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    Home » Politica Estera » I sostenitori della Brexit sventolano lo spettro dell’invasione turca

    I sostenitori della Brexit sventolano lo spettro dell’invasione turca

    I comitati che fanno campagna per l'uscita dall'Ue tentano quotidianamente di spaventare la popolazione sugli effetti del possibile ingresso nell'Unione di Turchia, Macedonia, Albania, Montenegro, Serbia

    Alessandro Ricci</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@Alessandricc" target="_blank">@Alessandricc</a> di Alessandro Ricci @Alessandricc
    10 Giugno 2016
    in Politica Estera

    Londra – Se c’è un leitmotiv imperante nella campagna per Brexit, quello è sicuramente la paura. La paura che ogni giorno Vote Leave, il comitato che porta avanti la campagna ufficiale per l’uscita del Regno Unito dall’Ue, e altre decine di associazioni infondono nella popolazione britannica.

    Da 3 mesi a questa parte i giornali sono pieni di allarmi sulla possibile entrata nell’Ue di  Paesi come Macedonia, Albania, Montenegro e Serbia. Ma la vera fissazione non sono tanto gli stati piccoli, quanto la grande Turchia che, con i suoi 76 milioni di abitanti, punta all’ingresso nell’Ue e che potrebbe presto ottenere la liberalizzazione dei visti per l’Ue.

    Sembra quasi che in Turchia le frontiere stiano scoppiando e ci siano milioni di persone con la bandierina del Regno Unito pronte a trasferirsi, tutte malate, tutte in procinto di partorire, tutte pronte a sfruttare lo stato sociale e i servizi pubblici britannici. Secondo le dichiarazioni di Vote Leave, “dal momento che il tasso di natalità in Turchia è così alto, ci si può aspettare di vedere un ulteriore milione di persone aggiunte alla popolazione del Regno Unito dalla Turchia in soli otto anni”.

    Lo stesso Micheal Gove, Segretario della giustizia, ha dichiarato che entro il 2020 altre 4 nazioni entreranno nell’Ue portando nel Regno Unito 5,2 milioni di persone che distruggeranno il Nhs, National Health System. Da non tralasciare poi che Ankara confina con la Siria e quindi il discorso si amplia fino ad arrivare al pericolo del terrorismo, perché secondo i Leavers, lì le frontiere non sono molto efficienti.

    Quanto c’è di vero in queste affermazioni è tutto da stabilire. La Turchia ha richiesto di entrare nell’Unione Europea già dal lontano 1987, ma Bruxelles non ha considerato la candidatura fino al 1999. Da quel momento i passi in avanti non sono stati molti, i negoziati sono iniziati solo nel 2005 e anche qui non si è progredito molto. Per entrare a far parte dell’Unione Europea le due parti si devono accordare su 35 capitoli e, al momento, solo uno è stato ratificato. Anche le discussioni sulla liberalizzazione dei visti stentano a portare frutti, visto il rifiuto di Ankara di modificare alcune leggi nel senso chiesto dall’Ue.

    Se la Turchia è il bersaglio principale, agli altri Stati, con un popolazione che sommata arriva a 12,7 milioni, non è stato riservato un trattamento migliore. Vote Leave, ha dichiarato che l’entrata di questi 4 membri, data per certa entro il 2020 dagli stessi Brexiteers, porterà circa 12 milioni di armi in più all’interno dei confini comunitari.

    Nonostante le dichiarazioni siano tutte da verificare, il fronte Leave sembra stia guadagnando consensi su questo tema, anche grazie ad un video che sta circolando in cui David Cameron, il Primo Ministro britannico, dice di volersi spendere per allargare l’Unione anche alla Turchia, e sostiene il recente accordo sui rifugiati che dovrebbe facilitare anche la liberalizzazione dei visti tra Turchia e Ue.

    Senza dubbio l’immigrazione intra-europea verso la Gran Bretagna è cresciuta nell’ultimo anno e le proposte di Boris Johnson, figura di spicco contro l’Ue, stanno facendo breccia tra le fette più disagiate della popolazione che non riescono ad accedere alle prestazioni sociali e non possono permettersi beni e servizi base.

    Tags: albaniabrexitLeavemacedoniamontenegroserbiaturchiaUk

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