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    Home » Editoriali » Immigrazione: debole il contraente, debole il risultato

    Immigrazione: debole il contraente, debole il risultato

    Lorenzo Robustelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LRobustelli" target="_blank">@LRobustelli</a> di Lorenzo Robustelli @LRobustelli
    15 Giugno 2015
    in Editoriali
    Solidarietà nello spingere la Trabant ex-sovietica

    Solidarietà nello spingere la Trabant ex-sovietica

    Debole contraente, debole risultato. Diciamoci la verità: la questione dei migranti abbandonati a Italia e Grecia probabilmente non sarebbe la stessa se la Germania avesse un’appendice nel Mediterraneo e lì sbarcassero le donne e gli uomini che fuggono dalle guerre e dalla misera del Sud del Mondo.

    Ne abbiamo una prova questi scientifica, anzi più d’una. Non serve neanche cercare negli archivi, basta andare a memoria, o guardare il presente. Chi ricorda l’unificazione della Germania, nel 1990 ricorda forse meno che, già prima, il marco tedesco, moneta fondamentale per tutta l’economia europea, subì un notevole scossone quando, il primo luglio, si decise che la moneta dell’Ovest e quella dell’Est avrebbero avuto lo stesso valore (quello del marco di Bonn, ovviamente). Poi, dopo neanche un mese il Paese si riunificò e l’Est, oramai parte della potente Germania, entrò ovviamente anche nell’Unione europea. Erano forse i più ricchi, quei tedeschi, di tutto l’ex impero sovietico, ma erano senza dubbio una “banda di straccioni” se paragonati agli altri cittadini dell’Unione, nella quale era ancora lontana l’adesione di altri Paesi dell’ex Blocco.

    Sì, poi ci fu lo scambio con l’euro, ma intanto l’Unione europea mostrò la solidarietà necessaria a realizzare quel grande progetto di pacificazione per la quale (anche) era nata. Il discorso poi andò avanti, sfruttando una certa debolezza della nuova Russia pian piano l’Unione si arricchì di nuovi membri, e nel 2004 ci fu, il grande ingresso di altri dieci paesi dell’Est, che fossero pezzi dell’ex unione sovietica o “satelliti”. I motivi della scelta furono molti: uno dei principali era che questi Paesi chiedevano di entrare, volevano affrancarsi dal peso storico del Blocco sovietico, in molti casi, tornare all’Occidente ai quale erano culturalmente sempre appartenuti. Però questo non poteva piacere alla Russia, che perdeva ampie zone di influenza e che prima o poi sarebbe tornata ad essere una grande potenza e avrebbe fatto sentire il suo peso.

    Infatti l’Orso ha dormito per anni ma non ha dimenticato. Ci sono state varie zampate fino a quella davvero grave, inaccettabile per l’Occidente: la presa della Crimea. La protesta dell’Unione è stata ridicola, confusi e scarsi aiuti all’Ucraina, minacce di carta e poi un bel po’ di sanzioni economiche e personali. Sanzioni che sono state volute in particolare da chi? Dai Paesi dell’ex Blocco ora aderenti all’Unione. Paesi molto importanti per la Germania (ancora) in particolare. L’Italia e la Grecia, guarda il caso, sono le capofila esplicite di un gruppo, probabilmente esiguo, che invece queste sanzioni le digerisce mal volentieri. Ma le applicano con lealtà e diligenza, pur mostrando la loro insofferenza ad ogni occasione. Matteo Renzi che non va all’importante (anche se poco fruttuoso) vertice tra Ue e America Latina, dove erano presenti invece ad esempio Angela Merkel e François Hollande, per ricevere invece in pompa magna Vladimir Putin all’Expo di Milano è un messaggio di una chiarezza cristallina.

    La solidarietà in Europa non esiste. Esiste la legge del più forte che, attorno a se, riesce a coagulare l’interesse di altri. Può essere interesse commerciale, può essere interesse ad avere una fettina di qualche altra torta, può essere l’interesse (e questo è il caso dell’Italia e della Grecia) a che per lo meno si socchiudano gli occhi davanti ai loro problemi interni.

    Che fare? (Tanto per restare in chiave russa). C’è poco spazio di manovra per Roma e Atene, per le quali, tutto sommato, il problema dei migranti sino ad oggi non è stato vissuto dai governi come prioritario rispetto ai problemi dell’economia. Ora lo potrebbe diventare, ma elezioni alle porte non ce ne sono, e dunque da quel punto di vista c’è un po’ di tempo per gestirlo, e si rischiano nuovi rinvii o “scaricabarili”. Risultato: c’è un’urgenza di fatto alla quale non fa seguito un inquadramento generale del problema e la sua gestione resta improvvisata. Ammettiamo invece che ora si intenda davvero risolvere la questione. Il primo punto è applicare le leggi e dunque schedare tutti quelli che chiedono l’asilo. Certo, questo vuol dire mettersi nelle condizioni di doverli accogliere, in base alle regole di Dublino sull’Asilo, ma almeno nessuno potrà dire che noi siamo i primi a non rispettare le regole. Poi si dovrà creare dei centri dove accoglierli in maniera dignitosa, e su questo sarà possibile avere qualche aiuto economico d all’Unione. Poi bisognerà davvero iniziare a dare la protezione a che ne ha diritto, e in questo l’Italia è molto indietro rispetto ad altri Paesi europei. A quel punto, quando le regole saranno state rispettate e i numeri saranno chiari a tutti, allora si potrà tentare di imporre all’Unione un percorso di condivisione dello sforzo. Non è detto che abbia successo, ma almeno la questione sarà stata posta su basi sane, evitando dannose prove di forza “fisica” alle quali sembra che il governo italiano voglia ricorrere ad esempio non facendo attraccare le navi “straniere” che hanno salvato dei migranti. Questa sarebbe sì una risposta improvvisata e probabilmente dannosa, almeno per i migranti.

    Tags: germaniaimmigratimigrantiRussaiue

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