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    Home » Editoriali » Venticinque anni dopo: da dove soffia il vento?

    Venticinque anni dopo: da dove soffia il vento?

    Virgilio Chelli di Virgilio Chelli
    15 Giugno 2015
    in Editoriali
    germania

    Mikail Gorbaciov e Margaret Ttatcher

    Il primo luglio del 1990, un quarto di secolo fa, il marco tedesco diventava la moneta della Germania Est con il cambio di 1 a 1 e tre mesi dopo le due Germanie diventavano ufficialmente una anche politicamente. In Europa i due principali oppositori dell’unificazione, Giulio Andreotti in Italia e Margaret Thatcher in Gran Bretagna, erano in uscita, anche se ancora non lo sapevano. La prima venne fatta fuori da un golpe del suo partito a novembre dello stesso anno mentre il secondo sarebbe durato fino all’esplosione di Tangentopoli e alle stragi di Mafia due anni dopo. A favore invece c’erano, oltre naturalmente ai tedeschi, l’allora presidente sovietico Michail Gorbaciov, l’amministrazione americana di Bush padre e il presidente francese Francois Mitterrand, ciascuno con le proprie buone ragioni e i propri disegni, diversissimi tra loro.

    L’URSS non aveva più un soldo in cassa, stremata dalla guerra in Afghanistan e dalla rincorsa alle guerre stellari di Reagan, e Gorbaciov sperava che cedendo le province occidentali dell’impero l’Occidente lo avrebbe aiutato a tenere in piedi il resto in cambio di qualche riforma. Gli americani puntavano a spostare il confine della Nato qualche migliaio di chilometri a Est e anche a diluire la forza e la competitività del marco tedesco sui mercati globali. Mitterrand aveva probabilmente il disegno più ambizioso: ingabbiare la potenza economica tedesca nella camicia forzata dell’euro, mantenere la leadership politico militare (bomba atomica) francese in Europa e, soprattutto, replicare in Africa il modello dell’Est Europa post sovietica. Negli stessi giorni in cui le due Germanie si riunivano economicamente parlò di un “vento del Sud” che stava soffiando in Africa nella stessa direzione del “vento dell’Est” che soffiava in Europa, con aspirazioni di apertura democratica, rappresentanza e libere elezioni, di cui la Francia avrebbe ovviamente dovuto farsi interprete come la Germania di Kohl con la DDR.

    Il presidente-monarca francese sopravvisse politicamente cinque anni alla Thatcher e tre ad Andreotti, ma non vide realizzarsi il suo sogno africano. Non solo, il cammino verso la moneta unica si rivelò molto più difficile del previsto, il franco francese evitò le umilianti svalutazioni di lira e sterlina del 1992 solo grazie all’allargamento al 15% della banda di oscillazione nei confronti del marco nell’estate del 1993 e la Francia non riuscì mai ad acquisire la co-leadership monetaria in Europa cui aspirava. E quando l’euro finalmente arrivò il 1 gennaio del 1999 fu una moneta targata Bundesbank, non certo il corsetto imposto all’economia tedesca immaginato da Mitterrand.

    Un quarto di secolo dopo, il vento dell’Est ha prodotto benessere, stabilità e sicurezza per la Germania e i paesi dell’ex blocco sovietico, dal Baltico fino ai confini dei Balcani, dove invece si soffrono ancora le conseguenze delle guerre che fecero da contraccolpo alla ritirata dell’URSS dall’Europa. Gli effetti del vento del Sud, anzi sarebbe meglio dire del Sud-Est, li stanno sperimentando i paesi dell’Europa meridionale, Francia inclusa, con un’intensità crescente negli ultimi tre-quattro anni. Gli americani non hanno tratto particolari benefici dallo spostamento a Est dei confini della Nato in occasione delle guerre che sono andati a combattere nel Golfo, in Iraq e Afghanistan. E la Russia è riuscita a salvare i pezzi dell’impero ricostruendo la sua super potenza globale non certo grazie all’aiuto di un Occidente grato per la rinuncia all’Europa orientale. Chi ha avuto ha avuto? Cinicamente forse sì. Ma forse anche pericoloso.

    E forse una riflessione a posteriori sul bilancio degli effetti prodotti dalle decisioni non inevitabili né ineluttabili prese 25 anni fa potrebbe essere messa sul tavolo delle discussioni in corso in Europa, e tra Europa e America, su tutti i temi caldi in agenda in quest’estate 2015 che sta per iniziare: migranti, crisi umanitarie ai confini Sud e Est, Grecia, Ucraina. C’è chi ha avuto molto, chi molto poco, e chi ci ha rimesso. Dopo la seconda guerra mondiale l’Europa fu costruita su tre P: pace, protezione, prosperità. Se la terza gamba scricchiola e la seconda viene percepita come oggetto di discussione forse qualcuno dovrebbe cominciare a preoccuparsi.

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