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    Home » Cronaca » Terrorismo, più controlli all’ingresso anche per i cittadini Ue

    Terrorismo, più controlli all’ingresso anche per i cittadini Ue

    I ministri di giustizia e interni riuniti domani per una riunione straordinaria convocata dopo gli attacchi di Parigi, sono pronti a chiedere modifiche al regolamento Schengen per verifiche più scrupolose sugli europei che rientrano da Paesi terzi. Richiesti controlli approfonditi anche negli hotspot da cui passano i migranti in arrivo

    Letizia Pascale</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LetiziaPascale" target="_blank">@LetiziaPascale</a> di Letizia Pascale @LetiziaPascale
    19 Novembre 2015
    in Cronaca
    Terrorismo controlli frontiere Ue

    Bruxelles – Avete presente il rapido controllo sul passaporto a cui venite sottoposti quando rientrate in Europa dopo una vacanza fuori dai confini dell’Unione? Presto potrebbe essere sostituito da verifiche ben più approfondite. Tra le misure di sicurezza scattata dopo gli attentati di Parigi, l’Ue sembra pronta a sacrificare alcune delle libertà di cui hanno goduto fino a oggi i cittadini dell’area Schengen, come appunto quella di rientrare in Europa indisturbati dopo un viaggio in un Paese terzo. Un’esigenza facilmente comprensibile, visto che tra gli attentatori di Parigi c’erano cittadini con passaporto europeo (francesi e belgi) rientrati senza problemi in Europa dopo avere combattuto in Siria. Per questo i ministri degli Interni e della giustizia dei Paesi Ue, riuniti domani a Bruxelles per un incontro straordinario convocato all’indomani degli attacchi, avanzeranno la proposta di modificare lo Schengen Border Code, il codice comunitario relativo al regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone.

    Ora, secondo il codice, ogni cittadino Ue di rientro “è sottoposto a una verifica minima” che consiste “nel semplice e rapido accertamento della validità del documento” e “della presenza di indizi di falsificazione o di contraffazione”. Niente di più. Ma nella situazione attuale, non può bastare, secondo le capitali europee che domani, secondo la bozza di conclusioni del consiglio straordinario, dovrebbero chiedere alla Commissione di “presentare una proposta per una revisione mirata” dell’articolo in questione (il 7.2) del codice frontiere Schengen per introdurre “controlli sistematici nei database rilevanti ai confini esterni dell’Ue” anche per “gli individui che godono del diritto della libertà di movimento”.

    “I cittadini Ue possono essere soggetti a controlli più approfonditi solo su base non sistematica”, spiega un alto funzionario Ue, sottolineando che proprio questo è il punto che il Consiglio punta a poter cambiare e su cui tutte le capitali sembrano concordare. In particolare il controllo che potrebbe scattare, sarebbe quello per verificare se l’individuo compare nel database Sis II, lo Schengen information system, dove sono segnalate tutte tutte le persone che possono essere state coinvolte in crimini gravi o che potrebbero non avere diritto a entrare o rimanere nell’Ue. La richiesta che domani i ministri degli Interni e della giustizia dovrebbero formalizzare potrebbe però verosimilmente incontrare resistenze da parte della Commissione, timorosa di avviare revisioni della libera circolazione, sempre sbandierata come una delle maggiori conquiste europee. “Ci sono sempre rischi ma che vita sarebbe senza rischi?”, scherza una fonte europea, secondo cui le obiezioni dell’esecutivo comunitario non reggono anche perché la Commissione pianifica comunque un pacchetto per l’introduzione delle cosiddette “frontiere intelligenti” (gli smart border) che includerebbe qualche emendamento allo Schengen border code. Dunque perché non includere anche la piccola modifica richiesta dagli Stati?

    Ma se l’intenzione è quella di intensificare i controlli sui cittadini europei non si trascura che dai Paesi di frontiere entrano quotidianamente centinaia di cittadini non Ue. Per questo, la bozza di conclusioni del Consiglio chiede anche che si proceda ad una “registrazione sistematica, inclusa la raccolta di impronte digitali, di tutti i migranti che entrano nell’area Schengen” e che anche i rifugiati in arrivo siano controllati facendo uso di tutti i database disponibili. Per questo, gli Stati chiedono che si assicuri che “gli hotspot siano equipaggiati con i mezzi tecnologici rilevanti” per potere effettuare questi controlli.

    Ma l’accento sarà posto anche sulla necessità di un migliore scambio delle informazioni disponibili tra i Paesi membri. Su questo fronte, dal 1 gennaio 2016, Europol lancerà anche un centro antiterrorismo europeo, “una piattaforma attraverso la quale gli Stati membri possano aumentare la condivisione delle informazioni e il coordinamento operativo riguardo al monitoraggio e alle investigazioni sui foreign fighers, il traffico illegale di armi e i finanziamenti al terrorismo”, spiega la bozza di conclusioni della riunione di domani. La Commissione “è invitata ad assicurare che Europo sia rinforzata con le risorse necessarie” per supportare questo Centro europeo antiterrorismo e gli Stati membri a fare il “massimo uso di queste capacità per migliorare il livello complessivo di scambio di informazioni”, cosa che fino ad ora non è avvenuta.

    Tags: Attentati parigiconsigliofrontiereSchengenterrorismoue

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