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    Home » Economia » Brexit, Abi: “Se Uk esce, più integrazione tra chi resta nell’Ue o la crisi sarà globale”

    Brexit, Abi: “Se Uk esce, più integrazione tra chi resta nell’Ue o la crisi sarà globale”

    Intervista al direttore generale Sabatini, che anche in caso di permanenza del Regno unito nell’Ue indica le difficoltà di implementare l’accordo tra Cameron e il Consiglio europeo

    Domenico Giovinazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@giopicheco" target="_blank">@giopicheco</a> di Domenico Giovinazzo @giopicheco
    22 Giugno 2016
    in Economia, Politica
    Brexit

    Roma – Il referendum di domani sulla Brexit “è un evento destinato a cambiare le sorti dell’Unione europea come la conosciamo”. Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi (Associazione bancaria italiana) e presidente del comitato esecutivo dell’analoga organizzazione europea Ebf, la pensa così a prescindere dalla scelta dei cittadini britannici sulla permanenza o meno nell’Ue. Se il Regno unito vorrà andarsene, l’unica risposta di chi resta dovrà essere una più forte integrazione. Altrimenti, indica il dirigente Abi, la Brexit è “uno dei maggiori choc che potrebbe colpire non solo l’economia europea ma, con effetti di spillover, l’economia globale”. Ma anche se vincerà il Remain, ammonisce, “la strada non è semplicissima”.

    Quali saranno le conseguenze della Brexit se domani vincerà il Leave?

    Il direttore generale dell'Abi, Giovanni Sabatini
    Il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini

    Il primo punto è che di fatto l’Europa non sarà più la stessa indipendentemente dal risultato del voto. Purtroppo, con la decisione di sottoporre a referendum la permanenza di uno Stato membro, passa l’idea di un’Unione europea à la carte. Oggi è la Gran Bretagna, ma in futuro qualunque Stato membro, in funzione di una sua valutazione se ciò che riceve dall’Ue gli è gradito o meno, potrebbe cercare prima di negoziare un accordo con il Consiglio europeo e poi andare a referendum. Oggi, di fronte a questo cambiamento di scenario, i leader europei devono prendere atto che è necessaria una spinta sul percorso di integrazione e devono portarlo avanti.

    Nell’immediato, però, cosa accadrebbe se i britannici decidessero di uscire?

    Nei giorni immediatamente successivi, se vincesse il Leave, avremmo una volatilità esasperata, sulla quale si inserirà anche la speculazione. Ma dopo un periodo di forte volatilità, ci sono elementi che fanno pensare a un effetto relativamente contenuto.

    Quali elementi?

    In primo luogo ci sarà l’azione delle banche centrali. La Bce ha dichiarato, in coordinamento con la Banca centrale britannica, di essere pronta ad agire, a prendere tutte le misure necessarie, a garantire la liquidità. Continuerà a funzionare la ciambella di protezione bancaria. Il problema è capire cosa faranno le istituzioni europee. Perché il percorso di uscita non ha tempi brevi.

    C’è un negoziato da fare, certo.

    Sì, e serviranno dai due ai quattro anni. Una fase in cui ci sono una serie di dubbi e incertezze. Ad esempio su quali saranno i nuovi livelli di contribuzione al bilancio dell’Ue, come verranno gestiti i funzionari britannici, come si applicheranno, in questo orizzonte di tempo abbastanza lungo, le varie direttive che regolano il settore finanziario. La risposta delle istituzioni europee sarà decisiva per capire quanto l’uscita avrà un effetto destabilizzante sull’economia e sui mercati finanziari. Se la Brexit facesse ripartire il processo di integrazione tra chi resta nell’Ue, credo che le tensioni e i potenziali danni sarebbero più contenuti. Se non accadesse questo, mi sembra corretto il parere di chi vede nella Brexit uno dei maggiori choc che potrebbe investire non solo l’economia europea ma, con effetti di spillover, l’economia globale.

    Nel periodo delle trattative per l’uscita del Regno unito, l’incertezza sui risultati del negoziato provocherebbe instabilità dei mercati?

    Se c’è una cosa che ai mercati non piace è l’incertezza. Tutto ciò che la genera provoca un turbamento e reazioni negative dei mercati. Però, anche in caso di permanenza della Gran Bretagna la strada non è semplicissima.

    Perché?

    Partirà la fase di attuazione dell’accordo siglato a febbraio tra il premier britannico e il Consiglio europeo. Quell’accordo, almeno guardando alla parte A, quella della governance economica, è di difficile interpretazione. Capire come quei principi troveranno attuazione in integrazioni e modifiche all’attuale normativa sarà un esercizio complesso. Noi oggi abbiamo definito un quadro di regole per il settore bancario europeo, che vede la punta di diamante nell’unione bancaria, ma che comunque garantisce una notevole armonizzazione anche per i Paesi che non sono nell’unione bancaria e non sono nella zona dell’euro. Come l’accordo possa modificare quegli equilibri, e quindi creare terreno di competizione che torna a non essere più livellato, è un problema che ci dovremo porre.

    Qual è il risultato che auspica e quale quello che si aspetta dal referendum Brexit?

    Auspico che il Regno unito rimanga nell’Ue e credo questo possa essere anche il risultato che si determinerà giovedì. Ma qualunque sia il verdetto delle urne, ciò che realmente auspico e’ il recupero dei valori e della visione che portarono all’Unione Europea e il ritorno a un processo di integrazione politica.

    Tags: Abibrexitgiovanni sabatiniintegrazioneintervistaLeaveRemainue

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