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    Home » Cronaca » Nell’Ue cresce il sentimento pro-Europeo ma in Italia c’è scetticismo e indifferenza

    Nell’Ue cresce il sentimento pro-Europeo ma in Italia c’è scetticismo e indifferenza

    Secondo un Eurobarometro nel nostro Paese solo il 35% pensa che far parte della famiglia comunitaria sia un bene, peggio fanno solo Repubblica Ceca e Grecia

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    28 Aprile 2017
    in Cronaca

    Bruxelles – In Europa l’Europa piace sempre di più, la Brexit a quanto pare non ha intaccato il sentimento europeista dei cittadini dei Paesi membri, ma l’Italia è tra gli Stati più scettici nei confronti del progetto comunitario, verso il quale molti provano indifferenza. E’ quanto risulta dall’ultimo sondaggio Eurobarometro secondo cui il numero delle persone che apprezza e valorizza l’Ue è in aumento. Non sono numeri che mostrano un chissà quale attaccamento al progetto comunitario, eppure sono in crescita. Il 57% degli intervistati, in media, sostiene che il proprio Paese esser parte del club a dodici stelle “è un bene”. Il tasso era al 53% al 2016. E solo un cittadino europeo su dieci (14%) critica l’appartenenza del proprio Stato all’Ue, dato in calo del 2% rispetto a un anno fa. L’apprezzamento per l’Ue emerge anche dalle risposte alla domanda “la mia voce ha un peso nell’Ue?”, a cui il 43% degli intervistati ha replicato con un “totalmente d’accordo”. A rispondere così nel 2016 fu il 37% delle persone sentite. “I cittadini europei chiedono più Europa”, il commento del presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, secondo il quale dal sondaggio arrivano “buone notizie, in quanto ci suono buoni segnali di fiducia nell’Ue e nelle sue istituzioni”.

    Cresce però l’idea che un’Europa quanto meno a due velocità si renda necessaria. Interrogati sulla possibilità che alcuni di Stati possano prendere l’iniziativa per potenziare il funzionamento dell’Unione, il 49% degli intervistati risponde che sì, bisogna “farlo senza attendere degli altri Stati membri dell’Ue”. Un balzo in avanti dell’8%, rispetto a un anno fa.

    Gli italiani tra i più euroscettici

    Se guardiamo al nostro Paese le cose non vanno però nella stessa direzione del resto d’Europa. Solo il 35% sostiene che è “un bene” per l’Italia far parte dell’Ue (+2% rispetto al 2016), percentuali più basse si registrano solo in Repubblica ceca e Grecia. La maggioranza relativa nella penisola è composta poi da chi ritiene che dentro o fuori l’Ue tanto è uguale (il 37% sostiene che stare nell’Ue è “nè un bene né un male”), cui si aggiungono gli indecisi che non lo sanno (4%). Il 25% degli intervistato ritiene poi che far parte della famiglia europea si addirittura un male.

    Le percentuali cambiano però quando si tratta di affrontare argomenti specifici. Se tre italiani su dieci sostengono che dentro o fuori tanto è lo stesso, tre italiani su cinque, invece, sostengono che agendo a livello di Unione europea si possono risolvere meglio le questioni dell’aumento di influenza cinese (65%), dell’azione della Russia e dell’instabilità nel mondo arabo-islamico (64% ciascuno). Ancora sei italiani su dieci (59%) sono dell’idea che solo come Ue si possa gestire la vittoria elettorale di Donald Trump negli Stati Uniti. Pur non avendo una grande attrazione per l’Europa, gli italiani vi ripongono quindi tante aspettative, aspettative che se deluse non potranno che far aumentale lo scetticismo. Otto italiani su dieci vorrebbero che l’Ue risolvesse i problemi legati a disoccupazione (83%), terrorismo (82%) e immigrazione (80%).

    Cosa vogliono gli europei

    Terrorismo e disoccupazione sono le grandi sfide per cui gli europei vorrebbero una risposta comunitaria. Lo dicono rispettivamente il l’80% e il 78% degli intervistati. La terza questione a cuore degli europei è quella ambientale, percepita come terza priorità da inserire in agenda (per il 75% dei rispondenti), davanti alla lotta all’evasione fiscale (74%). Al di là delle priorità, ci sono comunque questioni che si risolverebbero meglio insieme che da soli: a sostenerlo è il 73% degli europie per quanto riguarda l’instabilità in Medio oriente, il 71% per la crescita di influenza di Cina e Russia sullo scacchiere internazionale, e la Brexit (63%).

     

    Il Regno Unito ci ripensa?

    Dal 2016 al 2017 c’è un 2% di britannici in più che ritiene che far parte dell’Ue sia una buona cosa, ora al 49% degli intervistati. Peccato che dall’Ue adesso il Paese uscirà per effetto del referendum del giugno scorso. C’è di più. E’ aumentato del 7% la quota di chi sostiene che nell’Ue la propria voca conta di più. Nel 2016 lo sosteneva il 32% dei britannici, nell’ultimo sondaggio il 39%.

    Le percentuali di chi ritiene che far parte dell’Ue sia un bene

    Tags: antonio tajanieurostatue

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