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    Home » Non categorizzato » Contro la speculazione sul cibo l’Ue avanza con il freno a mano tirato

    Contro la speculazione sul cibo l’Ue avanza con il freno a mano tirato

    [di Andrea Baranes] Tre anni non sono bastati per vedere una regolamentazione in vigore in tutta Europa, ma soprattutto sembra proprio che la montagna potrebbe partorire il famigerato topolino.

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    13 Gennaio 2017
    in Non categorizzato
    ucraina grano cereali

    di Andrea Baranes

    Quasi tre anni fa avevamo scritto che, nel contrastare le peggiori forme di speculazione, finalmente l’Europa stava facendo qualche passo in avanti. Ci riferivamo in particolare alla possibilità di scommettere sul prezzo di cibo e materie prime, ovvero sulla fame dei più poveri. L’articolo si chiudeva dicendo che molto rimaneva da fare, e che non bisognava abbassare la guardia di fronte al potere delle lobby finanziarie. Di fatto tre anni non sono bastati per vedere una regolamentazione in vigore in tutta Europa, ma soprattutto sembra proprio che la montagna potrebbe partorire il famigerato topolino.

    La speculazione sul cibo

    La speculazione sul cibo è possibile principalmente tramite l’uso dei derivati. Ne avevamo parlato in un altro post su Non con i miei soldi. Riprendiamo l’esempio semplificato per capire come funzionano: ho un pastificio, e voglio proteggermi da un possibile aumento dei prezzi del grano nel futuro. Posso acquistare un derivato che mi da il diritto di comprare un certo quantitativo di grano a una data futura ma a un prezzo stabilito già oggi. In questo modo mi metto al riparo da possibili oscillazioni dei prezzi. La controparte, tipicamente una banca o un altro soggetto finanziario, in cambio di una commissione per la vendita del derivato si farà carico di questi rischi.

    Se questa è la loro funzione originaria, oggi i derivati sono utilizzati soprattutto per operazioni speculative, ovvero per scommettere sul prezzo futuro di qualsivoglia bene, titolo o indice.

    Non ho un pastificio né coltivo cereali, ma compro un derivato che mi permette di comprare o vendere del grano in una data futura a un prezzo fissato già oggi, di fatto scommettendo sul suo prezzo futuro.

    Le proposte per frenare la speculazione

    Per frenare questo utilizzo speculativo dei derivati sono state ipotizzate diverse misure. Una prevede l’obbligo di consegna del sottostante. Semplificando, potrei comprare un derivato unicamente se ho un interesse nella corrispondente materia prima. Un principio semplice e di buon senso – è come dire che posso acquistare un’assicurazione furto e incendio su un’automobile unicamente se ho un’automobile da assicurare, e non per scommettere sul fatto che al mio vicino di casa ruberanno l’auto – ma che in ambito finanziario non si riesce a introdurre.

    Una proposta più modesta, che permetterebbe comunque un qualche contrasto alle peggiori speculazioni e manipolazioni, prevede di fissare dei limiti alla quantità di derivati che un singolo operatore finanziario può detenere. Questi position limits sono in discussione in Europa e in particolare nella normativa MiFID. In quest’ambito il primo dicembre la Commissione ha pubblicato una bozza di regolamenti per frenare la speculazione sulle materie prime tramite i derivati.

    La discussione è piuttosto tecnica, ma sta di fatto che l’attuale proposta della Commissione appare a dire poco debole. Alcuni position limits sono stati abbassati nelle ultime versioni del documento, ma solo per alcune tipologie di contratto derivato. Agli enti regolatori è stata data facoltà di rivedere tali limiti in caso di volatilità “eccessiva”, ma senza dare indicazioni o definizioni di quando simili situazioni devono essere prese in considerazione. Questo potrebbe dare luogo a interpretazioni differenti nei diversi paesi dell’UE per regole che invece dovrebbero essere simili ovunque.

    Se approvata così, la normativa lascerà la porta aperta a speculazione su cibo e materie prime, rendendo del tutto inefficace l’idea di contrastare l’eccessiva volatilità dei prezzi del cibo e la dipendenza di tali prezzi da scommesse finanziarie. Fattori che hanno spinto milioni di persone alla fame negli ultimi anni.

    Il commento di Finance Watch

    Nel suo comunicato, Finance Watch – la rete europea a cui partecipa anche la Fondazione Culturale di Banca Etica – segnala come la riduzione dei position limits dal 25% al 20% per alcuni prodotti e unicamente per determinati contratti può essere un passo, ma si sta parlando unicamente della punta dell’iceberg di ciò che andrebbe fatto rispetto alla speculazione tramite i derivati. Finance Watch segnala che il Parlamento dia indicazioni chiare e stringenti alla Commissione, respingendo l’attuale bozza (MiFID RTS 21) e chiedendo la stesura di una nuova.

    Pubblicato su Non con i miei soldi il 2 dicembre 2016.  

     

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