- L'Europa come non l'avete mai letta -
domenica, 24 Maggio 2026
No Result
View All Result
  • it ITA
  • en ENG
Eunews
  • Politica
  • Esteri
  • Economia
  • Cronaca
  • Difesa
  • Salute
  • Agrifood
  • Altre sezioni
    • Cultura
    • Diritti
    • Energia
    • Green Economy
    • Finanza e assicurazioni
    • Industria e Mercati
    • Media
    • Mobilità e logistica
    • Net & Tech
    • Sport
  • Newsletter
  • Invasione russa in Ucraina
  • Energia
  • Israele
  • Usa
    Eunews
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • Sport
    No Result
    View All Result
    Eunews
    No Result
    View All Result

    Home » Editoriali » La Germania che insegna ma non impara

    La Germania che insegna ma non impara

    Virgilio Chelli di Virgilio Chelli
    14 Settembre 2015
    in Editoriali

    E’ il 4 ottobre del 2008, sono passate appena tre settimane dal crac di Lehman Brothers ma la marea nera della crisi ha già traversato l’Atlantico, l’Irlanda è la prima vittima e il governo di Dublino annuncia che garantirà tutti i depositi delle banche che stanno per saltare. Da Berlino arrivano critiche severe da Angela Merkel, cancelliera da meno di tre anni, che assicura: nessun piano simile in Germania. Poi qualcuno deve averle fatto vedere dei sondaggi, e il giorno dopo si precipita a rettificare: anche la Germania garantirà il 100 per cento dei depositi se le banche dovessero fallire. Due giorni dopo, il 6 ottobre, si viene a sapere che si tratta di un puro impegno politico, che non sarà sancito per legge. Ma tanto basta per costringere altri governi europei a dare le stesse garanzie. Mancano ancora due anni all’inizio della crisi greca, che terrà bloccata l’Unione per 5 anni mettendo a rischio la sopravvivenza dell’euro. Ma le premesse per una gestione approssimativa e demagogica, fatta di ultimatum e dietrofront guidati dai sondaggi, che trasformerà un problema da qualche decina di miliardi, assolutamente sostenibile, in una quasi catastrofe continentale, sono state gettate. Lo stesso schema viene adottato con l’Ucraina: prima si lascia intravvedere un impossibile ingresso nell’Unione Europea e nella Nato, poi le cose sfuggono di mano, e in un paio d’anni il paese dell’ex Unione Sovietica è allo sbando, devastato dalla guerra civile, con migliaia di morti e un bel pezzo di fatto finito sotto il controllo russo. Oggi si replica con l’emergenza migranti. Nella generosa Germania c’è posto per 800.000, basta che quei nazisti di ungheresi li lascino passare. Qualche giorno dopo Angela manda il ministro dell’Interno in tv a dire che ne sono arrivati 60.000, e sono già troppi. Poi il portavoce di Angela precisa che l’impegno tedesco all’accoglienza rimane intatto. Lo schema si ripete, l’Europa a trazione tedesca continua a passare da una crisi all’altra, ma il danno principale non è tanto l’improvvisazione e l’inclinazione demagogica di Berlino, quanto il fatto di proporsi come modello per gli altri paesi.

    Il problema con i modelli tedeschi è che funzionano soltanto per i tedeschi, mentre agli altri toccano effetti collaterali disastrosi. Prendiamo il modello di un’economia risparmiosa, che consuma poco, e accumula surplus imponenti grazie alle esportazioni. Perché funzioni bisogna che gli altri, almeno in parte, facciano l’opposto: consumino molto, importino prodotti tedeschi ed esportino poco. Se tutto il mondo diventasse una grande Germania che accumula ricchezza esportando, a chi andrebbe a vendere i suoi prodotti, ai marziani? Adesso c’è il modello della generosità con i migranti, specialmente se di carnagione non troppo scura, che ha anche le sue convenienze. Sono giovani, hanno voglia di lavorare, con i loro contributi aiuteranno a pagare pensioni e sanità dei tedeschi sempre più vecchi. In Germania – a differenza di praticamente tutto il resto d’Europa – c’è un deficit di occupazione e un surplus di capacità produttiva. Un gap che va colmato, altrimenti come si fa a tenere il ritmo delle esportazioni? Ma se c’è questo disperato bisogno di lavoratori per far continuare a correre la locomotiva tedesca, forse i cittadini europei, in quanto tali, non dovrebbero avere quanto meno la precedenza? Soprattutto se vivono in paesi dove la disoccupazione è a due cifre e i governi non possono spendere in investimenti perché hanno le mani legate dal fiscal compact voluto proprio da Berlino. Invece spazio ai migranti non europei, con una distinzione: sì a quelli che fuggono da guerre e dittature sanguinarie, no a quelli cosiddetti economici, cioè che fuggono per fame. I primi sono più evoluti dei secondi, hanno studiato, avevano un lavoro, sono la parte pregiata di società in dissoluzione. Potrebbero esserne la classe dirigente quando saranno ricostruite, una volta cacciati gli oppressori e superata la crisi. Sarebbe più sensato aiutarli a restare, magari in campi speciali nelle vicinanze, tipo in Turchia, in vista della ricostruzione. Portarli definitivamente in Europa vuol dire privare quei paesi di risorse umane vitali per il futuro e lasciare campo libero a chi li sta devastando. Diverso il caso dei migranti economici. Sono un fardello per i paesi da cui fuggono, ma anche braccia da impiegare, magari in agricoltura, che in Europa viene abbandonata. Gli Stati Uniti, che tutti ora dicono che l’Europa deve imitare, sono stati costruiti con questo tipo di migranti, gente spinta dalla fame e disposta ad andare in miniera. Per poi consolidarsi, istruirsi, e magari aspirare a diventare classe dirigente in quattro o cinque generazioni.

