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    Home » Non categorizzato » Quote immigrati in Europa a rischio flop?

    Quote immigrati in Europa a rischio flop?

    Il governo appare sempre più incapace di difendere gli interessi nazionali in Europa e nel mondo. E rischia di ritrovarsi del tutto impreparato in caso di riapertura dei Trattati.

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    22 Maggio 2015
    in Non categorizzato

    Secondo noi, l’Italia e il suo premier Matteo Renzi devono cominciare a riflettere da subito sul fatto che, così come stanno ora le cose, il piano sulle quote immigrazione proposto ai 28 membri dell’Unione europea ha poche chances ormai di andare in porto. Un flop pericoloso sia per l’Alto rappresentante Federica Mogherini che per Renzi. Sembra che quest’ultimo si sia spesso lamentato con i suoi più stretti collaboratori dello scarsissimo supporto che ha ricevuto da paesi come la Spagna, il Regno Unito e la Francia.

    Il presidente francese François Hollande si è mostrato particolarmente ostile. “Bisogna distinguere tra gli immigrati che arrivano per motivi economici e non possono restare, i rifugiati che hanno diritto all’asilo politico, per i quali deve valere il diritto europeo. È fuori discussione che ci possano essere quote sui migranti perché ci sono delle regole”, ha dichiarato Hollande. Che ha poi aggiunto, con un tono che ricorda il nostro Matteo Salvini: “Ci sono controlli ai confini, e abbiamo una politica per limitare quelle persone che vengono da noi, perché pensano di trovare un continente del benessere e pensano di trovare lavoro, anche se non possono essere accolti ed essere assorbiti dalle imprese. Queste persone devono essere mandate indietro. Non possiamo parlare di quote per loro. Non ci sono quote di migranti”. Su posiziono più o meno simili anche David Cameron, soprattutto ora che sono stati rilasciati i dati ufficiali sull’immigrazione legale nel Regno Unito nel 2014 (318.000 nuovi arrivi, il 50% in più rispetto al 2013).

    Certo, dal nostro punto di vista è “inaccettabile” che gli altri non ci vogliano dare retta, e siamo d’accordo che quello delle quote è “un principio sacrosanto”, però bisogna realisticamente prendere atto che non riusciamo ad imporre i nostri progetti né a Bruxelles né a Washington né a Mosca. Certo, Renzi può anche minacciare di “far saltare tutto” se i paesi europei contrari alle quote prevarranno al prossimo Consiglio europeo di giugno. La domanda rimane: ma cosa possiamo far saltare? E se non fossimo in grado di far saltare nulla?

    Certo che “la cornice europea è delicata”, come ha ripetuto Renzi a Riga, ma questo è noto. Forse bisognerebbe essere capaci di convincere qualche altro partner importante in Europa. È vero che per approvare la proposta sulle quote immigrati non è necessario avere l’unanimità e nessun paese ha il potere di veto, ma sarà dura per l’Italia raggranellare una maggioranza se paesi come la Francia, il Regno Unito e la Spagna remano contro. La Mogherini avrà una bella gatta da pelare alla prossima riunione dei ministri degli Esteri europei il prossimo 22 giugno.

    Certamente un alleato a tutto campo per Renzi per cambiare l’Europa – l’immigrazione è solo uno degli issues – potrebbe diventare David Cameron, che a Riga ha dichiarato che comincerà da subito a discutere seriamente su come riformare l’Ue. Il punto importante è capire se Cameron si accontenterà di qualche contentino per poter poi andare al referendum – molto prima della scadenza di fine 2017, per non interferire con le prossime elezioni in Francia e in Germania – e fare la campagna a favore dell’Europa, che vincerà abbastanza facilmente (come noto, il top management del partito conservatore vuole restare in Europa); oppure se vorrà scommettere su una riapertura dei Trattati per entrare finalmente, non a gamba tesa ma con un semplice e regolare tackle, sui discorsi che riguardano il futuro assetto istituzionale dell’Europa a egemonia tedesca, percepita dalla maggioranza dei cittadini europei in deficit di democrazia e diretta da super-burocrati senz’anima. Cambiare i Trattati è un’operazione difficile ma non impossibile (ricordiamo anche che il fiscal compact non fa ancora parte dei Trattati e che il Regno Unito non lo ha votato).

    In attesa di capire che intenzioni ha veramente Cameron, la leadership – non solo quella politica – italiana dovrebbe aprire un dibattito su quali obiettivi noi italiani vorremmo raggiungere in caso di riapertura dei Trattati.

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