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Voglia di lavoro e corsi difficili, italiani secondi nell'Ue per abbandoni universitari

Voglia di lavoro e corsi difficili, italiani secondi nell'Ue per abbandoni universitari

Eurostat: la voglia di un impiego prevale sul desiderio di laurea per la maggior parte di quanti lasciano le facoltà. Nel 2016 oltre tre milioni di giovani hanno rinunciato agli studi

Bruxelles – Difficoltà, costi allo studio troppo elevati, motivi di famiglia. Nel 2016 oltre tre milioni di giovani europei non hanno terminato gli studi universitari per i motivi più disparati, ma a guidare l’abbandono delle università è soprattutto la voglia di iniziare a lavorare. Un quarto (24%) dei giovani di età compresa tra i 20 e i 35 anni ad aver rinunciato ai sogni di laurea lo ha fatto per il desiderio di fare quanto prima l’ingresso del mondo del lavoro.

I dati Eurostat pongono l’Italia al secondo posto in Europa per numero di abbandoni universitari, ben 523.900 nel 2016. Un’emorragia accademica comunque non paragonabile a quella della Francia, che da sola contribuisce a un terzo di tutte le interruzioni di studi universitari dell’Ue (1.114.900 giovani a lasciare sul totale comunitario di 3.319.400).

A riconsegnare il libretto prima del tempo sono soprattutto gli uomini (1.752.000, con 184.600 rinunce agli studi in più rispetto alle colleghe), e l’Italia non fa eccezione: nel 2016 più del 50% degli studenti universitari persi (289.900 su 523.900) è stato maschile. Se le donne abbandonano principalmente per ragioni legate alla famiglia, gli uomini lasciano principalmente per due ragioni, per cercare lavoro e per la difficoltà del corso di studi a cui sono iscritti.