Roma – Il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker, nel suo discorso di oggi a Strasburgo, “ha fatto delle proposte che credo abbiano lo spirito giusto, ma continuano a non prendere sufficientemente in considerazione il carattere permanente della sfida” che abbiamo davanti. Lo sostiene il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni rispondendo al question time alla Camera dei deputati. Per il capo della Farnesina, “Non è sufficiente che l’Ue finanzi i ricollocamenti dei profughi all’interno dei suoi confini, ma deve finanziare e gestire anche i rimpatri, che sono costosi e individuali”.
Gentiloni aggiunge che “bisogna andare oltre le regole di Dublino” sul diritto di asilo. Giudica positivamente che oggi questa posizione sia “sostenuta da diversi governi e contenuta nelle premesse della proposta” illustrata dalla Commissione al Parlamento europeo. Superare le attuali regole comuni sul riconoscimento della protezione internazionale, tuttavia, è un’azione che non può essere presa unilateralmente, spiega il ministro. Altrimenti, ammonisce, si rischia di “mettere in crisi il sistema Schengen sulla libera circolazione in Europa”.
Riguardo alle liste dei Paesi extra Ue considerati sicuri – con la conseguenza che richieste di asilo di migranti provenienti da quei territori non verranno accolte – il titolare degli Esteri ricorda che esiste una direttiva del 2013 “che prevede la facoltà per i Paesi europei di farle o non farle”. Poi indica che la direzione intrapresa dai 28 va verso l’adozione di liste “a dimensione europea”. Questa, sottolinea, “sarebbe la vera risposta”, perché la differenza tra Stati membri “alla lunga non è più sostenibile”.
Infine, il ministro parla della crisi siriana e illustra la posizione italiana sul tema: “Riteniamo che, oltre al contenimento di Daesh sia necessaria una transizione politica” per arrivare “al superamento dell’attuale regime” di Bashar al Assad. Un passaggio che però deve essere realizzato senza creare “nuovamente un vuoto di potere e delle istituzioni”. Ciò che l’esecutivo italiano vuole evitare, dunque, è di far cadere la Siria in una situazione analoga a quella irachena del post Saddam Hussein o della Libia del dopo Gheddafi.




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