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di Alfonso Bianchi
TTIP, socialisti e popolari nel caos, rimandato il voto al Parlamento Ue
I capigruppo popolare e socialista, Manfred Weber e Gianni Pittella, discutono con il presidente Martin Schulz

TTIP, socialisti e popolari nel caos, rimandato il voto al Parlamento Ue

Strasburgo – L’emendamento socialista sull’Isds, l’arbitrato tra investitori e Stato, manda nel caos i due principali gruppi del Parlamento europeo, e così l’Aula ha deciso di rimandare il voto sul Ttip, il trattato di libero scambio tra Unione europea e Stati Uniti, che era previsto per domani.

La decisione presa dal presidente Martin Schulz in accordo con il presidente della commissione Commercio internazionale (nonché relatore del testo sul Ttip) Bernd Lange, è stata motivata, dal punto di vista tecnico, dall’eccessivo numero di emendamenti e richieste di voto separato, in tutto circa 200. Un numero alto, ma non impossibile da affrontare. “La realtà è che l’emendamento presentato da Lange sull’Isds stava guadagnando ampi consensi anche tra i popolari, e così i socialisti nelle negoziazioni si erano impuntati nel volerlo presentare rischiando così di spaccare il proprio gruppo e il Ppe, entrambi niente affatto compatti su di esso, mettendo a rischio la possibilità di far approvare la relazione nel suo insieme”, ci spiega una fonte. Per uscire dall’impasse si è pensato di appellarsi all’articolo 175 del regolamento del Parlamento europeo che afferma che in caso di presentazione di più di 50 emendamenti è possibile rimandarli nella commissione parlamentare competente per verificarne il sostegno. Questo significa che la settimana prossima la commissione Commercio internazionali dovrà votare i 200 emendamenti che però dovranno avere l’avallo solo di un decimo degli eurodeputati per essere poi ammessi al voto in Aula. Su quando ci sarà questo voto in Plenaria al momento ancora nessuna certezza visto che la decisione spetta alla conferenza dei presidenti, l’assemblea dei capigruppo dell’Assemblea comunitaria, che certamente non darà mai il suo avallo fino a quando non si troverà un accordo sulla questione dell’Isds, il tanto contestato meccanismo per risolvere le controversie tra le imprese straniere e uno Stato.

“Ad alcune persone la democrazia piace solo quando sono sicure di vincere, poi quando i risultati del voto sono diversi da quelli previsti la democrazia non piace più l’utilizzo e si usano espedienti tecnici per rimandare il voto, ma si tratta solo di un trucco”, ha attaccato il leader di Podemos (Gue), Pablo Iglesias, in conferenza stampa a Strasburgo. “La commissione parlamentare del Commercio internazionale”, ha continuato l’eurodeputato, “ha votato a favore dei tribunali di arbitraggio, che sono composti da agenti delle multinazionali. Poi i deputati socialisti si sono resi conto che è una pazzia e si sono autoemendati, creando questa crisi nel Parlamento europeo”. “I sostenitori del Ttip al Parlamento hanno capito di non avere più la maggioranza per approvarne le linee guida e hanno deciso di rinviare il voto. È come se un calciatore portasse via il pallone per paura di perdere la partita. Ora è ufficiale: il Tttip è in agonia”, ha affermato Tiziana Beghin, capodelegazione del Movimento 5 Stelle in Europa.

Per il Verde Yannick Jadot, la clausola per la revisione delle controversie tra investitori e Stato “sta mandando in panico il Parlamento europeo” e il presidente Schulz “abusa della sua autorità rimandando un voto che divide i due grandi gruppi, il Ppe e l’S&D”. “Sembra evidente che nel  gruppo dei Socialisti & Democratici la questione dell’ISDS stia diventando esplosiva e che gli accordi con i Popolari non siano poi così solidi”, e “la mobilitazione di questi giorni di cittadini e reti di movimento, grazie ai due milioni di firme raccolte e alla pressione diretta della società civile sui Parlamentari Europei,  ha certamente giocato un ruolo fondamentale nel rafforzare queste spaccature”, esulta il movimento Stop ttip Italia per cui “nessun accordo è meglio di un pessimo accordo”.

Per Alessia Mosca il voto è stato rimandato “proprio perché considerato di grande importanza”, e visto che la risoluzione è l’unico strumento che il Parlamento ha per intervenire nei negoziati e influenzarli “gli interessi delle singole parti politiche dovrebbero concentrarsi sugli elementi condivisi, che non sono né pochi né di secondo piano”, in quanto “l’alternativa è rinunciare a esserci, rinunciare a esercitare una funzione di controllo costruttiva e auto-limitarsi all’unica possibilità di accettare o rifiutare il testo finale”.

Come scritto da Eunews al momento gli emendamenti sul tema sono 3: uno di Lange, l’autore della della stessa risoluzione che dovrà esprimere la posizione del Parlamento Ue sui negoziati in corso, che afferma che bisogna “proporre una soluzione permanente per la risoluzione delle controversie tra investitori e Stati – senza utilizzare il sistema privato di risoluzione delle controversie tra investitore e Stato (Isds) – che sia soggetta ai principi e al controllo democratici”. Uno più radicale di Sinistra unita, Gue, Verdi e Movimento 5 Stelle, che si oppone a qualsiasi arbitrato terzo, e uno dei popolari che, in maniera più ‘soft’, afferma che serve un organismo che “a differenza del vecchio sistema di risoluzione delle controversie tra investitore e Stato (Isds), sia soggetto ai principi e al controllo democratici”.

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