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    Home » Salute » Mercato unico, salute pubblica, rischio di illecito: in Parlamento i dubbi su revisione della tassazione UE sul tabacco

    Mercato unico, salute pubblica, rischio di illecito: in Parlamento i dubbi su revisione della tassazione UE sul tabacco

    La Commissione europea vuole introdurre aliquote minime armonizzate anche per sigarette elettroniche e tabacco riscaldato. Una parte della politica e i produttori chiedono invece "una chiara distinzione fiscale basata sul rischio per la salute"

    Perla Ressese di Perla Ressese
    20 Novembre 2025
    in Salute

    Bruxelles – Prosegue la levata di scudi sulla controversa proposta di revisione della direttiva UE, che prevede un aumento e un armonizzazione delle aliquote fiscali minime su prodotti a tabacco riscaldato e sigarette elettroniche. La Commissione europea difende la bontà dell’intervento, non solo come passo per raggiungere l’obiettivo di riduzione del fumo al di sotto del 5 per cento entro il 2040, ma anche per garantire il corretto funzionamento del mercato unico, ora soggetto a forti distorsioni. Ma per molti parlamentari, l’industria del tabacco (e diversi Stati membri) l’aumento della tassazione rischia di rivelarsi un pericoloso boomerang, aumentando il traffico illecito e penalizzando le alternative – meno nocive – alle sigarette tradizionali.

    Oggi (20 novembre), il tema è stato al centro della riunione della sottocommissione per le questioni fiscali (FISC) del Parlamento europeo. Insieme agli eurodeputati, erano presenti l’esecutivo UE – rappresentato da Maria Elena Scoppio, capo della Direzione Generale per le Tasse e l’Unione doganale -, diversi accademici ed esperti internazionali, l’organizzazione ombrello dei produttori – Tobacco Europe -, e la coalizione di ONG Smoke Free Partnership.

    Scoppio ha riassunto le tre linee di intervento pianificate dalla Commissione: l’aumento delle aliquote minime per i prodotti tradizionali a base di tabacco, che oggi “non agiscono più come deterrente efficace” e che “sarebbero adeguate sulla base della situazione economica di ogni Stato membro”, l’inclusione delle alternative elettroniche al tabacco – e delle bustine di Snus – nel campo di applicazione della direttiva, e l’introduzione di misure supplementari per controllare il commercio di tabacco grezzo, da cui proviene buona parte del commercio illecito.

    Maria Elena Scoppio all’audizione in sottocommissione FISC, 20/11/25

    Il nodo principale è quello relativo alla tassazione di e-cigarette e svapo. La linea della Commissione – ribadita da Scoppio – è che “i nuovi prodotti a base di nicotina attirano i giovani“, comportano rischi per la salute “al di là dei tumori, prolungano le dipendenze, sono una porta d’accesso verso le sigarette tradizionali”. Ma l’inclusione dei nuovi prodotti “non si basa solo su questioni legate alla salute, ma anche sulle distorsioni del mercato interno“, ha precisato Scoppio, secondo la quale “l’obiettivo principale della proposta non è legato alla salute”. Al momento non sono soggetti ad alcune tassazione minima a livello UE e gli Stati membri hanno adottato approcci diversi.

    Bruxelles ha stimato che l’aumento della tassazione porterà inoltre a “un incremento del gettito fiscale di 15 miliardi di euro in tutta l’UE”, e che contemporaneamente ridurrà la spesa sanitaria per le patologie legate al tabacco. Le aliquote minime esistenti, ora “obsolete”, hanno “contribuito a un calo del 40 per cento dei tassi di fumo nell’ultimo decennio”.

    Per Christa Pelsers, di Tobacco Europe, la proposta della Commissione fa acqua da tutte le parti. A partire dal fatto che la nicotina – alla base delle alternative elettroniche al tabacco – non è riconosciuta come causa di tumori. Le aliquote minime “sono eccessive”, e “distruggeranno la domanda per questi prodotti, per lo meno per quelli legali”, ha avvertito Pelsers.

    Invece che equiparare e-cigarette e svapo alle sigarette tradizionali, la tassazione potrebbe essere progressiva, proporzionata cioè ai rischi del prodotto. “I dazi sugli alcolici aumentano a seconda di quanto alcol contengono”, ha sottolineato Francesco Moscone, professore all’Università Ca’ Foscari di Venezia e alla Brunel University di Londra. Oltre a citare diverse ricerche scientifiche indipendenti che “rilevano costantemente che i prodotti alla nicotina più recenti sono meno tossici delle sigarette combustibili”, l’economista ha affermato che – stando a un suo recente studio – “se metà dei fumatori italiani passasse a prodotti a rischio ridotto, come il tabacco riscaldato e le sigarette elettroniche, potremmo risparmiare circa 700 milioni di euro in costi diretti ogni anno. E i risparmi indiretti potrebbero essere ancora maggiori”.

    Christa Pelsers e Francesco Moscone all’audizione in sottocommissione FISC, 20/11/25

    Secondo Moscone, una tassazione uguale per rischi diseguali “rimuove gli incentivi di prezzo per i fumatori a passare ad alternative meno dannose e porta a costi sanitari evitabili”. L’economista ha chiesto di seguire l’esempio dell’Italia, dove attualmente esiste “un differenziale della tassazione del 42 per cento tra prodotti tradizionali e tabacco riscaldato”.

    L’altro esempio virtuoso per chi sostiene la necessità di un passo indietro da parte della Commissione europea è senz’altro la Svezia, che ha stabilito accise più basse per le alternative alle sigarette tradizionali. Il Paese scandinavo è l’unico in UE in cui è legale la vendita dello snus, utilizzato regolarmente – secondo l’Agenzia svedese per la salute – dal 14 per cento della popolazione. Per Gijs Van Wijk, di Smoke Free Partnership, la narrativa delle bustine di nicotina che hanno portato a una riduzione storica del fumo “è montata ad arte”, perché la “storia è diversa”. In Svezia – sostiene Van Vijk – “il 29 per cento dei diciassettenni” utilizzo lo snus, “un’intera generazione che dipende dalla nicotina”. Così come lo snus, anche i nuovi prodotti a base di nicotina “non sono innocui, creano assuefazione e hanno impatti sul sistema cardiovascolare”, ha sottolineato ancora.

    La questione è spinosa, ed è resa ancor più complessa dal fatto che – come evidenziato da Gaetano Pedullà, eurodeputato del Movimento 5 Stelle – “mai come in questo ambito sentiamo opinioni, numeri e cifre diversi”. In pentastellato ha condiviso l’allarme lanciato dalla filiera agricola del tabacco: “Dovrebbero tagliare l’occupazione, fermare in parte la produzione, una situazione tragica. Il pubblico deve trarre sempre massimo vantaggio possibile, ma far fallire filiere non è un vantaggio”, ha affermato.

    Secondo Marco Falcone, eurodeputato di Forza Italia, la Commissione europea “ha fatto bene ad avviare una revisione che tenga conto delle innovazione del mercato del tabacco”. Ma “purtroppo la proposta non introduce una chiara distinzione fiscale basata sul rischio per la salute“. Per l’eurodeputato forzista si pone anche una questione relativa alla “sovranità fiscale degli Stati membri”: Bruxelles avrebbe infatti la facoltà, tramite atti delegati, di aggiornare ogni tre anni i livelli di tassazione, sulla base dell’inflazione e il potere d’acquisto nei diversi Paesi.

    Tags: commissione europeacommissione fiscdirettiva tabaccosigarette elettroniche

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