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    Home » Economia » Def, per il 2017 il governo rivede la crescita all’1% e alza il deficit al 2,4% del Pil

    Def, per il 2017 il governo rivede la crescita all’1% e alza il deficit al 2,4% del Pil

    Rinviata al prossimo anno la riduzione del debito pubblico, e da qui al 15 ottobre si profila un braccio di ferro con Bruxelles sulla prossima legge di bilancio

    Domenico Giovinazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@giopicheco" target="_blank">@giopicheco</a> di Domenico Giovinazzo @giopicheco
    28 Settembre 2016
    in Economia, Politica

    Roma – L’economia italiana crescerà meno del previsto, il deficit sarà invece più alto e la curva di riduzione del debito pubblico rallenterà. Sono queste, in estrema sintesi, le nuove stime per il 2017 che il governo ha indicato ieri nella nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, il Def, che costituisce la base per la legge di bilancio in via di preparazione. La previsione dell’1,4% di Pil in più è stata ritoccata all’1%, e secondo alcuni osservatori è un valore ancora troppo ottimistico. Il deficit, che in primavera l’esecutivo prevedeva di riuscire a mantenere all’1,8% del Prodotto interno lordo, schizzerà invece al 2,4%, per effetto della minore crescita, ma anche per le spese che il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, è determinato a mantenere fuori dal Patto di stabilità. Il debito pubblico, che nel 2017 sarebbe dovuto arrivare al 130,9% del Pil secondo le stime precedenti, sarà invece più lento e si attesterà al 132,2%. Riguardo al maggiore deficit, al netto di uno 0,2% imputabile al rallentamento dell’economia e che farebbe arrivare il disavanzo al 2%, si raggiunge il 2,4% con i circa 7,5 miliardi di euro che serviranno per la gestione dei migranti – “se l’Ue ci lascia soli a gestire i flussi, almeno ci deve concedere flessibilità su quello che spendiamo”, ha dichiarato stamane il premier alla radio Rtl – e per l’emergenza e la ricostruzione post sisma nel centro Italia. A ciò si aggiunge “tutto ciò che è necessario per mettere in sicurezza le nostre scuole”, ha confermato l’inquilino di Palazzo Chigi, rinnovando l’invito ai sindaci perché progettino e realizzino i lavori di adeguamento sismico dell’edilizia scolastica. È su questo che si giocherà la partita tra Roma e Bruxelles da qui al 15 ottobre, data in cui l’esecutivo dovrà presentare il disegno della legge di bilancio per il 2017. Al momento i toni sono concilianti, come dimostra il “buon dialogo” condotto “con spirito positivo” di cui ha parlato ieri il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici. Ma l’intesa sui numeri non è ancora stata raggiunta, e la Commissione pensa di aver già fatto molto in termini di flessibilità, senza la quale, ha ricordato recentemente lo stesso presidente Jean Claude Juncker, “l’italia avrebbe avuto 19 miliardi in meno” da spendere negli ultimi due anni. Il problema non saranno certamente le spese per l’emergenza legata al terremoto del 24 agosto scorso, che a pieno titolo rientrano nella clausola che esclude dal Patto di stabilità le spese per eventi eccezionali. Un  po’ meno scontato è che vengano abbuonate le spese per i migranti, per le quali l’intenzione di Bruxelles sarebbe di fare uno sconto solo sulla parte eccedente quelle sostenute l’anno prima. Ancora più difficile considerare come eccezionali le spese per l’edilizia scolastica, ovvero interventi di prevenzione del rischio che, per definizione, devono essere programmati in anticipo e dunque rientrano nell’ordinaria amministrazione. Renzi sembra in ogni caso determinato ad andare avanti per la sua strada, tanto che nei giorni passati aveva addirittura dichiarato che “non c’è nulla da trattare con Bruxelles” sulla manovra di bilancio, perché è “praticamente già scritta”. Vuol mostrare i muscoli per motivi elettorali, con il referendum che si avvicina. La Commissione, probabilmente, prenderà tempo ed eviterà di pronunciarsi in modo netto sul Def, in attesa della finanziaria. Nella partita, però, c’è un convitato di pietra: la Germania di Angela Merkel. La cancelliera tedesca, in difficoltà dopo le batoste alle elezioni locali, deve recuperare smalto agli occhi dell’elettorato tedesco in vista delle politiche del prossimo anno. Per farlo, non potrà mostrarsi morbida nei confronti dell’Italia, considerata uno ‘stato cicala’ dai suoi connazionali. Sarà costretta a esercitare pressioni affinché l’Ue mantenga una linea rigida sui conti, e si vedrà attaccare da Renzi per l’eccesso di surplus commerciale. In definitiva, saranno ancora una volta le dinamiche elettorali interne a determinare la dialettica in ambito europeo.

    Tags: bilancioDefdeficitflessibilitàPilrenzi

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