HOT TOPICS  / Hge Invasione russa in Ucraina Unione della Salute Coronavirus Recovery plan Energia Allargamento UE
Tajani apre sulla Siria  la Plenaria di Strasburgo: Giusti i raid, ma ora la pace
Il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani

Tajani apre sulla Siria la Plenaria di Strasburgo: Giusti i raid, ma ora la pace

Il presidente del Parlamento europeo: "Le operazione di venerdì la conseguenza dell'uso di armi chimiche da parte del regime di Assad". Gli euroscettici chiedono prove. I Verdi: "Gli attacchi non risolvono il problema, serve strategia Ue"

Strasburgo – L’intervento militare di Stati uniti, Regno unito e Francia in Siria, lo scorso venerdì, si è reso necessario viste le circostanze, ma sul dossier siriano “andare in ordine sparso sarebbe un errore”. Il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, invita all’unità politica. “Dobbiamo parlare a una voce sola” e soprattutto l’Ue “deve essere protagonista nella costruzione della pace” che in questo momento appare tanto necessaria quanto lontana.

Il nunero uno dell’istituzione comunitaria modifica l’ordine dei lavori, aprendo la Plenaria di Strasburgo con l’attualità di politica estera. Gli attacchi sferrati da Stati Uniti, Regno Unito e Francia su territorio siriano saranno anche oggetto del dibattito di domani col presidente francese, Emmanuel Macron. Non era previsto ma, ricordano in Parlamento, il futuro dell’Europa, argomento del dibattito con il leader Ue, “passa anche per le relazioni con la Siria” e la stabilità regionale.

Tajani ha voluto un mini dibattito sulla crisi siriana. Circa mezz’ora di discussione, per sondare il terreno e vedere la condanna unanime dell’utilizzo di armi chimiche da parte del regime siriano e l’approvazione dell’iniziativa militare. “Credo che il Parlamento debba ribadire in maniera forte e chiara che l’uso di armi chimiche è inaccettabile, e che rappresenti una linea ossa oltre la quale non si può andare”.

L’appello del presidente del Parlamento trova la pronta risposta di tutti i gruppi parlamentari. Condanne anche dal leader dei liberali, Guy Verhofstadt: “Sosteniamo senza riserve l’intervento in Siria, non è la prima volta che il regime siriano usa armi chimiche contro la sua stessa popolazione”. Per i conservatori europei, Syed Kamall afferma che “tutti vorremmo una soluzione diplomatica a livello Onu, ma sappiamo che la Russia ha posto il veto. Dobbiamo quindi intervenire in modo mirato, e inviare il messaggio che l’uso di armi chimiche è totalmente inaccettabile”.

I capigruppo di Popolari e Verdi invitano però alla diplomazia. “Questo attacco deve portare ad una iniziativa diplomatica”, sottolinea Mafred Weber (Ppe). “I raid aerei non risolveranno questo conflitto, abbiamo bisogno di una strategia europea” a livello politico, enfatizza Ska Keller (Greens).

Tra le fila degli euroscettici si condanna l’utilizzo di armi chimiche, ma si chiedono prove prima di applaudire interventi militari dalle conseguenze tutte da verificare. Margot Parker (Ukip/Efdd) ricorda la pericolosità di intervenire “senza provare il coinvolgimento diretto del regime siriano” nel presunto utilizzo di armi non convenzionali. E ricorda pure “gli errori” compiuti in Iraq, uniti ad una tradizionale “mancanza di una strategia dell’Europa per il Medio Oriente”. Una storia che a suo giudizio si ripete oggi grazie a quelli che non esita a definire “i governi disinformati e incompetenti di Stati Uniti, Regno Unito e Francia”.

In Parlamento già domani si chiederanno spiegazioni, e magari prove, al presidente francese Macron, a cui verranno presentate le istanze per un rinnovato slancio diplomatico. “Occorre perseguire la pace con determinazione, rafforzando il dialogo e la democrazia”, ricorda Tajani, convinto che l’Europa “deve giocare un ruolo da protagonista” in questo difficile compito di mediazione, riconciliazione e ricostruzione. “Dal 2011 – ricorda il presidente del Parlamento Ue – sono morte oltre 500mila persone, e 12 milioni di profughi sono stati costretti ad abbandonare le case, con 5 milioni di questi hanno lasciato la Siria”. Una crisi già fin troppo grave.