“Il processo di avvio” del Piano Junker “richiede qualche mese”, perché la sua struttura “è ancora in fieri” e “ci sono punti da chiarire in tema di governance e di criteri per la selezione dei progetti”. Lo riferisce il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan davanti alla commissione Politiche Ue del Senato, confermando che “l’Italia contribuirà con 8 miliardi di euro” attraverso la Cassa depositi e prestiti, come annunciato ieri dal premier Matteo Renzi. Per il titolare del Tesoro, però, questo non significa che si debba aspettare l’estate o l’autunno per spingere gli investimenti visto che “già attualmente la Bei ha molti fondi disponibili” per far partire alcuni progetti.
A proposito dei “punti da chiarire”, Padoan sottolinea che “nella riunione dell’Ecofin di ieri è stata messa a punto “una proposta di regolamento già trasmessa al Parlamento europeo”. Il titolare di Via XX Settembre ha indicato due punti su cui c’è ampio accordo: il primo è che “non deve valere” il principio secondo il quale “ogni Paese ottiene un ritorno” in base all’entità del suo contributo al piano; il secondo è che i progetti “junckerabili” – finanziabili con il Fondo europeo per gli investimenti strategici (Feis) – sono quelli che “in gergo si definiscono fallimenti di mercato”. Si tratta di investimenti con “rischi troppo elevati che le aziende non sono disposte ad assumersi”, precisa il ministro. Ma “se la parte di rischio in eccesso viene coperta” dal Feis, aggiunge, le aziende sono invogliate a “coprire la parte restante dell’investimento” perché “diventa profittabile”.
Per Padoan “non bisogna aspettare l’estate o l’autunno – quando il Piano Junker presumibilmente prenderà avvio – per accelerare sugli investimenti, visto che già attualmente la Bei ha molti fondi disponibili” per far partire alcuni progetti. A questo proposito, il titolare di Via XX settembre ricorda che “durante il semestre di presidenza italiana” dell’Ue “è stata istituita una ‘task force’ per individuare progetti finanziabili con fondi Bei anche al di fuori del Piano Juncker”. Il lavoro ha prodotto “una lista di interventi realizzabili del valore facciale di circa mille miliardi di euro”. Per farli partire, Padoan ha annunciato che “gli Stati membri hanno chiesto e ottenuto una riunione straordinaria del board Bei”.

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