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    Home » Politica » Bilancio pluriennale, i frugali contro tutti: “Tagli a ogni voce, niente eurobond e chi deve faccia le riforme”

    Bilancio pluriennale, i frugali contro tutti: “Tagli a ogni voce, niente eurobond e chi deve faccia le riforme”

    Germania, Austria, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi e Svezia sul dossier MFF 2028-2034 producono una nota congiunta che è all'insegna dello scontro, e di uno schiaffo a Costa

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    27 Agosto 2026
    in Politica
    Soldi, banconote euro [foto: imagoeconomica]

    Soldi, banconote euro [foto: imagoeconomica]

    Bruxelles – “Per giungere a un compresso accettabile, la proposta [di bilancio comune] della Commissione di quasi due trilioni di euro deve essere ridotta di diverse centinaia di miliardi di euro in modo equilibrato”. Firmato: Germania, Austria, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi e Svezia. Nel mezzo di un percorso negoziale per il prossimo budget settennale (MFF 2028-2034) i Paesi membri noti come ‘frugali’, quelli cioè poco inclini a spendere risorse pubbliche e, viceversa, più propensi all’austerità, producono una nota congiunta che di fatto smorza sul nascere ogni tipo di negoziato.

    La natura della lettera è perentoria, manda un segnale chiaro al Parlamento europeo, che invece ha chiesto 200 miliardi in più a quanto suggerito dalla Commissione europea, va preventivamente contro ogni richiesta migliorativa o aggiuntiva degli altri Paesi membri e, soprattutto, è uno schiaffo al presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, e al suo tour delle capitali europee avviato da poco per discutere proprio di bilancio pluriennale. Il ‘pellegrinaggio’ di Costa attraverso le cancellerie europee è cominciato il 25 agosto, e da programma si chiuderà il 17 settembre. Due giorni appena e questo compito tanto doveroso quanto delicato viene minato dal fronte comune dei sei governi del nord che detta condizioni vanificando gli sforzi di Costa. A nome di chi parla, adesso, il presidente del Consiglio europeo? Con quale credibilità? Con quale mandato?

    Le condizioni sembrano dettarle Germania, Austria, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi e Svezia. Il gruppo di Paesi non chiede solo categoricamente di ridurre il contributo degli Stati al mandato dell’UE, ma indicano anche come: “Tutte le voci di spesa dovrebbero contribuire a tali riduzioni” richieste. Non si salva niente. Ricerca, innovazione, aiuti umanitari, agricoltura e pure coesione: tutto vuol dire tutto.

    Bilancio pluriennale, 16 Paesi (tra cui l’Italia) contro la Commissione: più soldi per coesione e agricoltura

    “L’Unione europea deve fare scelte chiare e ridefinire le priorità all’interno del bilancio, proprio come facciamo a livello nazionale”, insistono i frugali, disposti a investire solo laddove strettamente necessario: “Il quadro finanziario pluriennale crescerà per affrontare le nostre priorità strategiche” rispetto a quanto fatto finora. Il fulcro del MFF 2028-2034 è rappresentato da “sicurezza e difesa, competitività, migrazione e sovranità”, sostengono i sei Paesi, secondo cui “approvando i tre programmi di spesa principali, il Consiglio ha gettato le basi per un’architettura adeguata alle sfide future”.

    C’è poi un riferimento chiaro e inequivocabile agli eurobond. Viene lasciato alla fine, cosicché non vi sia il rischio di ‘perderlo’ in corso di lettura: “Un nuovo indebitamento comune non è la soluzione alle nostre sfide di bilancio e non rappresenta un’alternativa alle riforme strutturali“. Parole e toni perentori, che chiudono ad ogni trattativa e, ancora meno, a spazi di dialogo. Uno schiaffo a Spagna, Francia e Italia. A proposito di Italia: per il governo Meloni che andrà al voto nell’anno in cui il debito pubblico tricolore diventerà il primo di tutta l’UE, superiore anche a quello ellenico, si consuma una sconfitta politica che la vede messa alle strette dai partner europei, che pretendono risanamento delle finanze pubbliche e misure credibili.

    “Sulla base di un bilancio UE sostenibile e accessibile, sosteniamo congiuntamente l’obiettivo di concludere i negoziati entro il 2026“, sostengono i frugali. Peccato che il loro contributo, un vero e proprio diktat, non aiuti a centrare l’obiettivo. I toni sono da scontro, le condizioni difficilmente accettabili per tutti. Fermo restando che non si fa accenno alla questione dei rebate, i rimborsi che praticamente tutti i frugali – ad eccezione della Finlandia – tornano a pretendere per l’indignazione del resto degli appartenenti all’UE. La strada per un nuovo bilancio a dodici stelle appare davvero in salita.
    Tags: antonio costabilanciomff 2028-2034paesi frugaliue

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