- L'Europa come non l'avete mai letta -
sabato, 1 Agosto 2026
No Result
View All Result
  • it ITA
  • en ENG
Eunews
  • Politica
  • Esteri
  • Economia
  • Cronaca
  • Difesa
  • Salute
  • Agrifood
  • Altre sezioni
    • Cultura
    • Diritti
    • Energia
    • Green Economy
    • Finanza e assicurazioni
    • Industria e Mercati
    • Media
    • Mobilità e logistica
    • Net & Tech
    • Sport
  • Newsletter
  • Invasione russa in Ucraina
  • Energia
  • Israele
  • Usa
    Eunews
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • Sport
    No Result
    View All Result
    Eunews
    No Result
    View All Result

    Home » Non categorizzato » Economia dell’Anschluss. L’Europa e l’insostenibile mercantilismo di Berlino

    Economia dell’Anschluss. L’Europa e l’insostenibile mercantilismo di Berlino

    [di Piergiorgio Gawronski] Come si fa a stare in una unione monetaria con un paese apertamente mercantilista?

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    24 Febbraio 2017
    in Non categorizzato

    di Piergiorgio Gawronski

    I giornali economici titolavano la settimana scorsa “Germania, mai così alto il surplus”: inteso come commerciale, o delle partite correnti. In termini macroeconomici è la differenza fra risparmi e investimenti. I tedeschi risparmiano, comprano poco, e vendono tanto (all’estero).

    Germania: surplus partite correnti, % del PIL 

    Il resto del mondo non ci sta. “Surplus war” titola l’Economist. “It’s Anschluss economics” scrive l’economista Marshall Auerbach. E Trump pensa a dazi doganali. Ce l’hanno tutti con loro, poverini: americani, cinesi, canadesi, inglesi, australiani… Il fatto è, sono 8 anni che il G20 chiede a tedeschi e cinesi di rientrare: i cinesi lo hanno fatto; i tedeschi (e gli olandesi) dicono sempre che lo faranno, ma non lo fanno mai.

    Olanda: surplus partite correnti, % del PIL

    Perché la questione dei surplus commerciali è così calda? In sintesi, i tedeschi esportano deflazione, depressione, e disoccupazione, specie nell’eurozona. Ovunque, le vendite tedesche sostituiscono quelle delle imprese locali. Le conseguenze economiche e sociali sono molto più gravi nella congiuntura post-2008. [N.d.A.: Chi risparmia tanto esporta… risparmio. Che fino al 2008 veniva “acquistato” per essere speso nei paesi in deficit da soggetti locali, alimentando i fatturati delle imprese locali. Insomma: anche se solo attraverso un complicato giro macroeconomico, le vendite delle imprese tedesche finivano per aggiungersi a quelle delle imprese locali, non erano sostitutive. Ma nella congiuntura attuale i risparmi sono eccessivi ovunque, e i risparmi tedeschi non servono: non vengono utilizzati. La “disoccupazione” non riguarda solo il fattore di produzione “lavoro”; ma anche il “capitale”. Perciò i prodotti tedeschi sostituiscono i prodotti delle imprese locali].

    Nel lungo termine inoltre, surplus eccessivi e prolungati alzano l’indebitamento delle altre nazioni, a livelli potenzialmente insostenibili.

    Per questi motivi, fino al 1945 ci si faceva la guerra – valutaria, commerciale, a volte militare – per aprire i mercati altrui (chiudendo i propri), e/o per abbassare i prezzi al di sotto di quelli degli altri. Il tutto per conquistare il fatidico surplus commerciale, e accumulare oro, o valuta estera (più o meno) pregiata, crediti; in una parola: potere. O, se preferite, mercantilismo.

    Poi venne la seconda guerra mondiale, la vittoria delle democrazie, l’impegno morale di Roosevelt e Churchill: “Mai più!”. Mai più le nazioni cercheranno di prevalere le une sulle altre, dominare, conquistare, accumulare potere, controllare i destini degli altri. Le nuove parole d’ordine erano libertà, democrazia, indipendenza delle nazioni, auto-determinazione dei popoli, pace, regole internazionali condivise. I nostri padri e nonni costruirono una rete di istituzioni per implementare il nuovo ordine internazionale anche economico. All’FMI fu affidato il compito di controllare che nessuno abbassasse i prezzi (o il tasso di cambio) al di sotto di livelli compatibili con l’equilibrio dei saldi commerciali.

    Nello Statuto FMI si legge:

    Articolo I: L’FMI ha come scopo di promuovere «balanced international trade».

    Articolo IV (iii) IMF: «Each member state shall avoid manipulating exchange rates… in order [to]… gain an unfair competitive advantage over other members».

