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    Home » Politica » Salvini sceglie di spaccare il centrodestra sui presidenti delle Camere

    Salvini sceglie di spaccare il centrodestra sui presidenti delle Camere

    Il Carroccio vota una candidata di Forza Italia diversa da Romani e fa infuriare Berlusconi che replica: “Atto ostile. Svelato il progetto per un governo Lega-M5s"

    Domenico Giovinazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@giopicheco" target="_blank">@giopicheco</a> di Domenico Giovinazzo @giopicheco
    23 Marzo 2018
    in Politica

    Roma – Ufficialmente voleva rompere lo stallo sull’elezione dei presidenti di Camera e Senato, cambiando cavallo a palazzo Madama ma restando nella scuderia di Forza Italia, e ha finito con il rompere la coalizione di Centrodestra. È il risultato, forse calcolato, della mossa a sorpresa del leader della Lega, Matteo Salvini, che alla seconda votazione a Palazzo Madama ha fatto votare i suoi per Anna Maria Bernini, senatrice di Forza Italia. Lo ha fatto “per uscire dal pantano”, ha spiegato, e “vedere se le altre forze politiche, a partire dai 5 stelle, hanno pregiudizi solo su un nome o sono disponibili a ragionare per far partire i lavori del Parlamento”.

    Peccato che quello della Bernini non fosse il nome concordato con l’alleato Silvio Berlusconi. Il quale aveva già annunciato il voto per Paolo Romani, capogruppo forzista uscente, a partire dal terzo scrutinio. L’ex cavaliere è saltato su tutte le furie. Considera la sterzata di Salvini “un atto di ostilità a freddo della Lega, che da un lato rompe l’unità della coalizione di centrodestra e dall’altro smaschera il progetto per un governo Lega-M5s”.

    L’impuntatura forzista su Romani – la decisione di mantenere la sua candidatura anche dopo il rifiuto da parte del Movimento 5 stelle non era stata concordata con gli alleati – era un evidente tentativo di affossare in nuce ogni dialogo tra Salvini e Luigi Di Maio, capo politico del M5s. Dialogo che al contrario si rafforza, e potrebbe portare all’elezione di un presidente del Carroccio a Palazzo Madama e di un pentastellato a Montecitorio nella giornata di sabato.

    Sarebbe Riccardo Fraccaro, candidato annunciato in tarda serata dal M5s, a salire sullo scranno più alto della Camera. L’apertura annunciata su Twitter da Di Maio, indicando la disponibilità a sostenere la senatrice Bernini, o un “profilo simile” qualora la Lega cambiasse scelta rispetto al secondo scrutinio,

    Per la Presidenza del Senato siamo disponibili a sostenere Anna Maria Bernini o un profilo simile.

    — Luigi Di Maio (@luigidimaio) March 23, 2018

    è stata raccolta subito da Salvini: “Vista la disponibilità dei 5 stelle a sostenere un candidato del centrodestra alla presidenza del Senato, noi ne appoggeremo uno dei 5 stelle alla presidenza della Camera. Aspettiamo di conoscere nomi”.

    L’intesa sembrerebbe raggiunta, dunque, ma il condizionale è d’obbligo. Dopo lo stallo preventivato della prima giornata di votazioni, le trattative proseguiranno comunque fino all’ultimo minuto, e le ipotesi in campo contemplano anche possibili accordi tra M5s e Pd, o tra il Pd e il centrodestra. Alla fine però potrebbe anche ricomporsi la frattura tra Berlusconi e Salvini. Nella trattative serrate, infatti, circolava per il Senato il nome di Maria Elisabetta Alberti Casellati, azzurra di lungo corso e componente del Consiglio superiore della magistratura. Il suo profilo ricucirebbe i rapporti tra Lega e Forza Italia, senza incontrare particolari obiezioni da parte dei 5 stelle.

    Si aprirebbe così lo scenario di un governo sostenuto dal centrodestra con il Movimento 5 stelle. La formazione di Di Maio, tuttavia, avrebbe non pochi problemi a coabitare con Forza Italia e il sentimento è reciproco. Più probabile allora un governo giallo-verde, ma con una quota di ministri graditi a Berlusconi e alla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, in modo da non rompere del tutto i rapporti tra Salvini e la coalizione di centrodestra. Un’esigenza vitale per il leader del Carroccio. Il rischio è dover rinunciare all’ambito ruolo di leader dell’intero centrodestra, e di far saltare la coalizione che regge diverse amministrazioni regionali e locali. Quella per l’esecutivo è comunque una partita che si giocherà dopo, e potrebbe prendere tutt’altra piega. Soprattutto se le trattative ‘last minute’ e il voto segreto mineranno quello che al momento sembra l’accordo più solido.

    Tags: berlusconiCameradi maioelezioneFilegam5spdpresidentisalviniSenato

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