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    Home » Non categorizzato » Salva-banche, un percorso accidentato

    Salva-banche, un percorso accidentato

    [di Vincenzo Comito] L’intervento del governo a favore di alcune banche si annuncia come un percorso tortuoso tra Roma, Bruxelles, Francoforte e Berlino. E il salvataggio di MPS è già lievitato a 8,8 miliardi.

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    8 Gennaio 2017
    in Non categorizzato

    di Vincenzo Comito

    La decisione troppo tardiva del governo di varare lo stanziamento di 20 miliardi per il salvataggio di alcune banche può far pensare, per qualche verso, alla prima tappa di un Giro o di un Tour; di frequente il primo tratto è breve, magari a cronometro e serve giusto per riscaldare i muscoli, in vista invece di un percorso che si rivelerà poi molto lungo e impegnativo, pieno di tappe di montagna tra le più dure.

    Una corsa a tappe dura al massimo un po’ meno di un mese, ma quella appena partita potrebbe protrarsi molto più a lungo e il percorso potrebbe essere ripetuto più e più volte tra Roma, Bruxelles, Francoforte, Berlino. E il problema è anche che i nostri corridori non hanno mostrato sino ad oggi grandi doti di scalatori e neanche di velocisti.

    Già il secondo passo del tragitto ha portato la prima sorpresa negativa e quelli della BCE hanno mostrato di concentrarsi sulla questione in maniera abbastanza malevola, applicando peraltro alla pratica quella forte dose di discrezionalità che è nel loro diritto. E così l’aumento di capitale richiesto per il MPS non è più di “soli” 5 miliardi, ma di 8,8, trattandosi di un intervento di salvataggio con capitale pubblico, ciò che nella logica perversa degli organismi comunitari comporta l’esigenza di imporre maggiori oneri. L’intervento dello Stato, in effetti, a Francoforte e a Bruxelles, oltre che a Berlino, è oggi considerato un male quasi assoluto. Ma anche in Italia c’è chi non scherza. Un importante quotidiano nazionale titolava ieri “Sventiamo la tentazione statalista”.

    Non è chiaro quanta parte di tali somme spetterà sborsare all’operatore pubblico, trattandosi di questioni legate a formule molto complesse e per di più esoteriche. Qualcuno pensa che potrebbe trattarsi di circa 6,3 miliardi, ciò che lascerebbe ancora abbastanza spazio per gli interventi a favore delle altre banche in difficoltà. Con tale importo, comunque, l’azionista pubblico dovrebbe essere ampiamente in grado, se solo lo vorrà, di imporre in futuro le sue linee strategiche di intervento all’istituto, ammesso che ne metterà a punto qualcuna e che esse siano sensate, tutte cose di cui ci si può permettere di dubitare.

    Temiamo inoltre che da parte del governo l’acquisizione di questa e di altre banche sarà considerata come una questione molto imbarazzante, voltandosi ogni volta i responsabili dall’altra parte per non vedere quello che succede e cercando poi di sbarazzarsi appena possibile della palla.

    Una delle prime e più dure montagne da scalare è in ogni caso quella di Berlino. In tale peraltro piacevole città in generale appena si vede muoversi qualcosa dalle parti del Mediterraneo, intanto si comincia subito a sparare; poi si vedrà.

    E così, anche in questo caso, si sono ovviamente levate molte voci perplesse.

    Hanno cominciato i politici. Da una parte Hans Michelbach, rappresentante CDU nel comitato finanziario del Bundestag, ha dichiarato che nel caso del MPS le regole dell’UE sono state aggirate e che lo Stato italiano sta varando un aiuto illegale alla banca. Per non essere da meno Carsten Schneider, membro socialdemocratico dello stesso comitato, ha affermato essere del tutto inaccettabile che il contribuente debba salvare una banca che forse dovrebbe essere liquidata.

    Poi sono venuti i tecnici. Il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, si è limitato a chiedere il rispetto delle sacrosante regole, suggerendo indirettamente che l’Italia le starebbe violando. Infine si è pronunciata Isabel Schnabel, membro del comitato dei cinque saggi, organismo che consiglia il governo in materia economica e che appare uno dei più forti presidi dell’ideologia ordoliberista nel paese, collocandosi quasi sempre a destra delle posizioni dello stesso governo. In Germania, sia detto en passant, i pochi economisti keynesiani hanno la vita molto dura e sono del tutto emarginati; presto saranno probabilmente estinti.

    Ma, oltre che a Berlino, si incontreranno molte difficoltà anche a Francoforte e a Bruxelles, anche se alla fine ci dovrebbe essere uno sbocco positivo, sia pure circondato da molte condizioni. Del resto la stessa Bruxelles è piena di agenti tedeschi, a cominciare dal presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem. Anche costui ha già dichiarato che non sarà semplice portare la pratica al traguardo.

    Una questione che anche come italiani non riusciamo a digerire (non è peraltro la sola) riguarda, nel caso del MPS, il trattamento degli obbligazionisti subordinati, come ha sottolineato anche Marcello Esposito su Repubblica. Appare inammissibile che essi siano trattati in maniera difforme da come è stato a suo tempo fatto con quelli delle quattro banche regionali. Quelli retail questa volta verrebbero interamente rimborsati e quelli istituzionali recupererebbero ben il 75% di quanto a suo tempo investito. Approfitterebbero della manna anche gli speculatori che hanno acquistato a suo tempo a vil prezzo tali titoli sul mercato secondario. E le obbligazioni senior che sarebbero interamente salvate? È ragionevole che Bruxelles voglia rivedere l’intera partita dei rimborsi. Ci aspettano dei mesi duri.

    Pubblicato su Sbilanciamoci! il 30 dicembre 2016. 

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