    La “Decision on Bilateral Surveillance over Members’ Policies” chiarisce il concetto, a scanso di sofismi su cosa è “unfair”: il Subparagraph (ii) fa rifermento alla «excessive and prolonged official or quasi-official accumulation of foreign assets»; il subparagraph (v) fa esempi concreti di cosa si intenda con «fundamental exchange rate misalignments», e il subparagraph (vi) fa riferimento ai «large and prolonged current account… surpluses».

    Poi venne l’euro.

    L’euro, più ancora del gold standard, impedisce ai cambi (abrogati) di riequilibrare divari nel livello dei prezzi (competitività) che insorgono fra paesi dell’eurozona. Per i mercantilisti è un’occasione unica! E così, tutti i paesi europei prima di entrare nell’euro dovettero convergere verso l’equilibrio. Si fissarono tassi di cambio d’ingresso equilibrati e “irrevocabili”. Per il futuro si decise un tasso d’inflazione comune – il 2% – a cui attenersi per mantenere l’equilibrio. [D’accordo, era una concezione sbagliata, non può funzionare: capitano sempre shock e divaricazioni nell’andamento della produttività che cambiano gli equilibri competitivi fra le nazioni; e devono essere compensate con analoghe forti variazioni dei cambi (prezzi): il caso del Giappone è emblematico. Però almeno era un tentativo (grossolanamente) approssimato].

    Ma i difetti dell’euro sono stati aggravati dal mercantilismo predatorio. Alcune nazioni, zitte zitte, una volta entrate nell’euro, hanno abbassato il tasso d’inflazione al di sotto di quanto pattuito e, anno dopo anno, hanno accumulato vantaggi competitivi. L’inflazione tedesca dal 1998 ad oggi è stata dell’1,35%, contro il 2% pattuito e l’1,9% realizzato dagli altri: un differenziale di 0,5% l’anno, altro che convergenza! (A cui si è aggiunto un +0,2% all’anno di guadagni di produttività). Dopodiché, per impedire agli altri di recuperare, basta abbassare l’inflazione quando gli altri l’abbassano. Al resto ci pensa la crisi dei PIGS: l’euro va giù e i paesi in surplus, agganciati al carro, guadagnano competitività sul resto del mondo. Et voilà! I crediti annuali accumulati (dalla Germania, solo negli ultimi 10 anni, pari al PIL dell’Italia!) consentono di colonizzare i paesi in deficit, comprarne i “pezzi migliori” a prezzi di saldo; e di avere un’influenza politica tale da determinare l’evoluzione e l’interpretazione delle regole del gioco e delle politiche economiche in Europa.

    Tanto per contestualizzare quanto sta avvenendo, ecco i grafici sulla parte corrente della bilancia dei pagamenti di Giappone e Cina. Neppure il Giappone ai tempi d’oro del protezionismo e dei surplus monstre aveva osato la metà di quanto stanno facendo oggi Germania e Olanda.

    Giappone: surplus partite correnti, % del PIL

    Quanto alla Cina, per un anno sfiorò il 10% del PIL ma si affrettò a rientrare.

    Cina: surplus partite correnti, % del PIL

    Onestamente, i meccanismi deflattivi stanno cominciando a riequilibrare i rapporti di competitività nell’eurozona, riducendo le tensioni. La disoccupazione in Italia, Spagna, ecc., dal 2013 ha finito per ridurre l’inflazione (salariale, IPC) sotto quella tedesca. Ma ci vorranno anni per recuperare tutto il terreno perduto nel 1998-2013 (circa 11%). Ed è più difficile modificare i rapporti competitivi quando il livello e la varianza intra-UE dell’inflazione sono basse.

    Questa è una delle grandi inefficienze dell’euro: gli squilibri competitivi (comunque originatisi) si recuperano solo attraverso lunghi e dolorosi anni di depressione. Anche l’Italia sta faticosamente recuperando.

    In conclusione, l’euro doveva promuovere la pace e la cooperazione internazionale, invece favorisce il mercantilismo, la svalutazione competitiva dei cambi reali, il nazionalismo guerrafondaio tipico del periodo fra le due guerre. I tedeschi hanno attuato assai prima di Trump (“America First”) il principio cantato nel loro inno nazionale: Deutschland Deutschland über Alles über Alles in der Welt, approfittando di partner con le mani legate sui cambi: un bel modo di concepire l’integrazione! Se gli italiani tendono a “interpretare” le regole con “flessibilità” e furbizia, i tedeschi – che nutrono un certo disprezzo per i deboli –, interpretano le relazioni internazionali come rapporti di forza: con arroganza ignorano le regole, persino quelle europee blande e distorte a loro favore. Ed impongono all’eurozona una corsa al ribasso di lungo periodo sugli standard ambientali, sociali, del lavoro, sui salari, in cui non c’è spazio per nessuna sinistra.

