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    Home » Economia » Banche, Commissione Ue: “Fondo Atlante non è aiuto di Stato”

    Banche, Commissione Ue: “Fondo Atlante non è aiuto di Stato”

    Il commissario per la Concorrenza Vestager promuove il fondo italiano per i crediti deteriorati, boccia l’idea di una revisione a breve del ‘bail-in’ ma va bene risarcire gli investitori truffati

    Domenico Giovinazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@giopicheco" target="_blank">@giopicheco</a> di Domenico Giovinazzo @giopicheco
    4 Maggio 2016
    in Economia
    banche in crisi

    Roma – Per risolvere la questione dei crediti deteriorati di cui le banche devono liberarsi “si può usare qualsiasi Fondo, ma se i soldi sono pubblici, cioè se è controllato dallo Stato che agisce per fini pubblici e non come investitore privato, ci sono delle conseguenze. Questo non vuol dire che chi investe debba essere un privato, ma che deve agire come un privato. E Atlante è uno dei casi” che rientrano in questa fattispecie. Così, in una intervista al Corriere della sera, il commissario europeo per la Concorrenza, Margrethe Vestager, promuove il Fondo Atlante che, finanziato da grossi istituti di credito e fondazioni bancarie, avrà tra i suoi compiti quello di acquistare i crediti deteriorati di cui la banche voglio disfarsi.

    In precedenza, la Commissione europea aveva bocciato il Fondo interbancario perché “è regolato da una legge” e dunque “le banche sono obbligate a versare e lo Stato agisce con finalità pubbliche”, ha spiegato Vestager, una differenza sostanziale con il Fondo atlante, che invece agisce sulla base di una iniziativa privata e non per decisione dello Stato.

    L’esponente dell’esecutivo ha poi bocciato l’ipotesi di rivedere a breve la regolamentazione che impone, in caso di salvataggio di una banca in crisi, di ricorrere prima alle risorse interne, incluse quelle degli obbligazionisti e dei correntisti sopra i 100mila euro, il cosiddetto ‘bail-in’. Cambiarlo “spetterebbe al Parlamento e al Consiglio europeo”, ha indicato Vestager, aggiungendo però che il meccanismo “è in vigore solo da cinque mesi” e quindi “non credo sia possibile” procedere a modifiche. “Anche perché”, prosegue la danese, prima dell’approvazione “c’è stato un dibattito approfondito”.

    Secondo la titolare europea della delega alla Concorrenza, “il problema è che per la crisi sono stati usati circa 5.000 miliardi di euro, un sacco di soldi dei contribuenti che sono andati direttamente alle banche. Per questo il Parlamento e il Consiglio europeo hanno deciso di cambiare, dando responsabilità alle banche, cioè azionisti e obbligazionisti subordinati, che investono a rischio per guadagnare di più. Adesso sanno che se va male devono pagare, e saranno più prudenti”.

    Un ragionamento che tutto sommato fila, se non fosse che questa consapevolezza non l’aveva chi ha sottoscritto i titoli prima dell’entrata in vigore del bail-in, per non parlare dei semplici correntisti che di certo non avevano intenzione di assumersi rischi mettendo i loro soldi in banca. Sta di fatto che il bail-in adesso è realtà. L’unica concessione che Vestager è disposta a fare riguarda chi è stato vittima di una “vendita scorretta” da parte di consulenti finanziari che hanno taciuto i rischi reali dell’investimento.

    Quei “risparmiatori vanno risarciti”, ha sostenuto Vestager, di fatto appoggiando il decreto con cui il governo ha previsto il risarcimento parziale degli obbligazionisti di Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti.  Si tratta di persone che non c’entrano “niente con chi investe per guadagnarci”, ha sottolineato ancora. “Parliamo di chi si è fidato delle banche ed è stato imbrogliato. È un caso di vendita scorretta, e quindi il governo può risarcirli”, ha concluso.

    Tags: aiuti di statobail inbancheconcorrenzafondo atlanterisarcimentiVestager

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