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    Home » Politica » Il Ppe difende il suo “enfant terrible”, per Daul “Orban non si espelle”

    Il Ppe difende il suo “enfant terrible”, per Daul “Orban non si espelle”

    Il premier ungherese difficile da gestire per l'intransigenza sui migranti e le posizioni al limite. Il leader del partito: "Meglio averlo dentro casa". Il Consiglio d'Europa condanna la detenzione coatta per i richiedenti asilo

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    8 Marzo 2017
    in Politica
    veto, migranti, renzi bilancio

    Victor Orban

    Bruxelles – Il Partito popolare europeo (Ppe) fa quadrato attorno al suo “bambino terribile”, il premier ungherese Viktor Orban, come lo defisce il leader popolare Joseph Daul. L’ungherese non si tocca. Nonostante tutto, e nonostante le richieste di una sua espulsione dal partito, che ci sono, come ammesso da Daul in persona. “In molti mi chiamano per chiedere di escludere Orban”, ha rivelato – ma senza fare nomi – in occasione della presentazione del documento sul futuro dell’Ue che il Ppe approverà a fine mese, in occasione del congresso del partito. “Vi spiego perché non lo escludo: in ogni famiglia c’è un ‘enfant terrible’, e quando si ha è meglio tenerlo dentro casa”. Orban, dunque, non rischia di essere cacciato neppure dopo l’ennesima forzatura sulla questione migratoria.

    Il Parlamento ungherese ha appena approvato una legge che istituisce il regime di detenzione obbligatorio per i richiedenti asilo. In base alle nuove disposizioni, questi saranno tenuti in dei campi per tutto il tempo necessario a esaminare la loro domanda. Le novità normative hanno suscitato le reazioni del commissario per i Diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks. “La privazione automatica a tutti i richiedenti asilo delle loro libertà sarebbe in chiara violazione degli obblighi dell’Ungheria ai sensi della Convenzione europea dei diritti dell’uomo”. Per questo, Budapest “dovrebbe investire in alternative alla detenzione”.

    Orban va però per la sua strada, e il Ppe fa quadrato. “Per il momento mi confronto con il nostro ‘enfant terrible’”, che viene ‘catechizzato’ un po’ da tutti, a sentire Daul. “Orban è il nostro leader che passa più tempo al telefono di tutti gli altri”. Segno che tutti i membri della casa popolare cercano di gestire un ‘ragazzo’ anche fin troppo vivace. Per lui “ci sono linee rosse” oltre le quali non si può andare. Il confine da non superare “è la pena di morte”, che Orban a un certo punto aveva pensato di reintrodurre, non si sa quanto solo in modo provocatorio.

    E’ un dato di fatto che il leader ungherese rappresenti una figura fin troppo “vivace” per il Ppe. In passato il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, aveva definito Orban “dittatore”. Una battuta scherzosa, ma rivelatrice di malumori per il temperamento e il comportamento dell’inquilino ungherese. Adesso, il presidente del partito, è arrivato a chiamarlo “bambino terribile”. E ai bambini che ne combinano di tutti i colori, alla fine, si vuole comunque bene.

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