    Ma come si fa a stare in una unione monetaria con un paese apertamente mercantilista? Che vuole i surplus commerciali e poi si lamenta dei debiti dei paesi in deficit?!! Se Trump è un estremista in campo commerciale, cosa sono i dirigenti tedeschi? E cosa pensare dei leader europei e nostrani, che coprono i comportamenti predatori? Per me, è estremismo in salsa moderata giustificare la violazione di un principio cardine del diritto economico internazionale del dopoguerra… paradossalmente, in nome dell’europeismo, della pace, dei valori dell’Occidente. Che ipocrisia! Che mancanza di patriottismo! Che mancanza di solidarietà con le classi popolari, che soffrono di più e per prime la situazione. È questa la borghesia italiana? Aveva ragione Flaiano! Più interessati a sottomettere e disciplinare i lavoratori, a togliere loro diritti e salari (in nome delle “oggettive esigenze” della globalizzazione…) che a salvare i (debitori del)le banche e la dignità del proprio paese. Ma quando le banche crolleranno, non sarà mica colpa dei 5 Stelle?

    Pubblicato su MicroMega online il 16 febbraio 2017. 

    Ti potrebbe piacere anche

    Auto elettriche Eurostat
    Green Economy

    Boom di auto elettriche in UE: +29,7 per cento di immatricolazioni nel 2025, ma sulle strade restano una minoranza

    31 Luglio 2026
    Festa in occasione della giornata internazionale dei Rom e dei Sinti. Crediti: Sergio Oliverio via Imagoeconomica
    Le Brevi

    Olocausto dei Rom e dei Sinti, il relatore del Consiglio d’Europa: “Basta silenzio”

    31 Luglio 2026
    asilo, immigrati, parlamento europeo
    Diritti

    Nati in Italia, ancora stranieri? Esperto dell’EUI commenta la proposta di legge sulla cittadinanza in Italia

    31 Luglio 2026
    Camion. Crediti: Gabriel Santos via Unsplash
    Economia

    Trasporti, nell’UE in aumento le merci su strada nel 2025

    31 Luglio 2026
    Danimarca - Finanziamenti RRF della Commissione UE
    Le Brevi

    La Danimarca chiude il cerchio: è il primo Paese UE a ricevere tutti i soldi del Recovery Fund

    31 Luglio 2026
    [foto: imagoeconomica]
    Economia

    Eurozona, a luglio inflazione in aumento. Esplode il costo dell’energia

    31 Luglio 2026

    TUTTI GLI EVENTI CONNACT

    Il Rapporto Draghi in italiano

    di Redazione eunewsit
    9 Settembre 2024
    CondividiTweetCondividiSendCondividiSendCondividi
    Made with Flourish
    Auto elettriche Eurostat

    Boom di auto elettriche in UE: +29,7 per cento di immatricolazioni nel 2025, ma sulle strade restano una minoranza

    di Annachiara Magenta annacmag
    31 Luglio 2026

    Secondo Eurostat, l'Italia è il Paese più motorizzato dell'UE, con 709 auto ogni mille abitanti, ma solo l'11 per cento...

    Festa in occasione della giornata internazionale dei Rom e dei Sinti. Crediti: Sergio Oliverio via Imagoeconomica

    Olocausto dei Rom e dei Sinti, il relatore del Consiglio d’Europa: “Basta silenzio”

    di Iolanda Cuomo
    31 Luglio 2026

    "Non parlarne permette narrazioni disumanizzanti"

    asilo, immigrati, parlamento europeo

    Nati in Italia, ancora stranieri? Esperto dell’EUI commenta la proposta di legge sulla cittadinanza in Italia

    di Redazione eunewsit
    31 Luglio 2026

    L'Istituto Universitario Europeo presenta un confronto tra le leggi di 32 Paesi europei al Parlamento

    Camion. Crediti: Gabriel Santos via Unsplash

    Trasporti, nell’UE in aumento le merci su strada nel 2025

    di Iolanda Cuomo
    31 Luglio 2026

    Spostate 13,3 miliardi di tonnellate di beni, pari al +1,8 per cento rispetto al 2024. I volumi maggiori sono stati...

    • Editoriali
    • Eventi
    • Opinioni
    • Risultati Europee 2024
    • Chi siamo
    • Contatti
    • Privacy Policy
    • Cookie policy

    Eunews è una testata giornalistica registrata
    Registro Stampa del Tribunale di Torino n° 27

    Copyright © 2025 - WITHUB S.p.a., Via Rubens 19 - 20148 Milano
    Partita IVA: 10067080969 - Numero di registrazione al ROC n.30628
    Capitale sociale interamente versato 50.000,00€

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    Attenzione