo. Così il dibattito oggi in Eurogruppo sarà una perdita di tempo, non c’è niente da discutere, e il falco tedesco Wofgang Schaueble avrà purtroppo ragione nell’attaccare Tsipras continuando a dire che non ha fiducia in lui.

    Così facendo si autoavvererà la minaccia, che il capo del governo greco ha già colto, di una caduta del suo esecutivo e di nuove elezioni, come la popolare Angela Merkel vorrebbe. E con il rischio che il sogno elettorale di Tsipras si trasformi nell’incubo di un’Alba Dorata vincente nelle urne.

    Tags: eurogruppogreciaTsiprasVaroufakis

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