    La generosità tedesca è già stata sperimentata, proprio dai tedeschi. Quella generosità che regalò ai cittadini dell’Est il cambio del marco 1-a-1 dopo la caduta del muro. Qualche soldo in tasca ai consumatori di oltre cortina, affamati di beni di consumo occidentali. Ma anche un colpo di grazia all’economia dell’Est. Il marco rivalutato spedì fuori mercato da un giorno all’altro l’industria dell’Est, che finì per chiudere o essere svenduta a prezzi da saldo ai giganti dell’Ovest. Ai cittadini dell’Est, oltre a qualche marco in più in tasca, rimasero solo le braccia, ma senza le macchine con cui lavorare. Un quarto di secolo dopo la caduta del muro, gli standard di vita dei cittadini dell’Est sono ancora di un terzo sotto quelli del ricco Ovest. Sembra la vecchia canzone di Lucio Battisti “una donna per amica” questa Germania, ma al contrario: sempre insegna ma quasi mai impara.

    Tags: germaniaimmigratimigrantisurplus

    Ti potrebbe piacere anche

    GOMMONE MIGRANTI PROFUGHI MAR MEDITERRANEO MIGRAZIONE FENOMENO MIGRATORIO ROCHIEDENTI ASILO MEDICI SENZA FRONTIERE SOCCORSO SOCCORSI MSF ONG Imago economica
    Diritti

    Nell’UE calano le domande d’asilo, ma sale il numero di chi aspetta una risposta

    18 Maggio 2026
    Photo de Andrew Vsur Unsplash
    Diritti

    Violenze e garanzie zoppe, il preoccupante referto ONU sulla tortura in Italia

    15 Maggio 2026
    La nave Humanity attraccata al porto di Bari con 100 migranti, maggio 2025. Fonte: Saverio De Giglio via Imagoeconomica
    Diritti

    Rimpatri, controllo dei confini e nuovi approcci: la dichiarazione del Consiglio d’Europa sulla migrazione

    15 Maggio 2026
    Photo de Wolfgang Weisersur Unsplash
    Economia

    La Cina alla conquista dell’UE, surplus commerciale su del 24 per cento in un anno

    14 Maggio 2026
    Fonte: Consiglio UE
    Difesa e Sicurezza

    L’UE invita i talebani per colloqui sul rimpatrio di migranti afghani pericolosi

    12 Maggio 2026
    PORTO NAVE LIFE SUPPORT EMERGENCY ATTRACCA A BARI CON 120 MIGRANTI EQUIPAGGIO SBARCO MIGRANTI. IMMIGRAZIONE UE. Source: Imagoeconomica
    Diritti

    Nelle UE più respingimenti e crollo di presenze irregolari di persone migranti

    12 Maggio 2026

    TUTTI GLI EVENTI CONNACT

    Il Rapporto Draghi in italiano

    di Redazione eunewsit
    9 Settembre 2024
    CondividiTweetCondividiSendCondividiSendCondividi
    Made with Flourish
    La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il Segretario per gli Affari esteri del Messico, Roberto Velasco Alvarez (Fonte: EC - Audiovisual Service)

    Accordo UE-Messico, arriva la firma ufficiale: meno dazi e più cooperazione geopolitica

    di Giorgio Dell'Omodarme
    22 Maggio 2026

    L'intesa - firmata oggi a Città del Messico - permetterà di abbattere le tariffe sui prodotti europei in numerosi settori....

    [Foto: NATO]

    NATO, Rutte: “Il disimpegno USA è inevitabile, essenziali più investimenti europei”

    di Valeria Schröter
    22 Maggio 2026

    I ministri degli Esteri della NATO si sono riuniti in Svezia. Tra i temi da discutere, la spesa per la...

    Tabacco - UE

    La Commissione UE avvia la consultazione pubblica sui prodotti e sulla pubblicità del tabacco

    di Annachiara Magenta annacmag
    22 Maggio 2026

    La Commissione europea ha aperto la consultazione pubblica, attiva fino al 14 agosto 2026, per raccogliere opinioni, proposte e osservazioni...

    Photo de Rob Warnersur Unsplash

    OMS contro le nicotine pouches: “Nuova minaccia globale”. Ed è scontro sulla riduzione del danno

    di Annachiara Magenta annacmag
    22 Maggio 2026

    Per alcuni professori, "se si lascia intendere che le pouches siano quasi pericolose quanto il fumo, i fumatori potrebbero evitare...

    • Editoriali
    • Eventi
    • Opinioni
    • Risultati Europee 2024
    • Chi siamo
    • Contatti
    • Privacy Policy
    • Cookie policy

    Eunews è una testata giornalistica registrata
    Registro Stampa del Tribunale di Torino n° 27

    Copyright © 2025 - WITHUB S.p.a., Via Rubens 19 - 20148 Milano
    Partita IVA: 10067080969 - Numero di registrazione al ROC n.30628
    Capitale sociale interamente versato 50.000,00€

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    Attenzione