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    Home » Politica Estera » “Fifa cede alle pressioni di Israele e non agisce contro club degli insediamenti illegali”

    “Fifa cede alle pressioni di Israele e non agisce contro club degli insediamenti illegali”

    Protesta delle Ong pacifiste. Nel mirino sei squadre per cui era stata chiesta l'esclusione dai campionati dalla federazione calcistica palestinese, Human Rights Watch e dal consigliere speciale Onu per lo sport

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    10 Marzo 2017
    in Politica Estera
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    Bruxelles – La Fifa, il massimo organismo di governance del calcio mondiale, ha fallito nella sua missione di intervenire contro le squadre israeliane con sede nei territori palestinesi occupati illegalmente. Per questo motivo le associazioni Pacbi (Campagna palestinese per il boicottaggio israeliano), Bds (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele), Rcid (Red Card Israeli Racism) hanno scritto al presidente della Fifa, Gianni Infantino, denunciando il suo “fallimento” nell’imporre le regole a Israele, facendo richiesta di “dissolvere” il comitato di sorveglianza Fifa israelo-palestinese alla luce dell’impossibilità di adempiere le sue funzioni.

    Istituito a maggio 2015, il comitato avrebbe dovuto condurre un’inchiesta sulle squadre delle serie minori con sede negli insediamenti israeliani illegali, e presentare un rapporto a ottobre 2016. Il rapporto in questione non è mai stato prodotto, e questo per via delle “pressioni” delle autorità israeliane sulla Federazione della associazioni calistiche. Israele rifiuta l’esclusione dai campionati nazionali delle sei squadre incriminate, perché il rapporto vorrebbere riconoscere le ragioni palestinesi e, automaticamente, i torti dello Stato ebraico. Maccabi Ariel (squadra di calcio a 5, prima divisione), Ironi Ariel (quarta divisione), Beitar Ma’aleh Adumim (quarta divisione), Apoel Oranit (quinta divisione), Apoel Bik’at Hayarden (quinta divisione). Queste le sei squadre per cui era stata chiesta l’esclusione dai campionati da parte della federazione calcistica palestinese (Ifa), Human Rights Watch e addirittura il consigliere speciale delle Nazioni Unite per lo sport, Wilfried Lemke.

    Nulla però si è mosso. Secondo l’ombrello di associazioni a causa delle pressioni esercitate da Israele sul massimo organismo calcistico mondiale. “Vediamo un doppio standard da Gianni Infantino”, lamenta Raffaele Spiga, di Bds Italia. “Da una parte dice di voler proteggere il calcio dall’ingerenza politica, dall’altra sta facendo club negli insediamenti israeliani una questione politica invece di applicare le regole Fifa”. Secondo Geoffry Lee, coordinatore di Red Card Israeli Racism, non sembra esserci altra spiegazione alle ingerenze dello Stato ebraico. “E’ difficile vedere una motivazione logica per rinviare la decisione sui club con sede negli insediamenti illegali”. Quanto accade, a suo giudizio, “è un altro esempio delle tattiche di bullismo politico per la negazione dei diritti umani dei palestinesi”.

    Il rapporto atteso doveva esaminare le accuse di discriminazione dei giocatori palestinesi, che a detta delle associazioni sarebbero oggetto di “arresti, negazione della libertà di movimento, e bombardamento dei loro stadi”. Verifiche ancora in corso a quanto pare. Le associazioni però ricordano che nel 2014, quando Infantino era segretario generale dell’Uefa, non aveva esitato a escludere tutte le squadre della Crimea che avevano deciso di giocare nelle competizioni russe. Un ulteriore elemento, questo, per attaccare la Fifa e il suo attuale presidente.

    Tags: calcioFifaGianni Infantinoisraelepalestina

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