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    Home » Politica Estera » Il Parlamento Ue richiama il governo polacco: rispettare lo Stato di diritto

    Il Parlamento Ue richiama il governo polacco: rispettare lo Stato di diritto

    Secondo l'Aula il governo conservatore di Varsavia sta mettendo “a repentaglio la democrazia e i diritti fondamentali" nel Paese

    Lisa D'Ignazio</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@DIgnazioLisa" target="_blank">@DIgnazioLisa</a> di Lisa D'Ignazio @DIgnazioLisa
    14 Settembre 2016
    in Politica Estera

    Bruxelles – Entro il 27 ottobre il governo polacco dovrà risolvere la grave crisi costituzionale che attraversa il Paese. Lo ribadiscono i deputati del Parlamento europeo che hanno approvato a grande maggioranza (510 voti favorevoli, 160 contrari e 29 astensioni), una risoluzione per ricordare alla Polonia il termine dei tre mesi, a partire dallo scorso 27 luglio, stabilito dalla Commissione nella raccomandazione emessa nell’ambito della procedura sullo stato di diritto e entro il quale dovrebbero essere risolte le lacune individuate.

    Nella risoluzione si ricorda alla Polonia che “l’azione dell’Ue poggia sulla fiducia reciproca e sulla presunzione del rispetto, da parte degli Stati membri, della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali”. I deputati hanno affermato che la paralisi del Tribunale costituzionale e il rifiuto del governo polacco di pubblicare tutte le sue sentenze mettono “a repentaglio la democrazia, i diritti fondamentali e lo Stato di diritto in Polonia”.

    Negli ultimi mesi l’Europa si è mobilitata contro le mosse del nuovo governo conservatore polacco. Dopo aver aperto, lo scorso 13 gennaio, una procedura senza precedenti per il rispetto dello Stato di diritto, a giugno la Commissione ha adottato il primo parere sullo stato di diritto, seguito a luglio da una raccomandazione che ha stabilito un periodo di tre mesi entro cui Varsavia deve risolvere la situazione.

    Quello che in molti denunciano da mesi, fuori e dentro il Paese, è che l’attuale governo del partito nazionalconservatore, Diritto e giustizia, sta distruggendo l’ordine costituzionale e bloccando l’intero sistema giudiziario. Secondo le opposizioni, il governo sta paralizzando il lavoro del tribunale costituzionale, ricusando i giudici supremi nominati dal governo precedente per imporne dei nuovi. Inoltre, anche la libertà di stampa sarebbe minacciata dalle epurazioni condotte nei media pubblici e dalla minaccia di nazionalizzare i media privati.

    “I recenti sviluppi avvenuti alla Corte costituzionale, le nuove leggi di polizia e i cambiamenti nei media nazionali hanno messo in pericolo i principi europei”, ha dichiarato Birgit Sippel dei Socialisti e Democratici. “Non si tratta – ha continuato – di una questione politica o di voler entrare nelle questioni interne del Paese, ma dell’opinione di organizzazioni internazionali indipendenti”.

    Nel più grande Paese orientale membro di Unione europea anche un altro diritto fondamentale come quello alla libera scelta all’aborto è in serio pericolo. Il governo sembra essere intenzionato a vietarlo totalmente per “rispetto delle tradizioni nazionali e cattoliche”.

    “La Polonia ha già una legislazione molto restrittiva sull’aborto che permette l’interruzione di gravidanza solo in tre circostanze particolari e che ha dato vita al mercato dell’aborto illegale e insicuro”, ha spiegato l’eurodeputata liberale Angelika Mlinar, chiedendo al governo di “ritirare il disegno di legge che vieta l’aborto. Ogni donna”, ha aggiunto, “dovrebbe prendere da sola e liberamente decisioni sul suo corpo”.

    Oltre alla crisi costituzionale, il Parlamento è quindi preoccupato  anche dai “recenti e rapidi sviluppi legislativi” che indeboliscono l’indipendenza e l’imparzialità dei media del servizio pubblico, il diritto alla libertà d’espressione, il diritto alla privacy, i diritti procedurali, nonché il diritto fondamentale ad un processo equo e i diritti umani fondamentali, compresi i diritti delle donne.

    Tags: abortoapprovatacommissionecostituzioneCrisidirittidonneespressioneeuropafondamentalilibertàmediaparlamentePoloniarisoluzioneue

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