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    Home » Politica » Accordi coi Paesi terzi per bloccare i flussi: arriva il “migration compact” Ue

    Accordi coi Paesi terzi per bloccare i flussi: arriva il “migration compact” Ue

    La proposta della Commissione europea per dare seguito all'idea italiana presentata da Renzi dovrebbe contare su otto miliardi in quattro anni. Nel lungo termine prevista anche la creazione di un fondo di investimento ad hoc sul modello del piano Juncker per mobilitare fino a 60 miliardi

    Letizia Pascale</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LetiziaPascale" target="_blank">@LetiziaPascale</a> di Letizia Pascale @LetiziaPascale
    6 Giugno 2016
    in Politica
    migration compact Ue
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    Strasburgo – Come si è (faticosamente) fatto con la Turchia, così si tenterà di fare anche con gli altri Stati chiave per bloccare i flussi migratori verso l’Europa: stipulare accordi, i cosiddetti “migration compact”, mettendo sul piatto incentivi e chiedendo in cambio più collaborazione sul fronte migratorio, a partire da una maggiore impegno sui rimpatri degli irregolari. Domani (martedì) la Commissione europea presenterà l’attesa proposta sugli aspetti “esterni” dell’immigrazione. Attesa soprattutto dall’Italia, che ha spinto l’esecutivo comunitario ad accelerare in questa direzione inviando a Bruxelles una dettagliata proposta, in parte accolta, almeno come idea generale.

    La Commissione dovrebbe essere pronta a mettere sul piatto, 8 miliardi di euro per un periodo di quattro anni, partendo già nell’immediato con 500 milioni. Si tratterebbe di fondi comunitari, reindirizzati allo scopo da altri programmi europei, in particolare legati a sviluppo e cooperazione. Nel mirino dovrebbero esserci inizialmente 8 Paesi con cui tentare di raggiungere una fruttuosa cooperazione. Per il Medio Oriente si punta a Giordania e Libano con cui la collaborazione sui campi profughi è avviata e non si dovrebbe andare incontro a particolari difficoltà. Per il Nord Africa c’è la Tunisia, con cui si è più indietro ma su cui si è abbastanza fiduciosi, mentre più complicata si teme possa rivelarsi la partiti con gli altri Stati africani: Niger, Nigeria, Senegal, Mali ed Etiopia. Per quanto riguarda la Libia, centrale per gli interessi italiani, prevale per ora lo scetticismo sulla possibilità di potere stringere un accordo vista la scarsa stabilità del governo del premier designato, Fayez al-Sarraj.

    Questa l’azione nel breve periodo, ma la Commissione è intenzionata a proporre anche uno strumento di più lungo periodo: un fondo di investimento ad hoc, sulla falsariga del piano Juncker da 315 miliardi, che parta da un investimento iniziale di Commissione e Stati membri per arrivare, grazie ad un sistema di garanzie, a mobilitare fondi pubblici e privati per almeno 60miliardi di euro. Sulle cifre di partenza ancora si sta discutendo ma secondo il Financial Times l’esecutivo Ue sarebbe pronto a mettere a disposizione 3,1 miliardi di euro e si aspetta un impegno simile da parte degli Stati membri.

    Le incognite sulla riuscita del piano non mancano. Da una parte non sarà semplice convincere i Paesi terzi a collaborare davvero sulle riammissioni dei migranti e in effetti il precedente tentativo che si era fatto in questa direzione con i Paesi africani durante il summit di Valletta dello scorso novembre ha portato scarsissimi passi avanti. Dall’altro lato anche gli Stati europei si sono mostrati finora largamente inaffidabili quando si è trattato di mettere a disposizione denaro per i Paesi terzi, a partire dal fondo per l’Africa da 1,8 miliardi di euro che gli Stati avrebbero dovuto consacrare proprio a progetti di sviluppo nel continente.

    Tags: AfricaCommissione europeaimmigrazioneitaliamigrantiMigration Compactrenziue

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