Bruxelles – La consultazione pubblica della Commissione europea pubblicata il 22 maggio 2026 e volta a guidare la futura regolamentazione sui prodotti del tabacco e della nicotina è stato duramente criticato da ETHRA (European Tobacco Harm Reduction Advocates) come “impossibile da rispondere” per chiunque abbia una “comprensione delle differenze di rischio tra i vari prodotti e un interesse razionale nella salute pubblica”. Damian Sweeney, partner di ETHRA, non usa mezzi termini: “Il questionario raggruppa tutti i prodotti a base di nicotina e tabacco come se avessero lo stesso livello di rischio, rendendolo impossibile da rispondere in modo significativo”.
Secondo Sweeney, il problema fondamentale risiede nell’approccio “risk-blind” del sondaggio. “Distorce il mercato semplicemente raggruppando tutti i prodotti insieme come se avessero tutti un uguale livello di rischio, cosa che sappiamo per certo non essere il caso”. Questa aggregazione ignora differenze di rischio che possono essere di “due ordini di grandezza” tra i prodotti più e meno pericolosi. L’intento è chiaro: “Il design appare meno come una consultazione aperta e più come un percorso verso una conclusione preselezionata: più restrizioni, più divieti e un maggiore controllo normativo su tutti i prodotti a base di nicotina”.
Nel suo report, ETHRA avverte che le regolamentazioni severe, come i divieti di aromi o i limiti di nicotina, possono avere “conseguenze indesiderate” gravi. Sweeney spiega che “i fumatori e gli ex fumatori perdono l’accesso a prodotti che li hanno aiutati ad allontanarsi dalle sigarette“. Le prove non mancano: “In ogni Paese o giurisdizione che ha emanato divieti di aromi abbiamo visto accadere la stessa cosa. Il mercato si sposta da uno legale e regolamentato a uno illegale e non regolamentato e il mercato nero fiorisce, la prevalenza del fumo ristagna o aumenta (sia tra adulti che tra giovani), e le attività commerciali chiudono.”
La critica si estende anche alla mancata considerazione dei compromessi tra gli interessi dei giovani e quelli dei 94 milioni di fumatori adulti dell’UE. “La popolazione a rischio sono le persone anziane che fumano, quindi qualsiasi mossa per limitare l’accesso a prodotti che possono aiutare le persone a smettere di fumare sarà un aspetto negativo per la salute pubblica,” afferma Sweeney. Una politica seria dovrebbe chiedersi: “come prevenire l’uso giovanile massimizzando il passaggio degli adulti dal fumo?”
Infine, il report di ETHRA denuncia come misure esistenti, quali il divieto dello snus del 1992 e le restrizioni sulla comunicazione dei rischi relativi, siano “inequivocabilmente dannose” e proteggano di fatto il commercio di sigarette. “Proteggono il commercio di sigarette non consentendo una comunicazione accurata del rischio alle persone che fumano e che potrebbero migliorare notevolmente la loro salute passando a un prodotto a base di nicotina più sicuro,” conclude Sweeney, citando il successo della Svezia, dove la prevalenza del fumo è del 3,7 per cento rispetto alla media UE del 24 per cento, grazie anche allo snus.
A complicare ulteriormente il quadro della consultazione europea, emergono accuse di manipolazione da parte di gruppi del tabacco che utilizzano l’intelligenza artificiale per influenzare il processo. Con oltre 33.000 risposte già presentate, aziende come Philip Morris e British American Tobacco, insieme al sito web Clearing the Air, hanno lanciato campagne per incoraggiare i consumatori a partecipare. Parte di questo sforzo si basa su strumenti assistiti dall’IA, che aiutano gli utenti a generare risposte. Ad esempio, nei negozi Philip Morris, i clienti vengono indirizzati tramite QR code a una piattaforma online che offre decine di argomenti suggeriti, la maggior parte dei quali si oppongono a restrizioni più severe su aromi, bustine di nicotina e filtri, o avvertono sulla crescita del commercio illecito.
Questa pratica ha suscitato critiche da parte degli attivisti per la salute pubblica. L’eurodeputata verde Tilly Metz ha avvertito che le “presentazioni automatizzate stavano distorcendo il processo di consultazione“. Medici e assicuratori sanitari hanno intentato una causa legale contro la campagna di Philip Morris, accusandola di essere “fuorviante e manipolativa”. Hans Snijder, direttore di Smoke-Free Generation, ha descritto la campagna come “uno sforzo di lobbying orchestrato“.
Philip Morris International ha difeso la sua posizione, affermando che la causa legale è “un tentativo di screditare la partecipazione stessa” e che i critici cercano di “mettere a tacere le voci dei cittadini europei“. L’azienda ha dichiarato che la sua campagna è stata progettata per facilitare l’impegno individuale nella formulazione delle politiche dell’UE. La consultazione, che ha attratto oltre 40mila contributi, si chiuderà la prossima settimana, con gli strumenti digitali supportati dall’industria che hanno contribuito in modo significativo al volume delle risposte. Per Massimo Andolina, presidente della Regione Europa, definire “manipolativo” uno strumento che facilita la partecipazione democratica significa “mettere in discussione il diritto di una parte legittima del dibattito a far sentire la propria voce”.

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