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    Home » Cronaca » Migranti, commissario Ue Avramopoulos: “L’Italia non va sanzionata”

    Migranti, commissario Ue Avramopoulos: “L’Italia non va sanzionata”

    Il commissario tende la mano all'Italia e conferma la proposta di un'Agenzia europea per le migrazioni che controlli una Guardia di frontiera comune. Entro marzo 2016 si discuterà di asilo comune

    Alessandro Ricci</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@Alessandricc" target="_blank">@Alessandricc</a> di Alessandro Ricci @Alessandricc
    12 Dicembre 2015
    in Cronaca
    avramopoulos, inmpronte, migranti, infrazione
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    Roma – “Tornerò a Bruxelles per dire che l’Italia non va sanzionata. Abbiamo due anni per convincere la Commissione che in Italia tutto è stato fatto. Tutti gli Stati membri si stanno lamentando dei compiti da svolgere, ma l’Italia ha svolto bene il suo lavoro”. Queste le parole del commissario europeo per le Migrazioni, gli affari interni e la cittadinanza Dimitris Avramopoulos, nel corso della sua visita a Roma.
    L’esponente dell’esecutivo comunitario, in audizione davanti alla commissione per gli Affari costituzionali del Senato, alla presenza della presidente Anna Finocchiaro, ha prima elogiato l’Italia per l’ottimo lavoro svolto nell’accogliere migranti e, in seguito, promesso che di ritorno a Bruxelles proporrà ufficialmente il ritiro della procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese. Il greco ha ricordato che, nonostante le critiche da parte dell’opinione pubblica, i centri d’identificazione ed espulsione italiani hanno svolto un grande ruolo nella politica sull’immigrazione europea. La gratitudine è stata espressa non solo verso le istituzioni ma anche ai cittadini italiani, in particolare a quelli di Lampedusa.

    Durante la giornata romana, il commissario, ha fatto tappa al forum ‘Rome Med 2015’ organizzato dalla Farnesina in collaborazione con l’Ispi. Lì ha approfondito l’idea di un’Europa delimitata da un’unica frontiera, perché proprio attraverso quest’ultima, ritiene, passa il processo di unità. Non sembra più bastare Frontex – che comunque riceverà ulteriori fondi per portare avanti le operazioni Triton e Poseidon – e quindi a breve sarà presentata la proposta per la creazione un’Agenzia europea per le migrazioni. “Per risolvere la crisi dei migranti che sta investendo l’Europa c’è bisogno di un’agenzia europea che gestisca i flussi migratori e coordini gli sforzi a livello europeo”, ha dichiarato Avramopoulos. Il concept è quello di portare sotto la supervisione di Bruxelles la gestione dell’immigrazione, attraverso il reclutamento di funzionari negli stati membri che verranno opportunamente istruiti. L’agenzia gestirà una Guardia di frontiera comune, che potrà intervenire di propria iniziativa o su richiesta degli Stati.

    La creazione dell’agenzia comprende un punto fondamentale nel suo sviluppo, ovvero la realizzazione di hotspots (si legga centri di identificazione ed espulsione) che andranno riformati e “serviranno a identificare e accogliere i rifugiati ed espellere chi non ha diritto all’asilo”. Questi hotspot, secondo il commissario, permetteranno uno sforzo congiunto da parte di tutti i membri dell’Unione europea.
    La soluzione risulta essere ancora una volta quella di “più Europa”, che passerà anche attraverso un sistema comune di asilo. Entro marzo 2016 verrà presentata la proposta di un sistema “legittimo ed efficace”, con regole certe e una migliore distribuzione dei rifugiati secondo le quote stabilite dalla Commissione europea nell’Agenda per i migranti. Ci sarà dunque una riforma del regolamento di Dublino che “era pensato per una situazione meno critica di quella odierna”, ha spiegato Avramopoulos.

    Infine, un monito agli Stati che stanno cercando di sospendere Schengen. Su questo punto il commissario si è soffermato a lungo per precisare tra gli applausi della sala che, sebbene per motivi di sicurezza sia stata data la possibilità di sospendere per 3 mesi il trattato sulla libera circolazione, “non dobbiamo commettere l’errore di prolungare la sospensione, perché rischieremmo di distruggere l’Europa”, della quale il trattato è la manifestazione “più concreta”.

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