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    Home » Agrifood » Politica agricola UE insufficiente per Italia e Germania: flessibilità e no a norme troppo rigide

    Politica agricola UE insufficiente per Italia e Germania: flessibilità e no a norme troppo rigide

    Per il sottosegretario italiano La Pietra, "l'applicazione di meccanismi di degressività nella prossima PAC dovrebbe essere su base volontaria per gli Stati membri". Mentre per il ministro tedesco Rainer, "un tetto a 100mila euro colpirebbe duramente le aziende nell'ovest, ma in particolare nell'est della Germania"

    Annachiara Magenta</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/annacmag" target="_blank">annacmag</a> di Annachiara Magenta annacmag
    27 Aprile 2026
    in Agrifood
    La riunione del Consiglio Agrifish a Lussemburgo, 27 aprile 2026. Fonte: Consiglio UE

    La riunione del Consiglio Agrifish a Lussemburgo, 27 aprile 2026. Fonte: Consiglio UE

    Bruxelles – La Politica Agricola Comune (PAC) post 2027 non convince Italia e Germania che puntano il dito sui meccanismi di digressività e sul tetto di 100mila euro per i pagamenti diretti nonché sul fondo unico. Il tema è al centro del Consiglio Agricoltura riunito oggi (27 aprile) a Lussemburgo, impegnato a trattare diversi argomenti impellenti – dalla riforma della PAC dopo il 2027 alle tensioni sui mercati agricoli, fino all’emergenza incendi boschivi. E che si ritrova in un momento complessivo “di reale pressione per i nostri cittadini e soprattutto per i nostri agricoltori”, dove “abbiamo visto gli effetti della situazione geopolitica sull’aumento dei costi di produzione, sui prezzi dei fertilizzanti e sui prezzi dei combustibili fossili”, sottolinea Maria Panayiotou, ministra cipriota dell’Agricoltura di Cipro – Paese che ricopre il semestre di presidenza del Consiglio dell’Unione Europea. “Pertanto, vogliamo garantire ai nostri agricoltori un accesso a prezzi accessibili ai fattori produttivi essenziali, in particolare ai fertilizzanti”, afferma.

    Il nodo centrale, però, resta il futuro della PAC all’interno del prossimo Quadro finanziario pluriennale (Qfp) in vigore dal primo gennaio 2028. Il confronto tra i Ventisette si muove su un filo complesso con l’obiettivo di trovare, entro la fine del 2026, “il giusto equilibrio tra un quadro normativo comune dell’UE e una sufficiente flessibilità per gli Stati membri”, spiega il Consiglio. A rappresentare l’Italia, è il sottosegretario all’Agricoltura, Patrizio Giacomo La Pietra, che esprime una posizione critica verso l’impostazione attuale della Commissione. “L’applicazione di meccanismi di degressività” nella prossima PAC “dovrebbe essere su base volontaria per gli Stati membri”, dichiara nella sessione pubblica sottolineando che i Paesi devono poter “definire il massimale di pagamento tenendo conto della struttura dei loro sistemi agricoli e con la possibilità di detrarre il costo del lavoro legato all’attività agricola”. Il rischio, secondo La Pietra, è chiaro ed è quello “che il perseguimento della maggiore equità distributiva del sostegno incida negativamente sulla capacità delle aziende di innovare, rimanere redditizie e competitive sul mercato globale e nel corso del tempo”. Da qui l’invito a Bruxelles a “evitare norme comuni troppo rigide che non tengono conto della diversità strutturale dell’agricoltura europea”. Il sottosegretario specifica inoltre che “una distribuzione equa del sostegno non può prescindere dalla struttura delle aziende agricole di diversi Paesi e non può compromettere la sostenibilità economica e sociale delle aziende agricole più strutturate ad alta intensità di lavoro”, evidenziando la necessità di garantire “un’adeguata sussidiarietà per gli Stati membri per decidere come intervenire e tenere in considerazione l’importanza delle aziende agricole di maggiori dimensioni come fonte di occupazione nelle aree rurali”.

    La questione della degressività era già stata affrontata nel Consiglio Agricoltura di novembre 2025. In linea generale, già allora, diverse delegazioni guardavano con scetticismo all’idea di fissare un tetto massimo agli aiuti o di ridurli progressivamente per le aziende più grandi. Sul destinatario degli aiuti, le posizioni restano divise: c’è chi ritiene che debbano andare soprattutto agli agricoltori che vivono principalmente di agricoltura e chi invece sottolinea l’importanza di sostenere anche chi la pratica come attività secondaria. In particolare, per l’Italia la questione è fortemente critica. “Ribadiamo di non condividere assolutamente – precisa La Pietra – le forti limitazioni al sostegno delle imprese di trasformazione dei prodotti agricoli” proposte dalla Commissione europea per il prossimo ciclo della PAC. “In tale contesto, non vediamo alcuna logica, ma riteniamo che venga vanificata una strategia che fa parte integrale della PAC da oltre quarant’anni e non consente di realizzare politiche integrate di filiera che rappresentano lo strumento più efficace per far partecipare gli agricoltori al valore aggiunto realizzato con la trasformazione e commercializzazione delle materie prime agricole”, sottolinea il sottosegretario.

    Critica anche la Germania. Il ministro federale all’Agricoltura, Alois Rainer, sottolinea che “i piani della Commissione europea per la prossima Pac non sono ancora sufficienti”, ma si dice “fiducioso” sulla possibilità di trovare un compromesso. Netta, però, è l’opposizione di Berlino al tetto di 100mila euro per i pagamenti diretti: “Sono contrario a un tetto massimo di 100mila euro. La Germania è un Paese grande, con un’agricoltura molto diversificata in tutte le sue forme. Abbiamo aziende piccole e aziende grandi, ma dobbiamo tenerle tutte in considerazione. Un tetto a 100mila euro colpirebbe duramente le aziende nell’ovest, ma in particolare nell’est della Germania”, dettaglia. Oltre a ciò, il ministro tedesco torna a sottolineare la necessità per l’UE “di una Pac forte, affidabile e ben strutturata dopo il 2027”. Perciò, “mi oppongo all’idea di far confluire la politica agricola in un fondo comune”, scandisce ancora. Un tema, questo della struttura del cosiddetto fondo unico, da sempre ostico anche per l’Italia: “La governance dei futuri piani nazionali e regionali” è “a nostro giudizio troppo complicata”, ribadisce oggi La Pietra.

    Tags: agricoltoriagricolturaConsiglio AgricolturaConsiglio dell'Unione europeagermaniaitaliaLussemburgopacpolitica agricola comune

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