- L'Europa come non l'avete mai letta -
domenica, 18 Gennaio 2026
No Result
View All Result
  • it ITA
  • en ENG
Eunews
  • Politica
  • Esteri
  • Economia
  • Cronaca
  • Difesa
  • Net & Tech
  • Agrifood
  • Altre sezioni
    • Cultura
    • Diritti
    • Energia
    • Green Economy
    • Finanza e assicurazioni
    • Industria e Mercati
    • Media
    • Mobilità e logistica
    • Salute
    • Sport
  • Newsletter
  • Invasione russa in Ucraina
  • Energia
  • Israele
  • Usa
    Eunews
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa
    • Net & Tech
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Salute
      • Sport
    No Result
    View All Result
    Eunews
    No Result
    View All Result

    Home » Non categorizzato » Le vere ragioni del deficit commerciale con la Cina

    Le vere ragioni del deficit commerciale con la Cina

    [di Michael Pettis] In un mondo in cui i flussi di capitale sovrastano i flussi commerciali, gli squilibri commerciali sono guidati dagli squilibri del risparmio globale, e gli Stati Uniti non possono risolvere i primi senza affrontare i secondi.

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    11 Aprile 2017
    in Non categorizzato

    di Michael Pettis

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avvertito che le discussioni di questa settimana in Florida con il suo omologo cinese Xi Jinping saranno «molto difficili», per lo più a causa di disaccordi commerciali. Ma prima che Trump possa ridurre il deficit commerciale asimmetrico dell’America – con la Cina o chiunque altro – deve prima riconoscere quelle che ne sono le vere cause.

    A differenza del passato, la maggior parte dei deficit di oggi ha poco a che fare con la manipolazione dei cambi o con tariffe sleali. Nel XIX secolo, il ​​principale strumento di intervento sul commercio sono state le tariffe sulle importazioni, che nel corso degli anni ’20 e ’30 del Novecento sono state integrate in misura crescente con manipolazioni delle valute. Si è andati avanti in questo modo anche nel XX secolo. Anche se nel periodo post-Bretton Woods gli accordi internazionali – di solito promossi dagli Stati Uniti – hanno cominciato a limitare l’uso delle tariffe, Europa e Giappone, approfittando delle esigenze della guerra fredda, hanno protetto per decenni le industrie nazionali mantenendo le loro monete sottovalutate rispetto al dollaro.

    Durante questo periodo gli squilibri commerciali sono stati in gran parte determinati direttamente dalle differenze di costo dei beni scambiati, mentre il capitale scorreva da un paese all’altro principalmente per bilanciare i flussi commerciali. Oggi però le condizioni sono cambiate drasticamente. I flussi di capitale sovrastano i flussi commerciali, e le decisioni di investimento dei gestori di fondi determinano la loro direzione e dimensione.

    Questo ha profonde implicazioni per il commercio. Grandi e persistenti surplus commerciali come quello della Cina nei confronti degli Stati Uniti non sono più la conseguenza di misure esplicitamente mercantiliste. Sono invece guidati da politiche che alterano i tassi di risparmio nazionali tramite sussidi alla produzione a spese delle famiglie.

    Si prenda la Germania, per esempio. Dopo un decennio di deficit commerciali ed elevata disoccupazione, nel 2003-5 i leader di Berlino, preoccupati, hanno implementato una serie di riforme del lavoro, il cui effetto principale è stato quello di indebolire la crescita dei salari. Mentre la disoccupazione scendeva e i profitti aziendali aumentavano, le riforme hanno anche ridotto la quota di reddito nazionale destinata alle famiglie, trascinando verso il basso anche la quota dei consumi.

