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    Home » Cronaca » Cancellazioni discrezionali e silenziose, quando il web sicuro è ai limiti della censura preventiva

    Cancellazioni discrezionali e silenziose, quando il web sicuro è ai limiti della censura preventiva

    Praticamente tutti i social media di maggior utilizzo si riservano il diritto di il rimuovere i contenuti "presumibilmente" scorretti "senza preavviso" e ad "esclusiva discrezione". Nell'Ue questo tende a non verificarsi. Sicurezza e uso corretto di internet pongono delle questioni sulla libertà nella rete

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    2 Febbraio 2018
    in Cronaca
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    Bruxelles – Violazione dei diritti d’autore, incitamento all’odio, contenuti ‘osè’ o addirittura troppo ‘spinti’, razzismo, fake news. Sono diversi i casi in cui ciò che viene pubblicato on-line è oggetto di oscuramento e rimozione da parte dei gestori dei social media. Il più delle volte la segnalazione di post e messaggi inadeguati è rimessa agli utenti, con tutto ciò che ne consegue: la diversità di opinioni e il diverso grado di suscettibilità rischia di innescare un cortocircuito della rete fatto di reclami ‘alla leggera’ però con conseguenze immediate per chi è oggetto delle segnalazioni. Twitter, Blogger (la piattaforma blog di Google), Facebook, tutti hanno più o meno gli stessi termini e condizioni d’uso dei loro servizi. C’è, com’è giusto che sia, un controllo sulle attività degli utenti, che tuttavia pone degli interrogativi sulle modalità di intervento. In nome di una rete ‘pulita’ e sicura, c’è il rischio di una vera e propria censura preventiva.

    Presunzione di colpevolezza, rimozione preventiva e discrezionale
    La rete è vasta, il numero degli utenti di certi social media praticamente sconfinato. Monitorare tutto che viene scritto non è impresa facile. E allora si applica il principio dell’intervento preventivo. Un esempio lo offre Blogger. Il team può inviare in qualunque momento mail di questo tipo:

    A Blogger è stato notificato, in base ai termini del Digital Millennium Copyright Act (DMCA), che alcuni contenuti del tuo blog potrebbero aver infranto i copyright di altri. Di conseguenza,abbiamo reimpostato lo stato dei post su \”bozza\” (Se non lo avessimo fatto, saremmo stati oggetto di denuncia per violazione del copyright, indipendentemente dai meriti). Se pensi di avere il diritto di pubblicare i contenuti in questione, puoi inviare una contro denuncia.

    Il DMCA è una legge sul copyright degli Stati Uniti che fornisce linee guida sula responsabilità dei provider di servizi online in caso di violazione del copyright. Quello che colpisce è che si interviene sulla base di presunzione di infrazioni. I contenuti “potrebbero aver violato” le regole e le normative. Potrebbero aver violato o hanno violato? C’è una bella differenza. Ma le regole dei giganti del web, nel dubbio, attuano una censura preventiva. Scorrendo i termini di servizio di Twitter, si legge che “ci riserviamo il diritto di rimuovere il Contenuto presumibilmente in violazione senza preavviso, a nostra esclusiva discrezione”. Ancora una volta si parla di contenuti che si presume siano irregolari, oggetto di cancellazione immediata e non annunciata. Stessa politica viene adottata da Facebook, altro social media di largo utilizzo. “Potremmo dover rimuovere immediatamente il contenuto da Facebook senza prima contattarti”, si legge sulle condizioni d’uso. Lo stesso vale per Instagram, che “si riserva il diritto di rimuovere qualunque Contenuto dai Servizi, per qualsiasi motivo, senza preavviso”.

    Il nodo delle segnalazioni
    Fin qui i termini di servizio rispondono alla necessità di garantire il rispetto dei copyright. Ma il terrorismo ha posto nuove esigenze, prima fra tutte la rimozione dalla rete di messaggi di istigazione all’odio, alla violenza, e di incitamento a far parte di organizzazioni terroristiche. La sicurezza nazionale rischia di portare a condotte anche più stringenti. Già secondo le regole attuali Google “si riserva il diritto di pre-visionare e rimuovere qualsiasi o tutti i contenuti da qualsiasi servizio” offerto all’utente, e in nome di una maggiore sicurezza si potranno restringere ancor di pià le maglie. Va detto che, per stessa ammissione degli operatori on-line, ci sono difficoltà a controllare tutto quello che viene pubblicato, e dunque ci si affida alle segnalazioni degli iscritti. Chiunque può segnalare il contenuto di post. Un dovere civico, che però può trasformarsi in uno strumento tanto utile quanto controverso. I contenuti che toccano la sensibilità del lettore non sono sempre ‘universali’, poiché la sensibilità è tutta soggettiva. Quello che può dare fastidio a una persona non è detto che dia fastidio a un’altra. In assenza di chiare disposizioni in materia, i social media possono a questo punto intervenire su tutto ma non necessariamente su tutti. Ne è l’esempio il tweet di Matteo Salvini, non rimosso perché non ritenuto in grado di incitare all’odia

    Obbligo di verifica, l’Ue accelera i tempi
    Quando si riceve una notifica di potenziale violazione delle regole, una segnalazione o una contestazione, si procede immediatamente alla verifica. Un atto dovuto da parte dei social media, che però possono oscurare i post per tutto il tempo necessario alle valutazione del caso. Decoro, sicurezza e diritti d’autore giustificano tutto questo? La questione è delicata, e il confine tra censura preventiva e uso corretto della rete molto sottile.

    L’Unione europea ha stretto un alleanza con i giganti del web (Facebook, Twitter, YouTube e Microsoft, cui si aggiungeranno a breve Instagram e Google+) per individuare e rimuovere i messaggi che incitano all’odio, alla violenza e alla discriminazione. Nel 2017 sono arrivate 2.982 segnalazioni di abusi veri e presunti, e il 70% di questi messaggi (2.087) è stato rimosso. Nell’81% dei caso le verifiche sono state compiute nell’arco di 24 ore. Ma le valutazioni restano discrezionali anche per quanto riguarda le autorità (nazionali) incaricate di monitorare la rete. “In caso di dubbio i messaggi vengono lasciati on-line”, ha sottolineato il commissario per la Giustizia, Vera Jourova. Ciò vale per l’istigazione alla violenza, ma non per i diritti d’autore, come visto. La Commissione ha anche lanciato una consultazione sul tema della lotta alle fake news. La gestione della rete è ancora tutta da disciplinare.

    Tags: antiterrorismocensuracopyrightfacebookfake newsGoogleInstagraminternetsicurezzasocial mediaTwitterue

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