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    Home » Cronaca » “Insegnare l’arabo a scuola”, la proposta del ministro socialista divide il Belgio

    “Insegnare l’arabo a scuola”, la proposta del ministro socialista divide il Belgio

    Il responsabile per la Funzione pubblica e il bilancio della federazione Vallonia-Bruxelles, André Flahaut, accende la polemica su immigrazione ed equilibrio linguistico in un Paese già fortemente in conflitto sulle lingue

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    8 Febbraio 2018
    in Cronaca

    Bruxelles – Apprendere la lingua e la cultura degli immigrati, invece di continuare solo a chiedre loro di integrarsi. Fa discutere la proposta di André Flahaut, il ministro socialista per la Funzione pubblica e il bilancio della federazione Vallonia-Bruxelles, la comunità dei belgi di lingua francese, di introdurre l’insegnamento di lingua e cultura araba nel Paese. “Una necessità”, a suo giudizio, dettata dal bisogno di “fare un passo avanti verso il vivere insieme” in uno Stato dove sono almeno in 781.887 (dati 2015) a parlare questa lingua.

    Già nel 2002 il Paese si interrogò sull’opportunità di riconoscere l’arabo quale quarta lingua ufficiale del regno. I belgi si divisero, ma prevalse la linea del ‘non’ (o ‘nee’ o ‘nein’, a seconda della comunità linguistica nazionale) per ragioni pratico-storiche. Si convenne che l’espansione dell’arabo è troppo recente per essere riconosciuta come parte della cultura belga, e che allora anche altre minoranze linguistiche – tra cui quella italiana – allora dovrebbero vedersi riconosciute come lingue nazionali.

    André Flahaut, ministro per la Funzione pubblica e il bilancio della federazione Vallonia-Bruxelles

    Adesso la questione si ripropone. André Flahaut suggerisce di rendere obbligatorio l’insegnamento a scuola dell’arabo. Ci sono ragioni pratiche, con gli oltre 780mila cittadini che già parlano la lingua (530mila sono solo i marocchini, a cui si aggiungono i circa 50mila algerini, più gli altri belgi di origine libanese, irachena, pachistana). “A Bruxelles ci sono negozi dove chiedono la conoscenza della lingua araba”, ricorda Flahaut. Ci sono ragioni anche di opportunità, economiche per lo più. L’arabo è la quinta lingua più parlata al mondo, e il mondo arabo è oggi economicamente florido.

    Ma la proposta non è piaciuta a tutti. Insorgono i liberali (Mr), con il vicesindaco di Bruxelles, Alain Courtois. “Abbiamo una qualità ortografica costantemente in diminuzione, una mancanza ricorrente di conoscenza della prima lingua del Paese e così via. Ho dei dubbi sulle priorità esposte da Flahaut, a cui dovremmo ricordare che a Bruxelles sono carenti le persone che parlano le lingue dell’Unione europea”.

    Il dibattito però si inserisce in quello più ampio dell’immigrazione e dell’integrazione. C’è chi in Belgio considera l’iniziativa come lesiva dell’identità culturale nazionale. Dovrebbero essere i non-belgi a parlare le una e più lingue del regno (francese, olandese e tedesco) e non il contrario. Flahaut sostiene, tra le altre cose, che l’apprendimento di lingua e cultura araba sarebbe una “questione di rispetto” nei confronti della minoranza, ma tra l’opinione pubblica le critiche sono forti. I social network sono pieni di commenti, anche ‘coloriti’, contro le esternazioni dell’esponente socialista. E’ soprattutto la comunità fiamminga a insorgere: si criticano decenni di tentativi di sabotaggio dell’insegnamento della lingua olandese (prima lingua per il 60% della popolazione). La questione dell’arabo, in sostanza, rischia di innescare nuovi attriti e vecchie rivalità tra le diversi anime del Belgio.

    Tags: arabobelgioculturafiamminghifrancofoniimmigrazioneintegrazioneminoranze linguisticheScuola

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