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    Home » Non categorizzato » Grecia, tutti gli errori dell’FMI

    Grecia, tutti gli errori dell’FMI

    [di James K. Galbraith] L'FMI dice che è arrivato il momento per tutti di fare «scelte difficili». Ma la Grecia ha già fatto scelte difficili. Ora tocca ai creditori.

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    26 Giugno 2015
    in Non categorizzato

    di James K. Galbraith

    Galbraith K. Galbraith, economista americano vicino al ministro delle Finanze greco Varoufakis, critica la rigidità dell’FMI ed invita le organizzazioni internazionali ed i creditori a condizioni ragionevoli per la ristrutturazione del debito greco.

    L’ex capo economista del Fondo monetario internazionale, Olivier Blanchard, ha recentemente posto una semplice ed importante domanda:«Quanto dell’aggiustamento deve ricadere sulla Grecia e quanto sui suoi creditori ufficiali?». Questo solleva due questioni: quanto ha già “aggiustato” la Grecia? E quanto i suoi creditori?

    Nel maggio del 2010 il governo greco ha accettato un aggiustamento fiscale pari al 16% del PIL fino al 2013. Come risultato, la Grecia è passata da un disavanzo di bilancio primario (quindi al netto del pagamento degli interessi sul debito) superiore al 10% ad un avanzo primario – il più marcato episodio di consolidamento fiscale dell’Europa post-crisi.

    Inizialmente l’FMI aveva previsto che il PIL reale della Grecia (al netto dell’inflazione) si sarebbe contratto del 5% circa tra il 2010 ed il 2011, e che da dal 2012 in poi si sarebbe stabilizzato e avrebbe ripreso a crescere. Nei fatti il PIL greco è crollato del 25% e non c’è stata nessuna ripresa. E poiché il PIL nominale continua la sua discesa, il rapporto debito/PIL, che si credeva si sarebbe stabilizzato tre anni fa, continua ad aumentare.

    Blanchard evidenzia che nel 2012 la Grecia aveva accettato «di generare un avanzo primario sufficiente a limitare l’indebitamento», e di implementare «una serie di riforme che avrebbero dovuto stimolare la crescita». Queste cosiddette riforme includevano chiaramente un spesa pubblica più bassa, la fine della contrattazione collettiva ed un forte taglio alle pensioni. La Grecia ha implementato tutte queste misure, ma la depressione è continuata.

    L’FMI e gli altri creditori ritenevano che la massiccia contrazione fiscale avrebbe avuto solamente un effetto temporaneo sull’attività economica, sull’occupazione e sul gettito fiscale, e che il taglio delle retribuzioni, delle pensioni e del pubblico impiego avrebbe avuto un effetto magico sulla crescita. Tutto questo si è dimostrato falso. Indubbiamente la Grecia, dopo gli aggiustamenti del 2010, s’incammina verso il disastro economico e rappresenta il peggior fallimento predittivo dell’FMI di sempre.

    Perché Blanchard insiste con questo fiasco? Una volta che il “collegamento” tra riforme e crescita si spezza – come è accaduto in Grecia – questo argomento non può che collassare. Senza un percorso di crescita, la richiesta dei creditori per un avanzo primario del 3,5% del PIL non potrà che determinare un’ulteriore contrazione dell’economia, a partire da quest’anno. Ma Blanchard ignora questo dato evidente e torna invece a battere il chiodo delle pensioni. Ecco cosa scrive:

    Perché insistere sulle pensioni? Pensioni e salari pesano per il 75% della spesa primaria; il restante 25% è ormai ridotto all’osso. La spesa pensionistica pesa per il oltre il 16% del PIL ed il trasferimento dal bilancio al sistema pensionistico equivale all’incirca al 10% del PIL. Siamo convinti che sia necessaria una riduzione della spesa pensionistica pari all’1% del PIL, e che questo possa essere fatto proteggendo i pensionati più poveri.

    Prima di tutto la disgraziata ammissione: a parte le pensioni ed i salari, la spesa è stata «ridotta all’osso» (ed è il caso di ricordare che l’effetto di questo approccio sulla crescita è stato negativo). Così, in barba ad ogni evidenza, l’FMI ora punta al settore rimanente – le pensioni – dove tagli sono già stati fatti (del 40% in molti casi). I nuovi tagli colpiranno in particolare i più poveri.

    Blanchard si appella al governo greco perché offra «misure veramente credibili». Non potrebbe con più saggezza farlo l’FMI? Per ridurre le pensioni di un punto percentuale in relazione al PIL sarebbe sufficiente una crescita economica annua del 4% per due anni – e senza tagli aggiuntivi. Perché non vengono proposte “misure credibili” per raggiungere questo obiettivo?

    Questo ci porta alla questione del debito greco. All’FMI sanno bene che un rapporto debito/PIL eccessivo rappresenta una “passività tributaria non finanziata”; esso scoraggia gli eventuali investitori perché questi sanno che in qualunque momento potrebbero essere tassati per finanziare il debito pregresso. È un enorme ostacolo contro la crescita, ed è per questo che ogni crisi del debito prima o poi si risolve in una ristrutturazione o in un default.

    Blanchard è un pioniere nell’economia del debito pubblico. Sa bene che il debito greco non è sostenibile. Su questo punto Grecia e Fondo monetario sono d’accordo. La Grecia ha presentato una proposta credibile sul debito. Primo, consentire al Meccanismo europeo di stabilità (MES) di prestare alla Grecia i 27 miliardi di euro necessari per riacquistare i titoli sconsideratamente acquistati dalla banca centrale nel 2010. Secondo, usare i profitti di questi titoli per ripagare l’FMI. Terzo, includere la Grecia nel programma di quantitative easing della BCE, che che gli permetterebbe di tornare sui mercati.

    La Grecia aderirebbe al prestito dell’ESM a condizioni eque. Il governo non chiede un singolo centesimo per finanziare le attività dello Stato. Promette di vivere per sempre dei propri mezzi e di basare la propria crescita sul risparmio interno e sugli investimenti esteri – molto meno quello che avrebbe fatto un paese che controllasse la propria moneta di fronte ad una crisi di queste proporzioni.

    Blanchard insiste che questo è il momento per «per scelte difficili e impegni difficili da entrambi le parti». Indubbiamente è così. Ma i greci hanno già fatto scelte difficili. Ora è il turno dell’FMI, a partire dall’ammissione che le politiche imposte in questi cinque lunghi anni hanno creato un disastro. Per gli altri creditori la scelta più difficile è ammettere – come sa bene l’FMI – che i crediti che hanno nei  confronti della Grecia devono necessariamente essere ristrutturati. Nuovi prestiti in cambio delle medesime politiche perseguite finora rappresenterebbe una sconfitta – per tutti.

    Pubblicato su Project Syndicate il 16 giugno 2015.

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