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    Home » Non categorizzato » Il mito del miracolo tedesco dell’occupazione

    Il mito del miracolo tedesco dell’occupazione

    [di Matthew C. Klein] Un recente studio dimostra che la crescita del lavoro in Germania è più un mito che un miracolo.

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    14 Luglio 2017
    in Non categorizzato
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    di Matthew C. Klein

    Christian Odendahl è uno dei migliori analisti dell’economia tedesca che scriva in inglese. Quindi vale la pena di leggere attentamente la sua analisi delle riforme del mercato del lavoro attuate in Germania nei primi anni 2000, note anche come “Agenda 2010” o “riforme Hartz”.

    C’è molto da imparare, a partire dalla sua constatazione che i tassi di interesse reali tedeschi erano notevolmente più alti nel 1999-2007 rispetto alle altre grandi economie occidentali, fino alla sua osservazione che l’impatto delle riforme è spesso esagerato, perché in realtà coincidono con la fine della decennale crisi dell’edilizia tedesca.

    L’approfondimento più utile per i responsabili delle politiche negli altri paesi dell’area euro è che le riforme tedesche del 2003-2005 non sono sufficienti a spiegare la maggior parte degli avvenimenti notevoli che hanno caratterizzato l’economia tedesca durante la sua adesione alla moneta unica. Per esempio, le caratteristiche del mercato del lavoro che hanno impedito i licenziamenti di massa nel 2008 erano molto più datate.

    Ma del documento di Odendahl vogliamo mettere in evidenza un altro aspetto: la sua conclusione che la crescita del lavoro in Germania è più un mito che un miracolo.

    Sì, è vero che il numero di tedeschi con un’occupazione è cresciuto di circa il 15 per cento dai record negativi toccati a metà degli anni ’90. Ma il numero totale di ore lavorate rispetto allo stesso periodo è cresciuto di meno del 2% ed è ancora notevolmente inferiore rispetto al numero di ore lavorate agli inizi degli anni ’90:

    Come osserva Odendahl, questo non sarebbe necessariamente un problema se il boom dell’occupazione fosse coinciso con un diffuso desiderio di trascorrere meno tempo sul posto di lavoro. Ma questo è improbabile, poiché la disconnessione tra posti di lavoro e ore lavorate è andata di pari passo con un forte aumento della quota di tedeschi a rischio di povertà:

    Odendahl sottolinea inoltre che più di un quinto dei lavoratori della Germania occidentale hanno salari bassi (cioè hanno un salario inferiore ai due terzi della mediana, o di circa 10,50 euro all’ora nel 2014). Mentre erano solo il 15% a metà degli anni ’90:

    Come se non fosse già abbastanza grave, questi lavoratori sono stati costantemente tassati a livelli punitivi:

    In Germania, l’erogazione delle prestazioni si riduce bruscamente di oltre l’80 per cento appena i destinatari iniziano a lavorare. (Nel Regno Unito, il sussidio dello “universal credit” viene ridotto solo di 63 pence per ogni sterlina che il destinatario guadagna). I lavoratori a basso reddito in Germania sono inoltre tassati al 45 per cento, ovvero 13 punti percentuali al di sopra della media OCSE.

    Leggermente peggio che in Francia e notevolmente peggio che in Grecia, Italia, Portogallo e Spagna. Solo in Belgio e in Ungheria la situazione è peggiore che in Germania. Il grafico sottostante, che abbiamo redatto utilizzando i dati OCSE, mostra il “cuneo fiscale” medio pagato da singoli lavoratori a basso reddito:

    I paesi con un welfare generoso nel campo dell’assistenza sanitaria e delle scuole pubbliche possono risultare relativamente peggiori in questo confronto rispetto a quelli con un welfare più ridotto, ma anche questa sembra una spiegazione insufficiente, considerando come la Germania esce da un confronto con i Paesi Bassi e scandinavi:

    La tassazione tedesca sui lavoratori a basso reddito era tra le più alte al mondo quando è iniziata la raccolta dei relativi dati, nel 2000, e tale è rimasta da allora. Non c’è da meravigliarsi che i consumatori tedeschi siano messi così male!  E questo non è solo un male per i lavoratori tedeschi, ma per tutto il mondo.  Se solo ci fossero politici tedeschi intenzionati ad affrontare questo problema…

    Pubblicato sul Financial Times l’11 luglio 2017. Traduzione di Voci dall’Estero.  

    Tags: germaniaHartzoccupazione

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