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    Home » Cronaca » Facebook tollera l’apologia del fascismo: “Non viola le nostre regole”

    Facebook tollera l’apologia del fascismo: “Non viola le nostre regole”

    Sono diversi i gruppi che esaltano il ventennio e la figura di Mussolini. Qualcosa che la costituzione italiana vieta, e che il social media accetta perché "non contrario" agli standard della comunità

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    12 Febbraio 2018
    in Cronaca
    "Io sono fascista", uno dei tanti gruppi di esaltazione del ventennio autorizzati su Facebook

    "Io sono fascista", uno dei tanti gruppi di esaltazione del ventennio autorizzati su Facebook

    Bruxelles – L’apologia del fascismo corre su Facebook, che fa poco e niente per evitarlo. Sul popolare social-network i gruppi che esaltano il ventennio e la figura di Benito Mussolini sono diversi, ma nessuno di questi può essere chiuso. Non violano gli standard della piattaforma, che pur tuttavia permette comportamenti illegali in quanto contrari alla costituzione italiana. La legge 645 del 20 giugno 1952, più nota come legge Scelba, chiarisce gli ambiti di attuazione della disposizione transitoria e finale della Costituzione, quella che vieta la ricostituzione del disciolto partito fascista. Nella legge si stabilisce che “chiunque pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo oppure le finalità antidemocratiche proprie del partito fascista è punito con la reclusione fino a due anni”. Pene aggravata con la cosiddetta ‘legge Mancino’ del 1993 che, modificando la normativa del 1952, prevede reclusione da uno a tre anni e una multa da uno a due milioni in caso di esaltazione di “idee o metodi razzisti”.

    “Io sono fascista”, “Fascismo: uno stile di vita”, “Fascismo – Benito Mussolini”, “MOVIMENTO FASCISMO E LIBERTA’-PARTITO SOCIALISTA NAZIONALE-“, “fascisti uniti per l’Italia”. Sono alcuni dei gruppi che si possono trovare su Facebook, tutti in contrasto con la legislazione nazionale che, oltretutto, prevede un aumento della pena per esaltazione dei principi fascisti “col mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione o di propaganda”. Non c’è dubbio che Facebook rientri nella categoria ‘altro mezzo di diffusione’. Eppure segnalando i gruppi in questione, il social-network dopo le verifiche del caso, giunge sempre alla stessa conclusione: il gruppo “non viola uno dei nostri specifici Standard della comunità”.

    Il fascismo prospera grazie due categorie di persone: chi indossa una camicia nera e chi, pur non indossandola, la tollera. A quanto pare Facebook ricade in questa categoria, lasciando mano libera ai fascisti sulla rete grazie anche all’assenza di interventi da parte delle autorità italiane, le prime teoricamente a dover monitorare e far applicare le leggi. Benvenuti quindi nella repubblica di Salò 2.0, patria dei fascisti del terzo millennio. Se non vi sta bene, consiglia Facebook, “puoi smettere di seguire la Pagina”, o, in alternativa, “se noti che una persona, un gruppo o una Pagina pubblica costantemente contenuti che non desideri vedere, ti consigliamo di limitare la frequenza con cui vedi tali post o di rimuoverli da Facebook”. Quindi se l’apologia del fascismo per qualcuno è un problema, basta chiudere gli occhi e girarsi dall’altra parte. Proprio il tipo di comportamento che aiuta i fascismi a crescere e prosperare.

    Facebook ha sottoscritto con la Commissione europea un codice di condotta per rimuovere tutti i messaggi di odio. Il regime fascista è noto anche per la promulgazione delle leggi razziali (novembre 1938). Non è forse sufficiente questo a ritenere i nostalgici e i sostenitori del Ventennio diffusori di odio e discriminazione? A quanto pare no. Non si colpiscono gli standard del social-network, secondo cui però, “se ritieni che dovremmo controllare un elemento specifico di questa o di un’altra Pagina, puoi segnalare il contenuto in questione (ad es. una foto) anziché l’intera Pagina”. Tipico ragionamento da ‘non sono fascita, ma…’. Se c’è un ‘ma’ sei fascista, caro Fascbook.

    Tags: apologiaapologia del fascismofacebookfascismointernetitalialegge Mancinoue

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