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    Home » Cronaca » Più case e meno cibo, ogni anno l’Europa cementifica oltre 1.000 km2 di terreni agricoli

    Più case e meno cibo, ogni anno l’Europa cementifica oltre 1.000 km2 di terreni agricoli

    Il rapporto dell'Agenzia europea dell'ambiente (Aea) ripercorre gli sviluppi di copertura delle superifici dal 1990 a oggi. L'avanzata urbana strappa aree di vitale importanza. "Servono risposte politiche"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    8 Settembre 2017
    in Cronaca
    L'urbanizzazione avanza a scapito delle superfici ad elevato valore naturale, denuncia l'Aea.

    L'urbanizzazione avanza a scapito delle superfici ad elevato valore naturale, denuncia l'Aea.

    Bruxelles – Se continua così, l’Europa non avrà più di che mangiare, né potrà proteggersi dalle calamità naturali. A lanciare l’allarme è l’Agenzia europea dell’ambiente (Aea), nel nuovo rapporto sul cambiamento di superficie nell’Ue. Uno studio che certifica la continua cementificazione di terreni, e non di terreni qualsiasi. Si trattata di quelle superfici ad “elevato valore naturale”, in grado di fornire cibo di qualità, assorbire il carbonio e produrre biomasse. “Risorse cruciali” di cui l’Europa si disfa. In media, ogni anno, spariscono 1.065 chilometri quadrati di queste terre, fenomeno “visibile specialmente nei Paesi Bassi, in Francia, e nella Pianura padana (Italia)”.

    A prescindere da chi cementifichi di più o di meno, l’Europa, almeno sulla cancellazione delle aree rurali, sembra – purtroppo – unita. Tra il 1990 e il 2012, emerge in tutta l’Ue “una tendenza persistente” di conversione di territori agricoli in superfici artificiali. Si costruiscono o si ampliano città, si realizzano opere infrastrutturali, si aprono attività industriali. Attività confermate anche nell’ultimo periodo, quello che va dal 2006 al 2012, e durante il quale è scomparsa un’area naturale ricca di risorse più grande della Liguria. “Di tutte le tipologie di copertura del terreno, quelle artificiali sono aumentate in termini di area netta e in termini percentuali”

    L’Italia non fa eccezione. I cambi delle destinazioni d’uso delle porzioni di territorio italiano, rileva l’Aea, vedono una “crescita delle aree industriali e commerciali” tra il 2006 e il 2012, accompagnata da una “perdita di terreni agricoli”. E alla voce ‘foreste’ ecco comparire la parola “incendi” per fotografare una specificità tutta (ma non solo) made in Italy. Un promemoria quanto mai attuale, data l’estate non ancora del tutto conclusa e contraddistinta da fuochi, in Italia e in altri Paesi membri. Nella Penisola, come nel resto del continente, la situazione è pressoché la stessa, se la si guarda in termini generali. Nel complesso, rileva ancora l’Agenzia europea dell’ambiente, la superficie boschiva è rimasta invariata, ma “necessita misure di conservazione”, e gli incendi sono lì a ricordarlo.

    Così non si può andare avanti. “Risposte politiche si rendono necessarie” per risolvere le esigenze contrastanti di domanda di uso di suolo. Serve un equilibrio tra necessità urbane e fabbisogno agricolo. L’Europa qualcosa ha fatto e sta facendo, ma non basta. La protezione del suolo, ricorda il rapporto dell’Aea, è affrontata indirettamente o all’interno delle politiche settoriali per l’agricoltura e la silvicoltura, l’energia, l’acqua, i cambiamenti climatici, la protezione della natura, rifiuti e prodotti chimici. Tuttavia, “la conseguenza di un approccio politico così frammentato è la scarsa disponibilità di dati armonizzati sul suolo a livello comunitario”. Insomma, si sa meno di quello che si potrebbe e dovrebbe. E quel poco che si sa, non è incoraggiante.

    Tags: Agenzia europea dell’ambienteagricolturaambientecalamità naturalicementificazionecementoconsumoeuropaitaliamattonesuoloue

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