Bruxelles – La direttiva europea sulla tassazione del tabacco ieri (3 giugno) ha fatto due passi in direzioni opposte: approvata in versione ridotta dalla commissione Affari economici del Parlamento europeo, ritirata lo stesso giorno dall’agenda del consiglio Ecofin per mancanza di unanimità. Dunque i ministri economici non discuteranno del tema il 12 giugno, giorno di riunione ministeriale, e il file verrà gestito dalla presidenza irlandese. Sulla tassazione del tabacco l’UE dunque si inceppa, di nuovo, confermando idee e orientamenti diversi. A livello nazionale permangono visioni diverse sul da farsi, che si riflettono a livello UE.
La commissione Affari economici e monetari dell’europarlamento ha votato la sua posizione sulla la direttiva sulla tassazione del tabacco (nota anche con l’acronimo TED) e ha adottato le sue raccomandazioni con 32 voti a favore, 21 contro e 2 astensioni. Il testo ammorbidisce la proposta originaria della Commissione europea su quasi tutti i fronti.
Sulle sigarette, Bruxelles chiedeva di portare le accise minime al 63 per cento del prezzo al dettaglio. I deputati, invece, raccomandano di tenerle al 60 per cento attuale. La soglia minima in euro scende dalla proposta della Commissione di 215 euro a 200 euro per mille sigarette, rispetto all’attuale 94 euro. Le modifiche dovrebbero entrare in vigore dal primo gennaio 2028. Per gli altri prodotti – sigarette elettroniche, tabacco riscaldato, sacchetti di nicotina (nicotine pouches), sigari – i deputati raccomandano aliquote inferiori e periodi di transizione più lunghi, che in alcuni casi slittano fino al 2034. I deputati, poi, raccomandano di ritardare il meccanismo di indicizzazione automatica delle accise all’inflazione dal 2028 al 2036, limitando gli aggiustamenti automatici a un massimo del 9 per cento. Il voto in plenaria è atteso per il 17 giugno.
Il relatore per entrambi i testi, Tomáš Kubín (Patriots for Europe), ha difeso il risultato: “Il mio obiettivo è stato sostenere un quadro moderno e più coerente, assicurando al tempo stesso che le norme rimangano realistiche, proporzionate e applicabili. Non si tratta di indebolire gli obiettivi della Commissione. Si tratta di rendere la direttiva applicabile nella pratica“.
Secondo l‘eurodeputato di Forza Italia Marco Falcone (Partito popolare europeo), “la maggioranza che si è consolidata in Commissione ha scelto una linea che guarda agli effetti economici e sociali della riforma. Per questo abbiamo rafforzato il principio del meno rischio, meno tasse, abbassando l’imposizione sui prodotti innovativi rispetto alla sigaretta tradizionale, adottando quindi un approccio fiscale di buon senso”. Secondo il deputato, la riforma coniuga “salute, legalità, competitività e tutela dell’occupazione”.
Di diversa opinione Cesar Luena, negoziatore del gruppo S&D (Socialisti e Democratici), che ritiene il risultato “profondamente dannoso: per la salute pubblica, per i contribuenti e per ogni europeo la cui vita potrebbe essere salvata da un’azione più decisa sul tabacco”. La riforma della tassazione del tabacco è “attesa da tempo – ha aggiunto -, dato che la legislazione attuale risale al 2010. Si tratta di un’opportunità irripetibile per rendere il tabacco meno accessibile, proteggere le persone dalla dipendenza da nicotina, soprattutto i giovani, e garantire maggiori entrate pubbliche. Le proposte della Commissione erano ambiziose, ma l’alleanza tra il PPE e l’estrema destra ha svuotato la riforma del suo scopo”.
Kubín ha chiuso il suo intervento dopo il voto in commissione Affari economici e monetari auspicando che “i progressi del Parlamento ispirino il lavoro del Consiglio” e che si raggiunga presto un accordo. Sempre ieri, però, la presidenza cipriota in sede di COREPER, il comitato dei rappresentanti permanenti di tutti gli Stati membri, ha annunciato che il dossier è stato ritirato dall’agenda dell’Ecofin perché non c’è unanimità tra gli Stati membri.
La presidenza ha riferito di aver compiuto “ogni sforzo possibile” durante le consultazioni bilaterali e le riunioni dei gruppi di lavoro per trovare soluzioni di compromesso accettabili per tutte le delegazioni. Se nel complesso gli Stati membri hanno giudicato il testo “equilibrato” e apprezzato gli sforzi della presidenza, non tutte le delegazioni sono attualmente in grado di togliere la propria riserva. “Purtroppo, nonostante i nostri sforzi negli ultimi mesi, non è stato possibile in questa fase raggiungere un consenso su questo importante dossier”, ha dichiarato un portavoce della presidenza cipriota. La direttiva, infatti, richiede l’unanimità del Consiglio e basta un solo Paese per bloccarla. Il risultato sorprende fino a un certo punto, visto che gli Stati membri hanno manifestato scetticismo sulla proposta della Commissione.
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