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    Home » Politica » Il salto mortale legale per concludere il negoziato Brexit

    Il salto mortale legale per concludere il negoziato Brexit

    Per evitare approvazioni parlamentari che avrebbero preso, forse, anni non sarà un atto dell'Unione europea a sancire l'accordo, ma una intesa intergovenativa

    Lorenzo Robustelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LRobustelli" target="_blank">@LRobustelli</a> di Lorenzo Robustelli @LRobustelli
    17 Febbraio 2016
    in Politica
    Brexit, accordo, consiglio europeo
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    Bruxelles – Detteranno le regole per l’Unione europea, ma in quel momento ognuno rappresenterà solo il suo governo e non il Consiglio europeo. E’ il salto mortale giuridico che hanno deciso di fare i capi di Stato e di Governo dell’Unione europea per dare il via libera agli accordi del negoziato tra Ue e Gran Bretagna, tesi a tentare di confermare la permanenza di Londra nelll’Unione.

    Se tutto andrà bene, al Consiglio europeo di domani e venerdì la trattativa finirà in sostanza con una forma di “accordo intergovernativo” che sia vincolante per chi lo approva ma che non tocchi i Trattati dell’unione con lo scopo, esplicito, di non coinvolgere i Parlamenti nazionali in questo difficile negoziato, “altrimenti tutti sapevano che non se ne sarebbe più usciti”, spiegano fonti qualificate a Bruxelles.

    C’è stato insomma, e ci sarà ancora, un lavoro molto intenso della “nostra war room di legali”, ha spiegato un alto funzionario europeo per dare a questo inedito accordo la veste “legalmente vincolante” chiesta da David Cameron, evitando però di coinvolgere i Parlamenti, cercando di far presto, nella speranza che nessuno ponga la questione dal punto di vista giuridico magari con una interpretazione diversa da quella fornita dal servizio legale del Consiglio europeo.

    Si tratterà, dice la bozza dell’accordo, di una “decisione dei capi di Stato e di governo, riuniti nel Consiglio europeo”. Non sono dunque i membri dell’organismo comunitario a prendere la decisione (che non potrebbero prendere se non sotto forma di modifica dei trattati e dunque coinvolgendo i Parlamenti) ma i capi di Stato e di Governo dei Paesi membri dell’Unione europea che “colgono l’occasione del Consiglio, dove sono tutti insieme” di essere insomma riuniti in una sala nella loro (altra) funzione di componenti del Consiglio.

    Ci sono dei precedenti simili, uno del 1992 e uno del 2009, che il servizio legale europeo ritiene validi, e dunque si farà un accordo “usando uno strumento di diritto internazionale, in forma semplificata”. L’intesa sarà dunque formalmente solo una una “interpretazione” dei Trattati, e non una loro modifica, alla quale pure i capi di Stato e di Governano si impegnano, alla prima occasione che capiterà. I legali del Consiglio europeo si rifanno anche ad una recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Ue, che ha ritenuto come “interpretazione autentica” dei trattati proprio l’intesa del 2009, che riguardava una disputa con la Danimarca. E, a quanto pare, non ci sarà neanche una firma da parte dei leader dei Ventotto su un documento. 

    In sostanza non è l’Unione europea (con i suoi membri) obbligata a rispettare l’eventuale accordo, ma lo sono (solidarmente) i governi dei ventotto Stati membri. Accordo che diventerà vincolante solo dopo che il governo britannico avrà informato il segretario generale del Consiglio europeo che il Regno Unito ha deciso, con il prossimo referendum, di restare parte dell’Unione.

    Poi si aprirà il capitolo della “legislazione secondaria”, cioè della modifica dei regolamenti che riguardano gli aspetti della sicurezza sociale che la Gran Bretagna vuole sospendere. Ma qui i cittadini britannici voteranno un po’ al buio, perché questa volta il Parlamento europeo avrà voce in capitolo decisiva nel processo legislativo che sarà avviato, come sempre, dalla Commissione europea.

    Tags: accordobrexitconsiglio europeo

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