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    Home » Economia » Mercato elettrico integrato: possibili 40 miliardi di risparmio, ma l’Italia rimane indietro

    Mercato elettrico integrato: possibili 40 miliardi di risparmio, ma l’Italia rimane indietro

    Una risoluzione non legislativa del Parlamento europeo ha evidenziato i vantaggi della connessione dell'elettricità dei vari stati membri, evidenziando però che alcuni Paesi non incontrano i parametri prefissati

    Caterina Tani</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/CTBRX" target="_blank">CTBRX</a> di Caterina Tani CTBRX
    15 Dicembre 2015
    in Economia
    mercato elettrico integrato

    Bruxelles – Il Parlamento Ue ha approvato una risoluzione non legislativa che chiede agli Stati membri di integrare il mercato dell’elettricità. Il risparmio derivante da un mercato elettrico integrato, spiegano gli europarlamentari, ammonterebbe a 40 miliardi di euro l’anno (2 euro per MWh) mentre per realizzazione del progetto gli stati dovrebbero versarne 150.  Secondo il relatore Peter Eriksson (Verdi/ALE, SE) un migliore collegamento della rete elettrica Ue è fondamentale “sia per avere più rinnovabili, e quindi per raggiungere gli obiettivi sul cambiamento climatico, che per rendere l’Europa più competitiva attraverso prezzi dell’elettricità più economici”.

    L’obiettivo fissato dall’Ue per il 2020 prevederebbe che il 10% dell’elettricità prodotta dalle centrali elettriche di ogni Stato membro possa essere inviata ai paesi vicini oltre confine. Un obiettivo significativo, spiega la risoluzione, che tuttavia non “rispecchia la situazione di mercato, dato che dodici stati membri non lo hanno ancora raggiunto” e sono quindi “ampiamente isolati dal mercato interno dell’energia elettrica”. Tra questi figura anche l’Italia che, insieme a Regno Unito, Spagna, Irlanda, Estonia, Lituania, Lettonia, Malta, Polonia, Portogallo, Romania è ancora lontana dal raggiungere il 10% prefissato.

    Ostacoli alla cooperazione regionale
    La situazione delle connessioni elettriche “regionali” nell’Ue è variegata. La regione della penisola iberica e del Mediterraneo (che comprende anche l’Italia) ha, secondo i deputati, una “ridotta capacità di interconnessione” che non permette il raggiungimento del 10% e richiederà la preparazione di “uno studio” con i vari paesi interessati, che possa evidenziare “i vantaggi dell’interconnesione” . Problemi sussistono anche negli stati baltici dove, spiegano i parlamentari, “le reti sono ancora sincronizzate con il sistema elettrico russo e dipendono da esso”. Diversa la situazione della regione del Mare del Nord, dove, secondo gli europarlamentari “la realizzazione di un’infrastruttura di rete offshore regionale, l’accesso al mercato e la condivisione delle riserve potrebbero consentire un risparmio compreso tra 5 e 13 miliardi di euro l’anno entro il 2030, grazie a una maggiore integrazione del mercato regionale”, evidenziando che la regione ha il potenziale “per fornire oltre l’8% dell’approvvigionamento elettrico europeo entro il 2030”. Un approccio “espansivo è raccomandato in europa centrale e sud orientale è importante che “un’infrastruttura di rete regionale includa i paesi dei Balcani occidentali esterni all’UE e la Turchia”. Protagonista della success story, infine, l’Europa centrale, dove “il mercato dell’elettricità condiviso tra l’Austria e la Germania” è “un modello di successo”e “la zona di offerta andrebbe ampliata”.

     

    Tags: 2020mercato elettrico integratoparlamento europeoue

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