Un’uscita “pesante”. Senza dubbio con alcuni contenuti giusti, ma probabilmente dannosa. Il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker parlando oggi ad un convegno ha detto, letteralmente, che il prossimo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, farà perdere all’Europa due anni di tempo prima di aver imparato come funziona il Mondo e l’Unione europea in particolare. Ne ha dette anche altre, altrettanto pesanti, come il rischio che il nuovo capo della Casa bianca faccia saltare gli equilibri intercontinentali.
Sono cose che molti pensano, che in parte sono forse anche vere: Trump non ha alcuna esperienza politica. Anche per noi la sua presidenza è piena di incognite, dopo una campagna elettorale condotta su promesse molto pericolose e spesso violente.
Però Donald Trump fra 70 giorni sarà il presidente degli Stati Uniti e la risposta dell’Europa non può essere quella di denigralo e trattarlo come un parvenue della politica. Lo è, è vero, ma è anche il capo scelto da un Paese democratico di oltre 300 milioni di persone, che è anche la più grande potenza economico/militare mondiale, con la quale dobbiamo, per forza, confrontarci, come europei. E’ un Paese “amico” ed ancora Trump, dopo l’elezione, non ha detto nulla che possa cambiare questa realtà. E’ un Paese con una solida struttura politica ed amministrativa, che certo non si sgretola con questa elezione, che saprà andare avanti con vigore.
Neanche verso altri capi di Stato meno importanti e alla guida di sistemi di governo molto più discutibili sono mai state usate parole così dure.
Non è questo il modo di affermare il ruolo dell’Europa nel Mondo, maltrattando un capo di Stato (che non piace neanche a noi, ripetiamo) ma è è stato eletto in un Paese democratico e verso il quale l’attuale presidente ha usato ben altri toni, sottolineando come sia importante per il bene del popolo americano (e anche gli altri aggiungiamo noi) che la presidenza Trump sia un successo, invece che il disastro che può anche essere lecito attendersi.
Non è questo il modo di rispondere alle preoccupazioni del montare del populismo o dei nazionalismi, e alle grandi insoddisfazioni di larga parte della società europea. Non è che dire che un altro è cattivo migliora la posizione dei leader nostrani, e questo, da ultima, l’ha insegnato anche la Brexit.
Non è neanche una furba tattica politica, oseremmo dire, in un quadro nel quale l’Europa non ha la forza di affermare un qualche ruolo incisivo nel Mondo e necessita di salde alleanze.
Se a questo punto Trump rispondesse negando un vertice Ue-Usa non potremmo neanche lamentarci di niente.

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