    Le imprese tedesche, benedette da profitti più elevati, hanno risposto a questa situazione in maniera poco utile. Hanno pagato i propri debiti invece di investire i profitti, aumentando la quota del reddito nazionale dedicata al risparmio. Come il divario crescente tra risparmi e investimenti in breve tempo diventava tra i più alti nella storia della Germania, così lo stesso avveniva per il surplus commerciale tedesco. Le banche tedesche esportavano i risparmi in eccesso negli altri paesi europei, non più protetti dagli aggiustamenti dei tassi di interesse e del cambio, aboliti dalle regole dell’euro. Nel 2009, dopo che l’insolvenza ha impedito uno dopo l’altro ai paesi europei di assorbire ulteriormente lo tsunami di capitali tedeschi in uscita, questi si sono spostati verso i paesi al di fuori dell’Europa.

    Anche se le esperienze di Cina e Giappone possono sembrare diverse all’apparenza, nell’impatto sono state molto simili. La Cina, per esempio, ha severamente compresso i tassi di interesse al fine di stimolare la crescita. Allo stesso tempo ciò ha ridotto la quota di PIL cinese in mano alle famiglie ai livelli più bassi mai registrati e ha accresciuto i risparmi cinesi a valori record – così elevati che, anche con il tasso di crescita degli investimenti più veloce del mondo, la Cina ha comunque bisogno di grandi surplus commerciali per compensare la debole domanda interna.

    Quello che ne consegue è causa di grande disorientamento per gli economisti che non capiscono come è cambiato il commercio. Quando nuovi capitali si riversano nelle economie avanzate che hanno sempre avuto un facile accesso agli investimenti – come ad esempio gli Stati Uniti e l’Europa meridionale – questi non fanno aumentare ulteriormente gli investimenti. Invece si verifica automaticamente una contrazione del risparmio.

    Ci sono molti modi in cui questo può accadere. L’afflusso di capitali potrebbe aumentare il tasso di cambio reale, che riduce il risparmio aumentando il potere di acquisto delle famiglie. Può anche far abbassare i tassi di interesse e indebolire gli standard di credito, entrambe cose che incoraggiano le famiglie più agiate ad abbuffate di consumi a debito. Possono innescare un effetto ricchezza, con il denaro dall’estero che si riversa nel settore immobiliare e fa sentire le famiglie improvvisamente più ricche. Possono aumentare la disoccupazione, costringendo i lavoratori a far uso dei propri risparmi.

    Questi, e molti altri, aggiustamenti automatici costringono i tassi di risparmio a scendere nei paesi che ricevono i capitali. Con i suoi mercati dei capitali flessibili e abbondanti e grazie allo status di valuta di riserva dominante, gli Stati Uniti sono particolarmente vulnerabili. Sono l’unico paese in grado di assorbire grandi quantità di capitali esteri, e oggi ricevono quasi la metà dei risparmi in eccesso di tutto il mondo.

    Per quanto possa sembrare controintuitivo, se Trump vuole affrontare il deficit commerciale degli Stati Uniti con la Cina, deve concentrarsi sul conto capitale, non sul conto commerciale. Invece di imporre tariffe, dovrebbe attuare delle politiche che assorbano i risparmi esteri in un modo più produttivo per gli Stati Uniti, per esempio sfruttando i tassi di interesse storicamente bassi e investendo nelle infrastrutture tanto necessarie, i cui benefici economici sono troppo diffusi per poter essere “catturati” dal settore privato. Oppure la sua amministrazione dovrebbe cambiare il modo in cui gli squilibri del risparmio vengono trasmessi negli Stati Uniti, ad esempio tassando i flussi di capitali, come gli Stati Uniti facevano negli anni ’60.

    Ciò che Trump dovrebbe evitare sarebbe di farsi coinvolgere in una guerra tariffaria colpo su colpo con la Cina, che non affronta le vere fonti degli squilibri. In un mondo in cui i flussi di capitale sovrastano i flussi commerciali, gli squilibri commerciali sono guidati dagli squilibri del risparmio globale, e gli Stati Uniti non possono risolvere i primi senza affrontare i secondi. Nulla di quello che lui e Xi discuteranno questa settimana potrà cambiare questo semplice fatto.

    Pubblicato su Bloomberg il 3 aprile 2017. Traduzione di Voci dall’Estero. 

