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L'8 marzo non c'è molto da festeggiare, troppe donne ancora vittime di violenza
Photo credits: eeas.europa.eu

L'8 marzo non c'è molto da festeggiare, troppe donne ancora vittime di violenza

In Italia un femminicidio ogni tre giorni. Un report dell’Agenzia europea dei diritti umani sottolinea che nel nostro Paese le donne che hanno il coraggio di denunciare gli abusi sono meno che nel nord Europa

Bruxelles – Se è vero che l’8 marzo è il giorno della festa della donna, è il momento giusto per ricordare che troppe donne sono ancora oggi vittime di violenze, fisiche o psicologiche in Italia e in Europa. Il fenomeno è troppo diffuso e i dati sono allarmanti. Ogni tre giorni e mezzo, in Italia, avviene l’omicidio di una donna in ambito familiare, mentre ogni giorno, sempre ai danni delle donne, si registrano 23 atti persecutori, 28 maltrattamenti, 16 episodi di percosse e 9 di violenza sessuale.

Si tratta di cifre che rivelano una società ancora alle prese con una battaglia quotidiana per le pari opportunità. Madri, figlie, sorelle, in troppe sono vittime di violenze fisiche o psicologiche che si consumano giornalmente dentro e fuori le mura domestiche. Negli ultimi 10 anni, sempre in Italia, sono state uccise 1.740 donne, di cui 1.251 (il 71,9%) in famiglia. Di queste, 111 nel 2015, 108 nel 2016 e 7 dall’inizio di quest’anno. E ancora, dai dati raccolti da tutte le forze dell’ordine emerge un quadro devastante: sono 31.574 i maltrattamenti in famiglia e 10.814 le violenze sessuali subite da donne negli ultimi tre anni. Cifre allarmanti, che mostrano quanta strada ancora sia da percorrere per arrestare il dilagare di un fenomeno che si annida in ogni luogo della società: dalle famiglie alle scuole, passando per i luoghi di lavoro, dove ogni giorno si consumano grandi e piccole sopraffazioni sessiste.

Maltrattamenti e violenze che non si fermano di fronte all’età. Tra i primi nemici di bambine e ragazze ci sono i coetanei, secondo quanto riportato dai dati del ministero della Giustizia. In carico ai servizi sociali il ministero segnala ben 817 minori di sesso maschile condannati per violenze sessuali, in buona compagnia con 267 responsabili di sfruttamento della pornografia e prostituzione minorile.

Ad aggravare la situazione, inoltre, contribuisce il basso tasso di denuncia. In Italia, nel 2015 solo il 12% ha avuto il coraggio di denunciare alle autorità gli abusi subiti. Un dato forse direttamente proporzionale al 18° posto ricoperto dall’Italia in Europa, in una classifica pubblicata dall’Agenzia europea per i diritti umani, che tramite sondaggio mette a confronto le risposte delle donne nei diversi Paesi dell’Unione europea in merito all’aver o meno subito violenze fisiche o sessuali dai 15 anni in poi. All’apice della classifica, e ben al di sopra della media europea del 33%, i paesi del nord come Danimarca (52%), Finlandia (47%) e Svezia (46%), seguiti da Olanda (45%), Francia e Regno Unito, entrambi con un tasso di risposta positiva pari al 44%. Si tratta in pratica di un’indagine che mette in luce e a confronto la consapevolezza delle donne europee, vittime e non, con il coraggio di denunciare ad alta voce le angherie subite.

Gli stessi dati, mostrano inoltre che poco basterebbe per far emergere i così frequenti abusi. Per esempio, l’87% delle donne intervistate in Europa si dice d’accordo sul fatto che i medici dovrebbero chiedere a una paziente, con evidenti lesioni da maltrattamenti, se abbia subito o meno violenze dal proprio uomo.

Sembra dunque lontano il tempo in cui la giornata internazionale della donna potrà essere solamente un giorno di festa. Oggi è ancora il tempo della consapevolezza e della lotta, una lotta per l’uguaglianza vera e contro la violenza che si vince con l’educazione, l’informazione e la conoscenza.

Guarda l’infografica a cura di Stampaprint

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