    Tags: cinaoneurosquilibri commercialiusa

    Ti potrebbe piacere anche

    La divisioni amministrativa della Repubblica popolare cinese. Pechino considera Taiwan una sua regione [foto:
Milenioscuro/Wikimedia Commons]
    Politica Estera

    La Cina fa pressioni sull’UE: basta visti ai funzionari di Taiwan per il bene delle relazioni bilaterali

    13 Gennaio 2026
    Aerial photography Of Electric vehicle charging station In China Highway Service Area,China,Asia [Credits: Getty Images]
    Economia

    UE-Cina, schiarita sui dazi sull’import di auto elettriche da Pechino. Ma Bruxelles precisa: “Nessun accordo”

    12 Gennaio 2026
    Economia

    Investimenti stranieri, l’UE vara le linee guida a prova di concorrenza sleale

    9 Gennaio 2026
    Donald Trump
    Editoriali

    Il rapimento di Maduro, prova generale per vedere dove si può arrivare

    5 Gennaio 2026
    In this photo taken on June 16, 2020, Hong kong pro-democracy media mogul Jimmy Lai, 72, poses during an interview with AFP at the Next Digital offices in Hong Kong. Lai was arrested under a new national security law on August 10 and police raided his newspaper offices in a deepening crackdown on dissent in the restless Chinese city. (Photo by Anthony WALLACE / AFP)
    Politica Estera

    Per l’UE la condanna di Jimmy Lai è “l’emblema dell’erosione della democrazia” a Hong Kong

    15 Dicembre 2025
    [foto: imagoeconomica]
    Economia

    Dal primo luglio dazi di 3 euro sui pacchi sotto i 150 euro in arrivo dai Paesi extra-UE

    12 Dicembre 2025

    TUTTI GLI EVENTI CONNACT

    Il Rapporto Draghi in italiano

    di Redazione eunewsit
    9 Settembre 2024
    CondividiTweetCondividiSendCondividiSendCondividi
    Made with Flourish
    TikTok

    Tik Tok: nuovo meccanismo per limitare il social agli under 18

    di Enrico Pascarella
    16 Gennaio 2026

    Il social network implementa una procedura interna per controllare e sospendere i profili degli under 13. La pressione politica inizia...

    Il Consiglio UE apre la strada alla creazione di gigafactory per l’Intelligenza artificiale

    di Emanuele Bonini emanuelebonini
    16 Gennaio 2026

    Approvato un emendamento al regolamento sul calcolo ad alte prestazioni per consentire un maggiore sviluppo tecnologico e industriale. Le norme...

    In Europa gli italiani cambiano alleanze per il Mercosur: il Pd con FdI e FI, Lega con M5S

    di Emanuele Bonini emanuelebonini
    16 Gennaio 2026

    La sessione plenaria del Parlamento europeo ha nell'accordo di libero scambio con i Paesi del sud America il piatto forte...

    Difesa, la Commissione propone primi esborsi SAFE per otto Paesi membri

    di Emanuele Bonini emanuelebonini
    16 Gennaio 2026

    Chiesto al Consiglio di autorizzare l'erogazione per Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Portogallo, Romania e Spagna. Von der Leyen: "Fare...

    • Editoriali
    • Eventi
    • Lettere al direttore
    • Opinioni
    • Risultati Europee 2024
    • Chi siamo
    • Contatti
    • Privacy Policy
    • Cookie policy

    Eunews è una testata giornalistica registrata
    Registro Stampa del Tribunale di Torino n° 27

    Copyright © 2025 - WITHUB S.p.a., Via Rubens 19 - 20148 Milano
    Partita IVA: 10067080969 - Numero di registrazione al ROC n.30628
    Capitale sociale interamente versato 50.000,00€

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Net & Tech
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Agenda europea
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Lettere al direttore
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • News
      • Opinioni
      • Sport
      • Salute
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Net & Tech
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Agenda europea
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Lettere al direttore
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • News
      • Opinioni
      • Sport
      • Salute
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    Attenzione